Quentin Tarantino
Kill Bill (vol.2)
di Lorenzo Mariucci
Dopo il coito interrotto con cui ci aveva congedati nel primo volume, Q conclude la sua vendetta seguendo una trama già scritta nelle locandine (la Death List Five). Ma prima di poter barrare tutti i nomi (o quasi, come suggeriscono i titoli di coda ) la Sposa, o Beatrix, o Black Mamba (o se volete semplicemente bip)
sfreccia su una decappottabile color pastello,
fa le prove di matrimonio,
è sepolta viva,
riceve le severe lezioni di Pai Mei, incrocio grottesco fra il maestro Miyagy di Karate "metti la cera togli la cera" Kid e l'eremita delle tartarughe di Akira Toriyama,
risorge,
chiede un bicchiere d'acqua,
condanna al buio eterno la ciclopica Darryl Hanna,
subisce il fascino di un magnaccia messicano,
entra involontariamente in un tenero quadretto familiare,
segue con attenzione un saggio filosofico su Superman,
ha salva la vita grazie a un test di gravidanza (cioè grazie a sua figlia),
e
uccide Bill.
Il tutto accompagnato da un medley musicale (si va dall' Ennio nazionale al rockabilly, passando per le note del gaucho Luis Bacalov), tematico ed espressivo con il quale Q si conferma intellettuale qualunquista e demiurgo del cinema contemporaneo; un mostro registico che stupisce sul piano emotivo e stuzzica la parte più cerebrale dello spettatore assennato attraverso un massiccio background cinefilo e l'uso magistrale di qualsiasi possibilità linguistica, qualsiasi.
Kill Bill volume 2 ha un atteggiamento di recupero, in chiave parricida e formalistica, dei valori del passato e, per quanto l'operazione possa sembrare in apparenza anarchica, risulta una perfetta unione di forma e contenuto che allude in ogni singolo fotogramma al cinema stesso. Come?
Con il brontolio invadente di un frullatore,
con i trenta secondi in cui rimaniamo al buio con Uma,
con i puzzle cronologici che ci divertiamo a ricostruire,
con il cinema puro e preconfezionato di cui David Carradine, incantatore di serpenti e spettatori, è il campione,
con lo split screen,
col monologo iniziale e l'occhiolino finale,
con El Paso,
con il rispetto dei tempi e delle regole della suspense (mentre Budd conta i soldi sappiamo tutti che succederà qualcosa di veramente brutto),
con i piani-sequenza,
con la presenza di eros e thanatos,
con le molteplici dimensioni cromatiche,
con i primi e primissimi piani,
con i piedi di Uma,
con i capelli di Uma,
con Uma...
insomma Q (post)moderno Pigmalione e novello Pindaro...
...Q che con questo film di cappa e spada (mi correggo, kimono e katana) vende carne rossa ai fans affamati, in attesa messianica dai tempi di Jackie Brown (o forse da Pulp Fiction)
...Q deus ex machina che mette d'accordo pubblico e critica, ma soprattutto la critica, poiché " la filosofa non è eccelsa... è unica ".
E arrivati a questo punto cosa c'è oltre la mera finzione manierista giallocromata?
Tutto
KILL BILL (VOL 2)
(Usa, 2004)
Regia
Quentin Tarantino
Sceneggiatura
Quentin Tarantino
Montaggio
Sally Menke
Fotografia
Robert Richardson
Musica
Lars Ulrich, RZA
Durata
136 min