Carnage

Personal Infos
Name: 
Bencivenga
First Name: 
Chiara
Category: 
review
Language: 
Italian
Carnage

Un cast d’eccezione per un’energica e spiazzante trasposizione cinematografica dell’opera teatrale di Yasmina Reza, Le dieu du carnage. Kate Winslet, Jodie Foster, Christophe Waltz e John C. Reilly: un totale di 11 nomination e 4 premi Oscar nelle carriere dei quattro, unici interpreti di Carnage, l’ultima commedia del regista Roman Polanski.

Carneficina, massacro. Ma nessuna violenza fisica, in questo film statico e sorretto dai dialoghi, fatta eccezione per la causa scatenante, l’evento che dà il via alla vicenda, ma che viene ripreso da lontano, a cavallo dei titoli di testa: il figlio dei coniugi Cowan (Winslet e Waltz) colpisce con un bastone il figlio dei Longstreet (Reilly e Foster); i genitori si incontrano per discutere civilmente dell’accaduto. L’atmosfera teatrale traspare in ogni inquadratura, che lascia tutto lo spazio alla recitazione, agli attori e ai loro volti. L’ambiente chiuso e asfissiante di una casa medio-borghese di Brooklyn rende impossibile ogni via di fuga: tutto si concentra in un piccolo spazio, dal quale la coppia ospite, i Cowan, cerca spesso di liberarsi per poi venire subito risucchiata, un minuscolo emisfero che sembra contenere le peggiori sfaccettature dell’essere umano. Come a teatro, e come nella vita, volendo usare un’accezione pirandelliana, i personaggi sono costretti a indossare le maschere del perbenismo, del conformismo, della civiltà. La falsità e i sorrisi ipocriti caratterizzano le prime sequenze del film, oltre a frasi di circostanza e dialoghi sgradevolmente pacati; ma ben presto, la claustrofobia, l’alcool e la naturale inclinazione dell’essere umano a prevalere sui suoi simili, faranno cadere queste maschere in un climax di violenza puramente verbale che oscurerà completamente l’argomento centrale della discussione, portando in superficie i contrasti, i conflitti e le frustrazioni personali, che i personaggi, come tutti gli esseri umani, tendono a nascondere in nome della moralità.

Adulti che tornano bambini, dunque: ovvero, quando la regressione infantile diventa rifiuto della società e fuga dalle sue convenzioni. La componente brillante e fortemente umoristica del film è data dal fatto che ogni spettatore può identificarsi in uno dei suoi personaggi, nelle loro debolezze, nelle loro crisi di nervi, quasi invidiando la loro capacità di disinibirsi e lasciarsi alle spalle ogni conformismo per liberare, davanti a perfetti estranei, la propria natura primordiale. Un massacro, dunque, in cui non esistono né vittime né carnefici, ma un istinto primitivo che gradualmente viene a galla, con un agrodolce sapore di espiazione e liberazione, accentuato dalla chiave deliziosamente ironica che condisce il tutto.