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Sunwoo è stato investito di una particolare carica. La malavita orientale non consente orpelli, sovraccarica com'è dell'humus inquieto delle strade, del buio accecante della topografia, e il giovane, braccio destro di un boss mafioso, accetta il semplice compito di perpetrare ancora una volta la nobile arte della vendetta, ovvero di uccidere Hesoo, fanciulla presumibilmente fedifraga e violentemente amata dal boss. Troppo semplice, scopriamo nel premier. La tetralogia sulla vendetta del viscerale Park Chan-wook assegnata ad un valido erede, si penserebbe. Ambienti angolari a prevalenza sangue-nero, velocità dell'ambiente esterno in cui la pallottola trapassa il cranio, il cranio si immette nella parete, e la parete si impianta nella vita. Finta.
Il personaggio non riesce ad uccidere i due amanti, in particolare la ragazza, sulla quale la camera si sofferma estatica, come a voler sottolineare la topicità di un innamoramento che innamoramento non è, ma inizio della ricostruzione del sé. Scopriamo presto la predisposizione all'eleganza di questo regista sudcoreano, che con mestiere, scoppi di irosa violenza visiva e dolore psicofisico, costruisce le sue inquadrature-scatole prospettiche, le sue lineari deformità. Lo spazio è gelido e i volti geometrici, di un'orientalità paganamente bellissima, lontana dallo scarmigliato Tae-Soo di Old Boy. L'estetizzante giustezza del buono ma debole, assediato dal vecchio uomo adirato, e doppiamente tradito, e dai suoi volgari scagnozzi. Sunwoo si libera del potere acquisito e arriva sempre più vicino al suo ex datore di lavoro, mentre la complicità con la ragazza si arricchisce di incontri in tavole calde minimali, occhiate nero profondo. Ma la nuova forza di Sunwoo non deriva dall'elaborazione dei tormenti accennati all'inizio, bensì attraverso la sacrificale ecatombe di pupazzi a bomba rossa, pittorica e tracciata, con gli schizzi che si rapprendono sul suo volto splendidamente infantile come pellicola rimovibile.
La vendetta sfiora sensazioni più nobili, sembra evolversi nel pensiero sovrastante le aberrazioni, ma ricade in un lago laconico, una familiarmente angosciosa suite d'archi.
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