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Un thriller che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e che ha suscitato infinite polemiche, un regista, Ron Howard, autore di film importanti e di successo, come Cinderella Man e Apollo 13, due attori bravi e famosi, Tom Hanks e Audrey Tautou, una produzione che non bada a spese, né a sprechi, degna della migliore macchina hollywoodiana…Insomma, gli ingredienti per ottenere un film campione di incassi c'erano davvero tutti. La critica a Cannes è stata severa, forse fin troppo. Che sia un po' di invidia nei confronti di un cinema commerciale, magari lontano dagli intellettualismi europei, ma sicuramente ancora in grado di insegnare molto sia per ciò che concerne la produzione, sia per ciò che riguarda, in modo più specifico, il linguaggio cinematografico?
Un omicidio nelle sale del Louvre avvia la narrazione. Un uomo e una donna si mettono sulle tracce del Sacro Graal, tra inseguimenti, misteri e colpi di scena. Un'antica rilettura della storia di Gesù Cristo mina alle basi il Cristianesimo e, soprattutto, la Chiesa. Una moderna crociata in favore di una riaffermazione della figura femminile nella storia della religione cristiana. La narrazione ha un ritmo incalzante. Codici, criptex, quadri, pergamene ed enigmi, rendono l'atmosfera incantata: impossibile resistere al fascino di un nuovo mistero da risolvere. La prima parte, soprattutto, è molto ben curata, ogni elemento ha una sua spiegazione, nulla è lasciato al caso; nella seconda parte, purtroppo, le omissioni e le variazioni rispetto al libro si moltiplicano e la storia si sfilaccia: la corsa fino alla soluzione finale si fa precipitosa, inciampa in sequenze approssimative e banalizzate, lasciando talvolta irrisolti alcuni quesiti nella mente dello spettatore, come la sequenza della biblioteca, rielaborata in una frettolosa ricerca su internet attraverso il cellulare di un passeggero di un autobus. Lo stesso finale viene modificato. Gli appassionati lettori del Codice di Dan Brown, dunque, non potranno che uscire un po' delusi dalla sala cinematografica.
Seppure l'adattamento del libro non si possa definire certo brillante, e presenti alcune lacune e carenze, il film regala tuttavia delle sequenze spettacolari, come la corsa in retromarcia sulla Smart nei vicoli di Parigi o la primissima sequenza ambientata nel Louvre. Nonostante siano molti i riferimenti e i percorsi cognitivi che lo spettatore è tenuto a memorizzare, il film non rischia mai di annoiare, anche grazie a una buona fotografia, che alterna sapientemente le atmosfere gotiche da chiesa medievale ai colori accesi e brillanti tipici di un qualsiasi film d'azione. Gli attori, non ricalcando il solito stereotipo che vede in questi ruoli la coppia uomo bello e misterioso/donna mozzafiato, riescono a conferire all'intreccio maggior concretezza e verosimiglianza. Non penso che Hitchcock si rivolterebbe nella tomba, come molti hanno scritto: piuttosto, credo che si compiacerebbe di come la tecnologia e la computer grafica siano riusciti a far rivivere gli splendidi quadri di Leonardo. Certamente il successo del libro, nonché del film, è stato supportato da una polemica infinita sulle questioni religiose che sono state sollevate. La televisione si è riempita di trasmissioni, documentari e talk show, che hanno cercato di sfatare dubbi e misteri, riuscendo soltanto a dimostrare ancora una volta le strane alchimie di un racconto che è riuscito ad affascinare migliaia di persone in tutto il mondo. Anche se non segue perfettamente i tempi e i topoi del classico thriller, Il Codice Da Vinci è comunque un buon film di genere, accattivante e ben costruito.
A tutti gli appassionati: volate
a dare un'occhiata al sito italiano del film ( www.codice-davinci.it),
la cui ottima animazione riesce a evocarne ottimamente
le atmosfere.
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