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1982, David Cronenberg firma il suo Videodrome, film che segnerà un'intera generazione cinematografica col suo culto, poichè il riscontro che trova questo film, insieme a tutta la produzione del regista canadese, va ben oltre la soddisfazione di un "semplice spettacolo" cinematografico.
L'intera sua filmografia segue infatti da sempre temi particolarmente propri di quella ultimissima modernità che sta divenendo, o che comunque tende, a divenire altro, con una lucidità di sguardo che spesso spaventa e confonde. Videodrome è in effetti l'opera per eccellenza di David Cronenberg, che segna ufficialmente il suo ingresso nell'immaginario collettivo, inserendosi in quella delicata sfera di discorsi sulla percezione del reale e modificandone a sua volta, con le sue eccellenti metafore (Videodrome è scritto dallo stesso Cronenberg), percezione ed interpretazione. Film attualissimo, Videodrome cammina sulla sottile linea tesa tra Realtà e Finzione, e stabilisce come principale regola quella dell'incertezza, dell'incredulità e del senso di vertigine, dovuto all'equilibrio precario tra il regime del senso e quello del significato, inteso però come significato indotto.
Si perchè, Videodrome, è innanzitutto un film apocalittico, figlio di un terrore panottico e di un Orwell ormai a due anni dal capolinea, ma è un'apocalissi differente quella di Cronenberg, perchè la "teoria del complotto" non prende qui forma come un'ennesima riproposizione della caverna di Platone, bensì viene superata e messa in discussione da una molteplicità di piani, che inglobano e confondono la realtà stessa del Grande Fratello o dell'aspirante tale: un piccolo omino dall'apparenza (e dall'interno, anche) viscida, proprietario di uno squallido negozio di occhiali, strumenti per eccellenza della "correzione" e relativa standardizzazione della vista.
L'inizio del film infatti ci introduce a questa molteplicità, presentandoci un dettaglio: una televisione accesa. A ben vedere però, il dettaglio potrebbe essere invece un primo piano: della segretaria di Max, ripresa sullo schermo, in diretta, parrebbe... Quindi ci domandiamo subito: che cosa abbiamo davanti? Un primo piano di un viso umano o un particolare di un'oggetto? In primo luogo quindi, vi è una fusione (l'intera filmografia di Cronenberg è piena di fusioni, ne ricordiamo una eclatante in: La mosca) tra un corpo ed un oggetto, i piani differenti esistono, li abbiamo palesemente davanti agli occhi, ma ancora non ci crediamo perchè sono schifosamente cuciti tra loro, carne, viscere, nervi, plastica e metallo, in una progressiva disumanizzazione...
Poi, quella strana immagine ci parla: "Apri gli occhi, e prendi contatto con la realtà... Max, non stai sognando". Quindi quello che stiamo per vedere non ha nulla a che fare con l'allucinazione: è la realtà, sta certamente accadendo, ed io sono sveglio... ma se non abbiamo modo di comprendere da cosa proviene questo avvertimento, possiamo fidarci? E Videodrome è infatti un film di denuncia, verso lo schermo televisivo e i suoi contenuti, responsabili di orrenda infezione, tumore che però, come abbiamo detto, colpisce persino i creatori del sistema, come nel caso del Dott. Oblivion. Caso particolare, il suo, perchè, morto prima di poter vedere realizzato il progetto Videodrome, "vive" ogni situazione attraverso il suo registrato passato. Un'archivio di possibilità, che trasformano la differita in diretta, spalmando la memoria sulla superficie di immediatezza televisiva, annullando il valore stesso di testimonianza storica e di Storia. La realtà diviene delirio e dell'allucinazione, causati da una umana violenza che ha distrutto il tempo e lo spazio, spinta da una Volontà di potenza che riduce al Presente l'intera nostra (non)esperienza.
