Francis Veber
Una top model nel mio letto
di Davide Vanni
François Pignon (Gad Elmaleh), parcheggiatore modesto e di poche pretese, sembra condurre una vita assolutamente "normale". Ha una famiglia che lo adora e una ragazza che ama fin dai tempi dell'infanzia. Ma in una sola giornata, per uno strano gioco della sorte, due eventi segneranno, inclinandola, la normalità della sua vita: la ragazza di cui è perdutamente innamorato rifiuta la sua proposta di matrimonio, e un paparazzo lo immortala nella stessa fotografia scattata al miliardario Pierre Levasseur (Daniel Auteuil) e all'amante Elena (Alice Taglioni), famosa e bellissima modella. Nemmeno il tempo per disperarsi del rifiuto dell'innamorata, che François riceve la singolare proposta da parte dell'avvocato del signor Levasseur di convivere sotto lo stesso tetto e sopra lo stesso letto con la nota top model, spacciandosi per il suo vero amante. Il tutto nell'estremo tentativo di allontanare i sospetti della signora Levasseur (Kristin Scott Thomas), ed evitare così un divorzio economicamente disastroso per mounsieur Levasseur. Da qui, un dinamico e scoppiettante alternarsi di situazioni e dialoghi che hanno come protagonisti la glaciale signora Levasseur che, intuita fin dall'inizio la messinscena del marito, si diverte a "torturarlo"; il signor Levasseur, costantemente sulle spine da quando l'amante è entrata nello stesso letto di un volgare parcheggiatore; Elena, imprigionata fino alla fine nell'illusione di un divorzio; e François, il nostro "uomo qualunque", alle prese con la riconquista del suo vero amore.
Francis Veber, all'età di sessantanove anni, si conferma scrittore e regista fecondo, portando sugli schermi una commedia in cui ritornano ancora una volta le avventure di François Pignon, personaggio a lui assai caro, già protagonista ne Il rompiballe, nel fortunato La cena dei cretini e in L'apparenza inganna. Il film sembra essere percorso da una linea netta e di confine tra due mondi: quello popolare, fatto di semplicità e sincerità, e quello borghese, fatto di ricchezza, menzogne, notorietà e scandali. Ma tale inequivocabilità viene continuamente smentita dal gioco ironico messo in atto dal regista francese e ormai collaudato negli anni. L'intera sceneggiatura si regge, infatti, sui ripetuti "scavalcamenti" di questa linea di confine. La prima sequenza ne è un chiaro esempio: Pignon, al volante di un'auto di lusso, scambia alcune battute con un uomo che guida un'auto altrettanto lussuosa. Tutto fa pensare ad un dialogo tra due ricconi, ma appena "svoltato l'angolo" ecco le cose ritornare sulla giusta carreggiata: Pignon è un semplice parcheggiatore, così come lo è l'altro uomo, l'amico Richard. Poco dopo sarà la volta del padre di Pignon, che smetterà i panni dell'ammalato per trasformarsi nel dottore del suo stesso medico curante. E così fino ad arrivare alla "colonna vertebrale" della storia: l'umile Pignon nel ruolo dell'amante di una top model. Con il procedere della sceneggiatura i tratti primari dei due rispettivi mondi si accumulano e solidificano, e il finale va a segnare e rimarcare la già netta linea di confine. Tutti riconquistano il proprio posto: Pignon, l'amore dell'infanzia; Elena, le sfilate e la moda. Ma c'è tempo per un ultimo rovesciamento, c'è tempo per un ultimo scatto, l'ultimo fotogramma che imprime sulla pellicola l'immagine del signor Levasseur in compagnia di un viados.
La buona struttura narrativa, basata sul gioco degli equivoci e sullo scambio dei ruoli - la cui iconografica scena-simbolo è rappresentata dall'abito indossato da Elena durante una sfilata di moda che da nero abito da sera si trasforma in un bianco abito da sposa -, non è sufficiente a reggere una sceneggiatura che, dopo poche sequenze, è destinata ad arrancare e trascinarsi a fatica. Non c'è più nulla di interessante da scoprire, perché tutto è ormai fin troppo prevedibile, e la vivacità dei dialoghi che caratterizzava film come La capra, La cena dei cretini o L'apparenza inganna, sembra essere scomparsa. Le gag e le situazioni che dovrebbero rappresentare i picchi del film, pur presenti, finiscono con lo sprofondare lungo una preoccupante "linea piatta", mentre l'unico picco concreto rimane la visione della Tour Eiffel. Nonostante un buon cast, gli attori restano imprigionati da una sceneggiatura troppo schematica e poco graffiante. Neppure il finale riesce ad apparire credibile (cosa rende Pignon il vero e degno vincitore morale?) e la psicologia dei vari personaggi si ferma su di una nuda superficie di banalità.
Mancano, insomma, gli ingredienti per un film che dovrebbe appartenere al genere della commedia francese "stile Veber". Manca il divertimento. Manca l'imprevedibilità. Indubbiamente, un passo indietro rispetto al passato.
UNA TOP MODEL NEL MIO LETTO
(Francia, 2006)
Regia
Francis Veber
Sceneggiatura
Francis Veber
Montaggio
Georges Klotz
Fotografia
Robert Fraisse
Musica
Alexandre Desplat
Durata
85 min