Da venerdì 20 aprile
al Cinema Fratelli Marx di Torino
Il mio Paese di Daniele Vicari:
il cinema italiano di qualità nei circoli Arci-Ucca
Che il cinema italiano viva da anni in uno stato di profonda crisi non è una novità. I film italiani programmati sono solo il 25% del totale presente sugli schermi e in questo 25% sono pochi i film di grande successo. Il pubblico complessivamente non cresce, nonostante l'avvento dei multiplex. Gli spazi per il cinema che esistono sono sempre più concentrati (basti pensare che la maggior parte dei comuni italiani non ha una sala cinematografica) e omologati ad una concezione di consumo del 'prodotto cinema' inteso solo come forma di entertainment.
Bastano queste considerazioni per dire che il cinema italiano rischia di non comunicare e non confrontarsi con il Paese, pur volendone essere una delle più importanti forme artistiche. L'assenza di investimenti pubblici efficaci porta il cinema sempre più vicino ad una pericolosa soglia di marginalità. E' per questo che una riforma è improrogabile, che metta al centro la promozione del nuovo pubblico, il cinema come bene culturale e che liberi il sistema cultura da blocchi monopolistici, che rendono difficile oggi operare in Italia.
Sono queste le ragioni per cui tanti autori pur riuscendo a trovare la strada per realizzare il proprio progetto filmico, non riescono poi ad incontrare un pubblico.
E' questo il caso del film Il mio Paese, di Daniele Vicari, che voluto dalla Cgil per il proprio centenario (e prodotto dalla Vivo film con il contributo di Rai Cinema) ha raccolto una sfida suggestiva: visitare dopo quasi 50 anni gli stessi luoghi raccontati dal documentarista Joris Ivens, nel film 'L'Italia non è un paese povero'. Un documentario, del 1959, che racconta un Paese in crescita.
Un giovane, ma già affermato autore italiano, Daniele Vicari, nel 2005 si è recato in quei luoghi per filmare, ascoltare altre persone, registrare nuovi problemi e li ha messi a confronto con le immagini, i volti e le vicende documentate da Ivens. Questo film, presentato come evento speciale nella sezione Orizzonti della 63° Mostra del cinema di Venezia 2006, aveva e avrebbe tutte le carte in regola per potere contare su una distribuzione 'normale' nel circuito delle sale d'essai, ma così non è stato. Se la sfida di Vicari è stata quella di attraversare l'Italia e tentare di raccontarne le contraddizioni, le potenzialità e le risorse, quella di Arci e Ucca è, invece, quella di dargli visibilità, creando momenti di incontro con il pubblico, nei propri circoli. “Certamente non mancheremo di fare sentire la nostra voce nel cammino che sta iniziando per definire una nuova legge sul cinema e lo spettacolo dal vivo - ci dice Greta Barbolini, presidente dell’Ucca- Lo faremo mettendo al centro le nostre priorità e rivendicando un nuovo ruolo per l'associazionismo culturale in Italia, ma intanto volgiamo fare la nostra parte: aprire le porte di cento circoli Arci e Ucca, dal Nord al Sud, per fare vivere il cinema italiano e raccontare l'Italia di oggi, attraverso le immagini del film-documentario di Daniele Vicari.