E si cerca quel corpo perduto, in ogni film di Cronenberg. Si cerca quella base ontologica dell'uomo che è venuta meno, ma la prova di esistenza per eccellenza: la fotografia, perde progressivamente ogni sua capacità di garanzia. Sparisce il cadavere, nelle foto di Antonioni in Blow Up (incredibile 1966), come se si fosse alzato ed avesse acquistato nuova vita, appunto, nella condizione disumana della morte. E, se Romero segue i primi passi di questi primi morti che camminano (La notte dei morti viventi, 1968), portando il ribaltamento dei valori necessario per i rivoluzionari anni '70, Ridley Scott, nelle sue analisi delle fotografie in Blade Runner (1982 come Videodrome) troverà solo una poltiglia informe di quello che poteva essere un viso... Il corpo che abbiamo davanti non è più ne morto ne vivo, ne replicante ne uomo; tutto si muove sullo stesso piano.
Ed allora la strada più ovvia per questi personaggi perduti è quella dell'eccitazione fisica, sessuale. Si tenta l'impossibile orgasmo tra il corpo e il non-umano, in un ultimo disperato appello al Senso. L'artificiale diviene immaginario e l'inorganico acquista Sex Appeal in un mondo desoggetivato e feticista per necessità. Ed è proprio la più recente produzione cinematografica ed audiovisiva in generale a mostrarci l'impossibilità di ritrovare il corpo: fatto a pezzi dal montaggio sempre più veloce (ricordiamo per dovere le prime produzioni di Shinya Tsukamoto) oppure distorto dalle lenti, reso grafica per videoclip, smaterializzato dal catodico, irrecuperabile nella rimastrerizzazione delle vecchie pellicole e delle foto in digitale.
Si cerca il piacere per il piacere, in una bambinesca e fallimentare ostinazione, cercando sulle cose invece che dentro le cose, ma perchè dentro è terribile. Disgustose sono le viscere, e disgustoso è il corpo una volta che, licenziato dal suo nobile compito di mezzo di trasporto per le scorribande terrene di un'anima superiore, rimane solo, in compagnia di una coscienza che nulla ha a che fare con l'animo, che improvvisamente non sa più dove andare e non ricorda neppure la strada di casa (La casa è un'altro tema caro alla Hollywood anni '80 '90). Il piacere quindi, è quello che cerca anche la maggioranza dei telespettatori di Canale63, "Il canale che vi portate a letto", ed è un piacere che si guarda, sono film porno che eccitano lo sguardo prima di ogni altra cosa, che anzi eccitano attraverso lo sguardo. Ma Videodrome è qualcosa di differente; perchè, se si guarda attentamente, si può vedere che le torture e gli omicidi che in esso avvengono non sono finzione ma la nuda realtà. Ecco perchè la gente guarda Videodrome: perchè ne riceve la promessa di un piacere originale, di una gratificazione totale, inclusiva, tattile delle sensazioni del corpo, non mediata dallo sguardo.
E tutto si svela nel saper come vedere, non cosa vedere. Max entra da "Spectacular Optic" e prova diverse paia di occhiali come per cercare un giusto sguardo, una corretta codificazione di Matrix (perchè, per chi non l'avesse notato, Matrix è un "power-up" di Videodrome), salvo poi essere cordialmente invitato a posare il paio di occhiali di una futura "collezione primavera" (le mode come fittizie immagini del sé, a scadenza stagionale) per indossare un più adatto casco per la registrazione delle allucinazioni. Perchè è esattamente quella la visione di cui ha bisogno Max: Ciò che serve per combattere Videodrome è Videodrome stesso, ed egli sarà in grado di mutare gli esiti stessi della mutazione, un cambiamento del cambiamento che trasformerà, a partire da una presa di coscienza del nuovo sé (e dalla rimozione della cassetta virus) la disumanizzazione in superumanizzazione. Max diviene la videoparola fatta carne, come il Neo-eletto in Matrix, capace di leggere il codice stesso della videosfera e di utilizzarlo per cambiarla... Lieto fine? Non esattamente, perchè in Cronenberg, al contrario di Matrix e dei suoi fastidiosi seguiti-didascalia, non possiamo più distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Resta un particolare inquietante da risolvere nella storia, cioè quando Max, dopo aver indossato il casco, vede trasformarsi i pixel digitali in una, allucinata certo, ma pur sempre rassicurante, "analogica" realtà. Non vedremo più nel film il momento in cui il casco viene rimosso... e piace pensare che quel dispositivo di visione sia ancora sulla testa di James Wood, così come sulla nostra, alla fine della visione di Videodrome.
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