Fernando Meirelles
The Constant Gardener
di Francesca Druidi
Tratto dall'omonimo romanzo di John Le Carré (tradotto in Italia come Il giardiniere tenace), The Constant Gardener è una spy story invischiata in traiettorie tanto politiche quanto sentimental-melodrammatiche. Il brutale omicidio di Tessa Quayle (una sensuale e toccante Rachel Weisz), attivista per i diritti civili e moglie del diplomatico inglese Justin (Ralph Fiennes), di stanza in Kenya, trascina il placido marito dai meandri rassicuranti del suo "giardino segreto" curato con passione (da qui il titolo di libro e pellicola) alle brutture del mondo, che non ammettono posizioni compromissorie. Condotta tra l'Europa e l'Africa, la ricerca della verità sulla morte di Tessa, troppo frettolosamente archiviata come delitto passionale del dottore Arnold Bluhm - amico e collaboratore della donna -, si trasforma per Justin in una mappa dalla doppia valenza, personale e sociale. Ricostruendo, tassello dopo tassello, l'indagine che Tessa aveva segretamente realizzato sugli effetti collaterali prodotti dalla sperimentazione clandestina di un nuovo farmaco sulla popolazione africana, Justin squarcia il mantello di corruzione che grava sugli intrighi economici e politici orditi dal governo inglese e da una delle Big Pharma, multinazionale dei farmaci. E scopre soprattutto il coraggio, la dedizione e la profondità dell'impegno umanitario che animavano la donna, della cui fedeltà Justin a volte dubitava perché all'oscuro dei piani della moglie, che desiderava in realtà proteggerlo. Braccato dai suoi stessi colleghi e superiori, il diplomatico britannico porterà comunque a termine il cammino intrapreso da Tessa, in un percorso umano che unisce consapevolezza e volontà di espiazione.
Il regista brasiliano di City of God, Fernando Meirelles, adotta un'estetica affine a quella del suo precedente lavoro: la fotografia è sgranata - il direttore è infatti sempre César Charlone -, si privilegia la macchina a mano, il montaggio sincopato agisce in funzione di una narrazione che procede per flashback ed ellissi, il ritmo è frenetico e vorticoso. Ma questa volta è il conflitto, latente eppure di portata mondiale, tra il Nord ricco e il Sud povero del pianeta ad essere rappresentato. Un conflitto che viene espresso nel film dalla mancanza di scrupoli delle multinazionali farmaceutiche nell'inviare medicine scadute come carico umanitario e nello sperimentare un nuovo principio attivo contro la tubercolosi su esseri umani, divenuti semplici cavie per il loro valore economico. The Constant Gardener ribadisce uno scenario che spesso si vuole dimenticare: l'Africa costituisce ancora, per l'universo occidentale, un serbatoio da sfruttare a seconda delle proprie esigenze, ignorando il carico di sofferenza e di morte che il continente, con tutti i suoi problemi, porta inevitabilmente con sé.
Ben scritto e ben recitato dai protagonisti, The Constant Gardener è un film in grado di tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona per le due ore della sua durata, ma lo spirito di indignazione che il contenuto della pellicola muove rimane purtroppo schiacciato da una visione eccessivamente ancorata al punto di vista occidentale, alimentata da un senso di colpa che però rischia di farsi asfittico e consolatorio, se non è accompagnato da uno sguardo realmente penetrante dell'Africa. Uno sguardo che da Meirelles era lecito attendersi forse meno tradizionale. Più forte e convincente rimane il senso di colpa che Justin nutre per l'amata moglie Tessa, che sente di aver tradito e che (ri)scopre, dopo la sua scomparsa, in tutta la sua malinconica dolcezza e felicità nei flashback romantici del film, dove l'iperattivismo di Meirelles si attenua nei movimenti di macchina e nei colori, che da accesi sfumano in toni più dolci e riflessivi.
THE CONSTANT GARDENER
(USA/Gran Bretagna, 2005)
Regia
Fernando Meirelles
Sceneggiatura
Jeffrey Caine
Montaggio
Claire Simpson
Fotografia
César Charlone
Musica
Alberto Iglesias
Durata
129 min