Quentin Tarantino
Kill Bill (vol.2)
di Valerio Sammarco
E' proprio riportando un passo del dialogo tra la micidiale Elle Driver (Daryl Hannah) e l'ormai alcolizzato Budd (Michael Madsen) che iniziamo a parlarvi di questo autentico capolavoro: "gargantuesca" ci sembra parola mai come stavolta indicata per sintetizzare al meglio le qualità di un'opera, nel complesso, monumentale. "La Sposa" (Uma Thurman) deve ancora depennare qualche nome dalla sua lista di morte e prima di arrivare all'obiettivo finale: uccidere Bill (David Carradine) dovrà eliminare proprio i due sopraccitati, ultimi componenti dell'allora Deadly Viper Assassination Squad.
Narrativamente dilatato (non a caso dura 30' più del Volume 1) e, paradossalmente, più violento del precedente (ogni momento di scontro/duello assume connotati epici, laddove la quantità degli stessi è nettamente inferiore), il secondo e, almeno per ora (voci incontrollate già danno per certi altri due o tre capitoli), conclusivo atto della fantasmagorica saga tarantiniana si presenta con un impianto drammaturgico ben più marcato rispetto al primo: se la fascinazione arrecata dal Vol.1 scaturiva da una messa in scena ensemble stupefacente di coreografie e sanguinosi colori, dal ritmo incalzante e avvincente di cui si disconoscevano i dettagli del 'drama', in questo Vol.2 si ritrova nella cura con la quale ogni tassello viene reinserito al giusto posto e con cui si cerca di esaltare un punto d'osservazione vagamente più 'umano' sui personaggi La "pietà, la compassione e il perdono" che l'ex Black Mamba (una Thurman ancora eccezionale) dichiarava di non detenere al cospetto di Vernita Green (Vivica A. Fox) sono elementi che pur rimanendo relegati rischiano quantomeno di farsi immaginare, soggiogati comunque dall'inevitabile e doverosa bramosia con cui la protagonista (di cui finalmente conosceremo il nome di battesimo) insegue la definitiva resa dei conti.
Anche stavolta raffinata e, oseremmo dire "autoriale" immersione transgenere, Kill Bill: Vol.2 è il dichiarato omaggio di Tarantino al cinema di Sergio Leone (ulteriormente rievocato dall'utilizzo dei vecchi brani di Morricone) e alla vastissima filmografia di b-movie asiatici, nella fattispecie cinesi, tutti ricollegabili al filone delle pellicole 'wuxia' (basate su una tradizione letteraria riconducibile al cappa e spada, dove però i protagonisti detengono poteri quali la capacità di volare o controllare i colpi sferrati con la forza dell'energia spirituale), che trova la sua più concreta giustificazione proprio nel sapersi elevare senza presunzioni a magniloquente rielaborazione mai fine a se stessa.
Diviso in cinque frammenti come il Volume 1 e, al pari di questi, impreziosito dalla geniale fotografia di Robert Richardson, capace di donare ad ogni location il rimando estetico di riferimento (dal nitido, classico bianco e nero, rievocante le fasi appena precedenti il massacro nella chiesetta texana, allo sgranatissimo e tiepido colore nella Cina del fantastico istruttore Pai Mei interpretato dallo stesso Gordon Liu che nel precedente capitolo impersonava il generale degli '88 folli' per passare ai toni caldi, luminosi e aridi delle sequenze desertiche), da una colonna sonora ancor più variegata e funzionale (il già ricordato Morricone, poi Bacalov e i componimenti originali di RZA e dell'amico di sempre, il regista Rodriguez) e da un'interpretazione corale senza sbavature, Kill Bill: Vol. 2 è dunque da considerarsi la più grande ed estrema giustificazione artistica di un'opera che, nella sua totalità, può adesso sì definirsi "gargantuesca".
KILL BILL (VOL 2)
(Usa, 2004)
Regia
Quentin Tarantino
Sceneggiatura
Quentin Tarantino
Montaggio
Sally Menke
Fotografia
Robert Richardson
Musica
Lars Ulrich, RZA
Durata
136 min