FANTASMI A OCCIDENTE III / EXTRA
Repulsion
di Enrico Bisi

Repulsion è lo studio di una donna. Parte dall’occhio bello e stralunato di Carol (Catherine Deneuve) sui titoli di testa e finisce sullo stesso occhio, fotografato bambino in una vecchia immagine di famiglia incorniciata a dovere e posta in camera da letto.
Come il film suggerisce attraverso la sua apertura e la sua chiusura, anche Carol procede a ritroso. Psicologicamente.
Il film pare dividersi in due blocchi: il primo mostra la protagonista evidenziandone soprattutto le abitudini quotidiane e i gesti, che seppur strani, non lasciano presagire ciò che è rappresentato nella seconda parte, ovvero la completa follia che inizia quando la sorella Helen parte in vacanza con un uomo sposato.
Carol ha un lavoro in un salone di bellezza (rigorosamente solo per donne), vive in un discreto appartamento insieme alla sorella e ha un ragazzo “per bene” che la corteggia. Tutto normale, solo che per lei il giovane corteggiatore è una persecuzione. Ne rifiuta ogni proposta e si scorda degli appuntamenti, e quando il ragazzo tornerà a cercarla nel suo appartamento per dichiararle il proprio amore, lei lo accoglierà uccidendolo a colpi di candeliere. A lavoro fa solo danni rischiando di tagliare un dito a una cliente, e la sorella infine è una donna piuttosto disinibita e a proprio agio con gli uomini (le piace addirittura guardare il wrestling in televisione) e frequenta anche un uomo sposato con un’altra donna.
Ma per Carol non è certo una questione morale, la sua è una malattia che corre sul filo della complicata relazione tra desiderio e orrore nelle relazioni (a qualsiasi livello) con l’altro sesso. Ha terrore degli uomini e di tutto ciò che è di un uomo, ma il fatto che rende il personaggio ancora più affascinante è che ne nutre comunque un desiderio (seppur recondito).
È importante e cruciale a tal proposito soffermarsi sull’incubo ricorrente di Carol: un uomo entra in camera sua, si infila nel suo letto e la violenta, e lei terrorizzata non ha quasi cenno di difesa, rimanendo passiva, morbosamente gelida. Una sera, al culmine della propria follia e rinchiusa ormai in se stessa, prima di andare a dormire Carol si pettina, si mette il rossetto e si colora il contorno degli occhi. Poi si corica sul suo letto a una piazza, e al rintocco delle campane sfata, almeno in sogno, il suo tabù.
Perchè pare che nella vita non gli sia dato di sublimare i piaceri della carne nemmeno attraverso uno stupro, e così è costretta a farlo in un sogno da lei elegantemente preparato. Il tentativo di violenza del padrone di casa (quello sì vero, non sognato), entrato a forza per riscuotere l’affitto e finito poi ammazzato, pare essere quasi un atto mancato non tanto per lui, quanto piuttosto per lei, sopraffatta dal terrore e da un odio ceco, condannata a non dar pace ai propri sensi, vergine dannata.
L’instabilità della donna è accompagnata da una colonna sonora che è un connubio perfetto tra musiche, suoni e rumori che si alternano e talvolta si sovrappongono sempre in misura piuttosto incisiva rispetto anche alle immagini stesse. Le musiche di Chico Hemilton, presenti soprattutto negli esterni, oscillano tra un free jazz ed echi di fiati alla Varèse, e aumentano la dimensione angosciante del film e quella pericolante della protagonista. Nell’appartamento di Carol sono invece i rumori e i suoni a essere maggiormente presenti, incessanti quasi, come il ticchettio dell’orologio o la campana mi mezzanotte, rotti talvolta da musiche brevi e violente nelle scene in cui Polanski decide di voler spaventare lo spettatore.
L’intreccio del film, per concentrare le attenzioni sul personaggio, è davvero molto semplice, persino banale, e i personaggi che ruotano attorno a Carol hanno il solo scopo di mostrare come lei interagisce con il mondo esterno. Le reazioni ai comportamenti di Carol del coro umano che l’avvolge non contano nell’economia del film, e spesso non vengono neppure mostrate.
Nel finale nessuno si occupa dei cadaveri, ma tutti (vicini di casa al gran completo, Helen e il suo compagno) rimangono attorno a Carol (nascostasi sotto il letto) a fissarla, devastata ormai dagli accadimenti e da se stessa, costretta a un completo stato catatonico.
Il compagno di Helen la prende in braccio per allontanarla, portarla chissà dove, con movenze e sguardi che ricordano inevitabilmente un film di vampiri, un Dracula metropolitano della swinging London che non può fare a meno di cedere alla bellezza di una Catherine Deneuve in una delle sue migliori interpretazioni di sempre.