M. Night Shyamalan
Lady in the Water
di Francesca Druidi
Tutto è simbolico nel cinema di Shyamalan, a partire dalla denominazione dei personaggi, degli oggetti, dei luoghi. Un condominio di Philadelphia (terra chiave per il regista di origine indiana, dove ambienta tutti i suoi film) chiamato emblematicamente The Cove, il Rifugio, è un residence dove una variegata umanità interrazziale trascorre la sua esistenza in un isolamento quasi voluto e cercato dal resto del mondo esterno (che filtra solo dalla televisione, che trasmette non a caso immagini di guerra), che accomuna molti degli inquilini. Ad aiutarli nelle incombenze e nelle noie di tutti i giorni, c'è il custode tuttofare Cleveland Heep (un grande Paul Giamatti), goffo e balbuziente personaggio che si scoprirà essere un ex medico che ha abbandonato la sua vita precedente dopo che moglie e figli sono stati uccisi in una rapina domestica conclusasi tragicamente.
Cleveland è speculare al personaggio di Graham Hess (Mel Gibson) in Signs: è un uomo che, dilaniato dal senso di colpa, ha perso la rotta, la speranza, la gioia di vivere. È un uomo che ha smarrito la fede, ma a cui il destino riserva un incontro speciale. Nel tentare, infatti, di scoprire chi di notte nuota nella piscina dello stabile, Cleveland scopre l'esistenza di una pallida ed eterea ragazza dai capelli rossi, una "narf", una creatura acquatica proveniente dal "Mondo azzurro" di nome Story (Bryce Dallas Howard, già in The Village). A illuminare il custode sull'identità della giovane, sono una donna coreana e sua figlia, le uniche a conoscere la "fiaba della buona notte", la leggenda di origine orientale che narra di come le "narf", per ritornare nel loro regno, debbano trovare tra gli esseri umani il loro "tramite" e segnarne il cammino, difendendosi al contempo dagli attacchi mortali dello "Scrunt", un mostro diabolico che può mimetizzarsi nell'erba del giardino. Il predestinato del messaggio di Story è uno scrittore, interpretato dallo stesso cineasta M. Night Shyamalan, il cui romanzo ancora in fieri dovrà essere il catalizzatore di una serie di eventi che muterà per sempre il destino del mondo. Affinché il compito della "narf" venga portato a termine, Cleveland dovrà però individuare all'interno del condominio figure cruciali come il difensore, il guaritore, l'interprete e il sodalizio.
Il perno di Lady in the Water è Story, la creatura "altra" che viene da un mondo acquatico (l'acqua è da sempre uno dei leitmotiv che attraversano l'opera del regista, dall'acqua usata come arma per sconfiggere gli alieni in Signs a quella impastata alla terra nel fango di The Village), ma anche e soprattutto "the story", ossia il piano contenutistico della narrazione, che assume i contorni del racconto vero e proprio nel momento del suo svilupparsi, del suo svelarsi di fronte a Cleveland e contemporaneamente di fronte agli occhi dello spettatore. Un racconto in cui gli abitanti di The Cove, si apprestano ad assolvere a una funzione ben precisa all'interno del discorso filmico.
Alla luce di questa struttura sfacciatamente metalinguistica, che richiama l'analisi proppiana delle funzioni comuni riscontrate nelle fiabe di magia russe - che dovevano dar conto della forma generale di organizzazione di ogni trama -, Lady in the Water è un inno alla credenza salvifica che il cinema (in quanto dispensatore di storie) produce, e allo stesso tempo pretende, dagli spettatori, ma anche alla bellezza e alla purezza che è in grado di sprigionare, a dispetto della sentenza di morte sull'originalità delle storie - sul grande schermo come nella letteratura - pronunciata dall'arrogante critico approdato nel condominio, Mr Farber, che verrà infatti punito per aver smesso di confidare nell'imprevisto, per aver dato per scontata la rigidità dei meccanismi narrativi di genere. Risulta evidente come il regista di The Sixth Sense, abbracciando una mitologia spielberghiana risalente a E.T. L'Extraterrestre, rinunci, in questo caso, alla formula del finale a sorpresa e a una struttura logica e razionale (perché tutti accettano senza dubbi o perplessità di andare in soccorso di Story?), che sfiora quasi volutamente la parodia in alcuni frangenti, per parlare ancora una volta di un mondo diviso tra Bene e Male, in cui è sempre la paura a costituire una chiave d'accesso e di lettura degli eventi, e di una rete interconnessa di persone, come in The Village, anche se con una connotazione del tutto opposta.
Se, infatti, la comunità rappresentata nel penultimo film di Shyamalan si nascondeva al mondo contemporaneo, creando un nemico esterno per proteggere la propria sorte, in Lady in the water la comunità americana e multietnica di The Cove decide di agire, di credere in un altro universo e tentare, quindi, di salvare Story, cambiando così il mondo e conquistando una propria ragione d'essere e di vivere. Ogni persona, con le sue azioni, può influenzarne un'altra; ogni persona è intimamente connessa alle altre: questo è il messaggio che ha voluto trasmettere Shyamalan con il suo film, dimostrando ancora una volta come ogni sua pellicola, che sia nel complesso totalmente riuscita o meno, coincida con una visione del mondo ben precisa e come ogni pellicola sia un piccolo tassello di un'ampia mappa dell'umanità che avvolge corpi e anime.
LADY IN THE WATER
(USA, 2006)
Regia
M. Night Shyamalan
Sceneggiatura
M. Night Shyamalan
Montaggio
Barbara Tulliver
Fotografia
Christopher Doyle
Musica
James Newton Howard
Durata
98 min