Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio, Ruben H. Oliva
Quando c'era Silvio
di Tiziano Colombi
Quando c'era Silvio noi dove eravamo? Tra qualche decennio qualcuno, molti, diranno che non c'entravano nulla con quella storia. Insomma come si poteva comprendere allora? Italica virtù che gli ideatori del film intendono minare con una semplice, quanto efficace, opera di informazione.
Già l'informazione, che fine ha fatto l'informazione nel nostro paese? Domanda retorica e in odore di scempiaggine anarco/insurrezionalista, ma pur sempre questione aperta e necessaria in un paese civile. Qualcuno sostiene che l'informazione si sia persa e confusa con la comunicazione che avrebbe avuto il merito o demerito (dipende dal punto di vista) di averla resa più immediata e reperibile, ma forse un tantino vuota di contenuti. Dunque che apporto dà il suddetto film alla questione? Nulla di nuovo cari lettori, nessun Michael Moore all'orizzonte, niente militanza d'assalto, nessun tentativo di spostare voti. D'altronde già un licenziato Mentana, nel suo pellegrinaggio mediatico per spiegare i motivi del suo allontanamento, diceva che "nonostante la televisione la gente vota come vuole" (anche se pare che qualcuno a sinistra tema l'effetto boomerang attribuito proprio a Farhenheit 9/11 e spada di Damocle appesa sulla testa del Caimano morettiano). La necessità di tale operazione è, allora, semplicemente rivelata dalla mancanza di prodotti similari. Quando c'era Silvio, infatti, è il primo documentario realizzato sulla pluri/iconizzata figura del nostro Premier, preceduto solamente dal quel Citizen Berlusconi realizzato dalla televisione pubblica americana e andato a ruba dalle parti di Arcore.
C'era un vuoto "cinematografico" (che strideva, e non poco, se rapportato alla mole di libri pubblicato sull'argomento) e il direttore di "Diario" e i suoi collaboratori hanno deciso di colmarlo con un film - la cui idea originaria risale al 1994 - che è il sunto di un montaggio ragionato di circa 200 ore di girato. L'idea portante del DVD è quella di scagliare presente e passato prossimo giù nel lontano e più lucido terreno del tempo remoto, si parla infatti di quando Berlusconi "fu" il personaggio cardine della vita politica ed economica del nostro paese. Tutta la vicenda è raccontata come fosse una favola dei tempi andati e per calare lo spettatore nell'atmosfera di sogno (incubo?) di quegli anni, l'attrice Lella Costa saluta lo spettatore deliziandolo con una lettura del capitolo trentunesimo del "Pinocchio" di Collodi, quello dell'Omino di Burro che convince Lucignolo e Pinocchio a seguirlo nel paese dei balocchi. Da qui si parte per avventurarsi in un racconto dal ritmo dilatato, costruito con l'ausilio di immagini di repertorio e brandelli di cronaca raccolti da TG e trasmissioni satiriche, con una semplice intuizione: dare alle immagini il tempo/spazio di raccontare.
Il trionfo del già visto e del già sentito, o forse no? Wittgenstein sosteneva che la cosa più difficile non è scoprire verità nascoste, bensì vedere ciò che si ha davanti agli occhi. L'annosa questione del vedere e del guardare. Gli autori di Quando c'era Silvio pare abbiano tenuto, più di altri, orecchie e occhi aperti. Quello che ne viene fuori sembrerebbe un'inchiesta attenta e meticolosa, ma in realtà è soprattutto una storia, come la definiscono loro "la storia grossa", tanto grossa che nessuno aveva avuto, fino ad oggi, la voglia di raccontarla. E pensare che gli ingredienti per una grande fiction "c'erano" proprio tutti: gli anni '70 con i banchieri assassinati, gli intrighi con la malavita, il potere, la lotta per sfuggire al pericolo delle toghe (altrove chissà perché la chiamano legge), cadute e rinascite, mausolei e capi di stato sovietici (non quelli comunisti!) e addirittura l'happy end che fa un poco Hollywood ma non stanca mai. Nonostante tutto non si era trovato il tempo di approfittare di tanta grazia. Poi Deaglio & Co. hanno deciso di fondare una casa di produzione, la Luben Production, avvalersi della formula DVD allegato al settimanale - sistema di distribuzione alternativo al grande circuito (di cui pare Berlusconi essere il padrone), ma molto popolare -, e gettarsi su cotanto patrimonio storico.
Il montannelliano virus di cui l'Italia avrebbe dovuto ammalarsi per comprendere e tornare a ragionare è/fu servito, il miracolo italiano rimase a quanto sembra incompiuto e se come diceva Flaiano - "la situazione è/era grave ma non seria" - rimane l'atroce e irrisolto dubbio su come la vicenda andò/andrà a finire. Moliére a vederlo, il film, si sarebbe convinto che le risate che quest'ultimo (forse involontariamente) suscita con i suoi riferimenti alle banane e alla chirurgia "pelifera", fanno bene - più delle lacrime - alla comprensione e da lassù, dando di gomito al compare Gaber, gli avrebbe detto che lui sì aveva centrato il problema: "non mi preoccupa(va) Berlusconi in sé, ma in me".
QUANDO C'ERA SILVIO
(Italia, 2005)
Regia
Ruben H. Oliva
Sceneggiatura
Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio
Musica
Carlo Boccadoro
Durata
90 min