Robert Towne
Chiedi alla polvere
di Francesca Druidi
John Fante e Arturo Bandini si specchiano l'uno nell'altro: l'autore e il suo personaggio più rappresentativo e sentito, esplorato nella tetralogia narrativa (La strada per Los Angeles, Aspetta primavera, Bandini, Chiedi alla polvere, Sogni di Bunker Hill) che racconta della sete di affermazione e della fame di riscatto del giovane aspirante scrittore Bandini, italoamericano di seconda generazione. E lo stretto aggroviglio di letteratura e autobiografia che permea Chiedi alla polvere, il terzo e più celebre capitolo della "saga" bandiniana, è proprio l'elemento cruciale attorno al quale non può prescindere l'analisi della sua trasposizione cinematografica, diretta dallo sceneggiatore premio Oscar per Chinatown, Robert Towne.
Bandini, così come Fante, negli anni della Grande Depressione americana percorre i chilometri di distanza che separano il Colorado, la sua terra natale, e l'agognata Los Angeles, la patria putativa dove realizzare gli ambiziosi sogni di gloria e diventare veramente uno scrittore di fama e successo, attorniato da donne bellissime pronte a cedere al suo irresistibile fascino. Arturo Bandini/John Fante, fa di una camera ammobiliata di una pensione nel quartiere di Bunker Hill il suo rifugio e la sua alcova, avendo come unico faro nella nebbia l'editore H. L. Mencken, il primo a pubblicare un suo racconto sull'American Mercury (nel romanzo la figura di Mencken viene celata sotto il nome di J. C. Hackmut). E infine, la trama autobiografica si riflette al massimo livello nella storia d'amore che Bandini intreccia con la cameriera messicana Camilla Lopez, il cui modello in carne e ossa fu Marie Baray, modella messicana compagna di Fante, il quale meditò di sposarla portando invece all'altare Joyce Smart.
Ma se il romanzo è materiale che ribolle di comicità, così come di inquietudine lirica e ispirata, rappresentando un fremente connubio di racconto di formazione umana e letteraria - l'imprescindibile dicotomia tra creazione e vita che condiziona e puntella l'esistenza di ogni artista - e di espressione del contrasto razziale ed etnico, il film si concentra maggiormente sul rapporto complesso e contraddittorio che si viene ad instaurare tra Bandini e Camilla, rispettivamente interpretati da Colin Farrell e Salma Hayek. Rapporto permeato da quelli che sono alcuni dei temi dominanti della scrittura di Fante: la difficile convivenza tra culture diverse e l'orgoglio della diversità mischiato al desiderio d'integrazione e assimilazione. Camilla, che si fa chiamare Lombard di cognome nel libretto di immatricolazione, vorrebbe sposare il barista WASP (White Anglo-Saxon Protestant) Sammy per acquisire un cognome bianco, e all'inizio rifugge da Bandini anche per colpa di quel cognome italiano che sa di beffa per lei, che non vuole più essere una messicana vittima di pregiudizi razziali più o meno striscianti, più o meno esibiti, ma un'americana a tutti gli effetti. E non è un caso che Bandini, per ferire la giovane donna, faccia leva su questa fragilità, infierendo con spietate e sprezzanti battute a proposito delle sue origini. È però un senso di superiorità fittizio, quello di Bandini, che viene in realtà sprigionato dall'umiliazione (comune a quella provata da Camilla) derivante da una provenienza non totalmente accettata dalla società statunitense, che emerge quando Arturo confida a Camilla di essere stato oggetto di insulti di marca etnica da bambino.
Il problema principale dell'adattamento cinematografico di Chiedi alla polvere è che nemmeno il tema razziale, che pure appare privilegiato nella trasposizione rispetto ad altri motivi affrontati nel romanzo, è sviscerato in modo del tutto convincente e organico, di fatto subordinato alla trattazione melò della storia d'amore tra Camilla e Arturo, comunque ben interpretata dai due attori protagonisti, i quali riescono a costruire con coerenza ed efficacia i propri personaggi, entrambi spaesati girovaghi nelle strade accaldate e impolverate di una Los Angeles ricostruita in Sudafrica. Il cordone ombelicale che lega la pellicola al romanzo è mantenuto poi dagli inserti in voce off dello stesso Arturo Bandini, che assurge a personaggio narratore all'interno del discorso filmico, accompagnando la storia narrata con passaggi e commenti tratti direttamente dalle pagine di Chiedi alla polvere. La solidità della sceneggiatura, basata su un materiale di partenza così alto e prezioso, unita alla bravura degli interpreti rendono il film di Towne un prodotto cinematografico assolutamente dignitoso e godibile, soprattutto nel finale che recupera dal libro il medesimo scacco esistenziale, ossia la fine dell'illusione che voleva riscattare le delusioni della vita attraverso il riconoscimento artistico, in questo caso letterario.
Ciò che manca da questa trasposizione è un coinvolgimento profondo che sappia trascinare le coscienze e i cuori degli spettatori, al pari del romanzo di John Fante, fulgente esempio di "modernismo italoamericano" in letteratura, dove acquista un peso centrale la crescita dell'autore Bandini. Una crescita che passa inevitabilmente per l'accettazione della propria umile estrazione sociale e che si concretizza nel raggiungimento del giusto equilibrio tra l'orgoglio per la sua origine etnica e l'inseguimento del sogno americano che trova in Los Angeles, la città dei sogni e del cinema (per la cui industria John Fante lavorò in qualità di sceneggiatore), l'humus ideale.
CHIEDI ALLA POLVERE
(USA, 2006)
Regia
Robert Towne
Sceneggiatura
Robert Towne
Montaggio
Robert K. Lambert
Fotografia
Caleb Deschanel
Musica
Christopher Young
Durata
117 min