The Dark Knight Rises, un supereroe da "cinema d'autore"

Personal Infos
Name: 
Orsini
First Name: 
Valentina
Category: 
review
Language: 
Italian
The Dark Knight Rises, un supereroe da "cinema d'autore"

Per la città di Gotham Batman è oramai il fuorilegge che ha tolto la vita ad Harvey Dent. Sono passati 8 anni da allora, e nel cielo l’icona dell’uomo pipistrello è completamente sparita. Di Bruce Wayne più nulla, se non l’immagine di un uomo rinchiuso in casa come un eremita, che passa da una stanza all’altra servendosi di un bastone. Il destino, però, riserva a Batman qualcosa di ben diverso. Sarà infatti l’arrivo di una bella e astuta Catwoman e di un criminale chiamato Bane a dare a Bruce un valido motivo per indossare ancora una volta le vesti del Cavaliere Oscuro.

Stavolta Batman si trova di fronte un uomo che porta addosso i segni di un passato sofferto e disperato, la maschera ne è l’emblema, il quale saprà mettere a dura prova Bruce. Il corpo, e ancor di più lo sguardo di Tom Hardy, la sua voce metallica, “disumana”, inquietante, fanno di Bane un personaggio perfettamente riuscito, nonostante l’incolmabile vuoto lasciato dal Joker di Ledger. Lo spettatore riesce a cogliere anche nel più temibile dei criminali delle sfumature psicologiche che annullano le barriere tra il bene e il male. Negli occhi di Bane si arriverà a vedere il dolore fino a compatirlo, lo stesso che per mezzo degli stratagemmi narrativi sfoderati in momenti ben precisi portano lo spettatore dalla parte del cattivo. E questo è uno dei “prestigi” più sbalorditivi che solo un grande cineasta può fare. Lontano dalle caratterizzazioni prettamente fumettistiche nate in casa Marvel o Dc Comics, il Batman di Nolan è un supereroe che scende per le strade e combatte con il popolo. Un uomo che ha perso la fiducia in sé stesso anche dopo aver sacrificato la propria immagine e la propria persona per la vita di un bambino (e quel bambino lo ricordiamo tra le braccia di Dent, ed era il figlio di Gordon). Un uomo. Gotham viene innalzata a mondo, una città in preda al caos, (non) gestita da un Governo assente, in mano a un esercito di corrotti che come niente si schiera dalla parte del terrorista. I migliori uomini sono quelli che “non” portano la divisa, come il commissario Gordon, anche il novello Joseph Gordon-Levitt nei panni di John Blake. Non è un poliziotto come gli altri Blake, è una “testa calda”, per questo diventerà un altro fondamentale compagno di Bruce/Batman. Rimbombano tra le note di Hans Zimmer le forti riflessioni che tanto stanno a cuore al regista inglese. Non esiste politica, nè il concetto di una società che tuteli l’umanità. C’è solo  Batman, e Gotham (il mondo) ha bisogno di lui. Di un “uomo” che torna sempre indietro dando le spalle alla strada ben spianata per salvare la sua città e la sua gente.

Nolan ha fatto di una trilogia dedicata alle gesta di un supereroe un pezzo di cinema d’autore. Come? Non si sa, bisognerebbe chiederlo a lui. La sola cosa certa, però, è che, uscito dalla sala, dentro lo spettatore, nella sua testa e nel suo cuore, non può che esserci l’immagine di un uomo, non di un eroe sovrumano. L’immagine di un villain dalla maschera inquietante, solida come l’acciaio ma squarciata da una lacrima. L’immagine di una città in preda alla disperazione, spaesata, con gli occhi sempre rivolti al cielo nell’attesa del suo salvatore dal mantello oscuro. Ma Batman può essere chiunque decida di mettere una maschera, questo Gotham ancora non lo sa. Il mondo non sa che chiunque può innalzarsi a eroe, anche il più semplice degli uomini, uno che sente il bisogno di coprire le spalle a un bambino spaventato e infreddolito …