 |
Supereroe da fumetto o entertainment da medio-alta borghesia? Crederci on non crederci? James Bond ritorna e lo fa alla sua maniera, plasticizzata, spettacolare, con le spigolose fattezze del biondino Daniel Craig. Il film tratto dal primo romanzo di Fleming, Casino royale è bello per tre quarti, non annoia, intrattiene, cioè svolge al meglio il compito per cui è stato creato. Craig è bravo, rude come nelle origini conneriane ma aggiornato al nuovo millennio, egocentrico e presuntuoso, con la sola differenza che, sconfitto dall'amore, pare per un attimo abbandonare i sogni di chi lo ha eletto prototipo del superuomo occidentale invulnerabile, per piombare pesantemente nel regno della debolezza snaturando la sua storica essenza cinematografica.
E' forse il bond più equilibrato nei rapporti uomo-donna, essendo la Green parte attiva nel limitare il machismo del protagonista e di certo colpevole dei mugugni degli spettatori più intransigenti ed ortodossi. La spettacolarità degli inseguimenti (al limite delle possibilità umane il primo, nel quale si sfiora il limite del fantasy), le fattezze femminili (più parlanti e pensanti del solito) e la violenza patinata a bagno nell'extralusso snob distraggono dalla trama asimmetrica e fastidiosamente trascinata alla fine, alterando i valori in gioco e privando il cattivo di turno Le Chiffre anche dell'onore di essere ucciso da Bond in persona.
E' pieno, compatto, a tutto tondo, questo personaggio sulle cui spalle si è voluto più che mai caricare sia l'onere del modello vicino ed irraggiungibile dell'uomo "upper class", tecnologicamente avanzato, fisicamente e sessualmente perfetto che, secondo alcuni, la classe media razzista e maschilista idealizza e sogna nella sua brama di onnipotenza che il ruolo della superspia, il personaggio di fantasia, volto a soddisfare i bisogni impetuosi di pura avventura e fuga consapevole dalla realtà della gente comune senza rigide distinzioni di classe e che se ne frega degli ideologismi. Bisogna sentirsi in colpa per aver apprezzato questo Casino royale con le sue pecche e le sue fantasmagoriche irrealtà quotidiane?
La soggettività dello spettatore è fondamentale nel collocare al posto giusto le emozioni e nel dare a Bond il ruolo che si merita e cioè quello di un personaggio volutamente fuori dal comune, al servizio della nostra maestà e dalla nostra maestà limitato nell'imporci un modello di esistenza e di stile di vita. Siamo noi i datori di lavoro di 007, non viceversa. Proprio per questo anche Bond ha il diritto di esistere.
|