Un tranquillo picnic di alcune ricche collegiali tra rocce
vulcaniche vecchie un milione di anni e boschi brulicanti
formiche e rettili. La delicatezza delle adolescenti vestite
di pizzi bianchi, riparate da piccoli ombrelli, distese sull’erba
a ricamare e leggere poesie, e tutto intorno l’asprezza
di un paesaggio scosceso, pieno di anfratti, reso secco e
pungente dal calore e dagli odori del polline. La tensione
tra un fragile ordine umano e un potente caos naturale penetra
il mistero della femminilità. Quattro ragazze si allontanano
per esplorare la roccia: come in preda a un ipnosi lisergica
si perdono nel pomeriggio, si addormentano, si liberano dei
corsetti, delle calze e delle scarpe, vivono una sorta di
comunione con la terra, come belle streghe si concedono al
sabba e scompaiono per sempre.
In Picnic… viene raccontato il disgregarsi di un ordine
razionale e sociale rappresentato dall’esclusivo collegio
per ragazze di buona famiglia: il sistema educativo è
un attrezzo botanico che pressa i fiori tra due superfici,
è il busto dai lacci stringenti che fascia il petto
delle ragazze, sono i cappelli, i guanti e le vesti ingombranti,
ma è anche l’immaginario accademico di poesie
imparate a memoria, di nozioni matematiche e scientifiche,
di arte raccolta su libri e stampe. Nel giorno di San Valentino
del 1900 la solida organizzazione scolastica del collegio
Appleyard crolla sotto il peso dell’imprevisto e dell’inspiegato:
fin dal mattino qualcosa di misterioso serpeggia tra le ragazze,
l’eccitazione per il giorno da trascorrere fuori, e
la gioia per il santo che celebra l’amore terreno. Sospiri,
lettere, nostalgia per uomini lontani e affetti mancanti,
un senso di malinconica prigionia per le giovani studentesse.
Tra loro si distingue Miranda, la più bella, la più
bionda, la più sorridente e smagliante di tutte, ma
anche la più misteriosa e sfuggente, colei che guiderà
le amiche attraverso le rocce, in preda a un’ispirazione
che le attrae verso un’altra dimensione. Chi è
Miranda? Lei sembra sapere cosa sta per accadere (“Io
non rimarrò con voi a lungo”, confida all’amica
più cara, la stessa che parlando di lei dopo la scomparsa
dirà: “Miranda conosce cose che pochi altri conoscono.
Non è andata lì per caso”). Passaggio
fondamentale del racconto è il momento in cui Miranda
e le amiche si allontanano dal resto del gruppo: l’insegnante
di francese saluta da lontano la ragazza e ha come una visione.
“Adesso so. Miranda è un dipinto del Botticelli”.
La donna se ne rende conto poggiando sulla terra il libro
d’arte che stava leggendo, la riproduzione della Venere
del Botticelli. Miranda E’ ARTE vivente, è una
divinità pagana, inspiegabile forza naturale, creatura
che comunica con le profondità terrene dalle quali
sono emerse le rocce di Hanging Rock. In quel mentre gli orologi
si sono tutti fermati, gli orologi che Miranda detesta (“Non
lo porto più. Ne detesto il tic-tac sopra il cuore”),
sulle pietanze del picnic brulicano le formiche, e un sonno
diffuso avvolge il gruppo. Solo la più acida e disillusa
delle insegnanti, quella di matematica, sentirà anch’ella
il richiamo della roccia, e si metterà sulle tracce
delle ragazze scomparendo con loro.
Miranda stravolge il destino di molti, porta al suicidio la
sua migliore amica , spinge due giovani uomini ad unirsi nella
ricerca delle ragazze, getta nella follia la direttrice del
collegio, ma la sua identità terrena è forse
soltanto quella di un sogno, un qualcosa di impalpabile ed
eterno il cui significato si nasconde tra anfratti rocciosi
vecchi migliaia di anni.