FANTASMI A OCCIDENTE III / EXTRA
Palcoscenico
di Francesco Rabissi

Situato sul precario equilibrio tra tragico e comico, il genere della commedia cinematografica attraversa una stagione di enorme successo durante gli anni trenta. In questo periodo infatti lo Studio System hollywoodiano si specializza nel produrre a gran velocità opere che incontrino i gusti del pubblico e che rispondano alla politica dei generi, opere spesso destinate a rimanere impresse nella storia del cinema. Fra i grandi registi da riscoprire merita un posto di primo piano Gregory La Cava, autore italoamericano dagli ideali democratici, dedito a un cinema rispettoso dei canoni estetici degli Studios ma capace al contempo di instillare nei propri film critiche sociali e quesiti etici, seppur improntati ad un chiaro populismo di fondo. Il suo cinema, definito “di frontiera” per la caratteristica alternanza tra momenti comici e altri di maggior intensità emotiva, non ha mai raggiunto la notorietà di cui hanno goduto illustri colleghi quali Capra e Lubitsch. Eppure se di Lubitsch touch si può parlare, il medesimo concetto vale per La Cava, autore, tra le altre opere, di quel piccolo capolavoro di screwball comedy quale è L’impareggiabile Godfrey (1936).

Non proprio al filone della screwball appartiene Palcoscenico (1937), ispirato all’omonimo spettacolo teatrale di Edna Ferber e George S. Kaufman messo in scena a Broadway nel 1936. Ambientato quasi per intero in una misera pensioncina per aspiranti attrici, il film rappresenta una delle più suggestive dramatic comedies del periodo. La struttura corale del film poggia su due storie che corrono parallele: l’una ha per protagonista la giovane e ricca Terry Randall (Katharine Hepburn), alle prese con il sogno di una carriera teatrale che striderebbe, a detta del padre, con la condizione upper class cui appartiene. L’altra ha come fulcro la figura di Kaye Hamilton (Andrea Leeds), giovane attrice in cerca di una parte e destinata a non sopportare il peso di una vita di stenti e di speranze deluse. A far da sfondo una cornice costituita dai sogni delle altre attrici della pensione e un mondo di impresari corrotti e di ricchi borghesi diposti a pagare pur di avere ragione.

La storia della miliardaria viziata col pallino del teatro non sarebbe particolarmente originale se non fosse per alcuni elementi che rendono il film ricco di spunti di riflessione. Prima di tutto la vicenda nasconde alcuni inquietanti risvolti sociali. Il ritratto della società che affiora dalla pellicola lascia infatti disarmati: se Terry riuscirà a calcare un palco sarà solo grazie ai soldi del padre, finanziatore occulto dello spettacolo teatrale finale. E se la stessa Terry scoprirà in sé un certo talento attoriale, ciò avverrà solo in seguito alla morte di Kaye, prima vittima di un sistema opprimente e ingiusto. Il prezzo che la protagonista dovrà pagare è la perdita dell’amica, troppo debole per sopravvivere in una società che sembra premiare solo i ricchi.

Appare chiaro che a far funzionare il sistema è il denaro, non il talento, e che il prezzo da pagare per raggiungere i propri sogni è proibitivo. Tuttavia non è di sogno americano che si sta parlando, poiché Terry non parte dal nulla. Sarebbe infatti eccessivo leggere nel film un paradigma del self made man, poiché la protagonista è miliardaria. Si può piuttosto leggere tra le righe l’invito roosveltiano alla collaborazione di classe e all’unità del popolo in nome di un obiettivo comune. Solo grazie alla frequentazione di un ambiente “basso” la miliardaria Terry acquista coscienza di sé e dei propri mezzi.
Altro elemento forte del film è la presenza di Katharine Hepburn, che proprio allora era all’apice della carriera e la cui vicenda artistica presenta qualche tratto in comune con il personaggio di Terry Randall. Proprio sulla funzione primaria della figura femminile si basano molti film dell’epoca. Negli anni trenta si fa strada un personaggio femminile assai diverso, per carattere e tempra, rispetto a quelli che avevano animato gli schermi degli anni Venti. Una figura decisa e volitiva, a tratti anche aggressiva, che può forse essere messa in relazione con la situazione politico sociale degli Stati Uniti del tempo. Siamo infatti in pieno clima roosveltiano e le indicazioni governative mirano a instaurare un’atmosfera di condivisione degli sforzi e dei sacrifici da parte dell’intera nazione. Un richiamo di questo tipo pone la donna sullo stesso piano dell’uomo, storicamente simbolo dei valori del coraggio, della volontà e della fede nel progresso. Gli anni trenta sono solo l’inizio del riscatto di cui la figura femminile sarà protagonista nel decennio seguente, quando il nuovo ruolo sociale assunto dalle donne durante l’impegno bellico americano porterà a un vero e proprio genere cinematografico, ovvero il women’s film.

Accade così che la donna hollywoodiana negli anni trenta vesta spesso i panni di personaggi forti e di spessore. Non più debole, fragile e dedita alla sfera privata, ma problematica, contraddittoria, ribelle e sempre in un ruolo attivo. Terry è disposta a tutto pur di realizzarsi, compreso scontrarsi con una realtà altra rispetto alla propria ed esporsi agli scherzi delle coinquiline che ignorano chi sia Shakespeare. Diventare attrice significa emanciparsi non solo dalla famiglia, ma anche dal peso della tradizione che quella stessa famiglia rappresenta.

Condotto con mano sicura alternando toni ora divertiti ora drammatici, Palcoscenico rappresenta il caso di un’opera da una parte rispondente ai canoni imperanti della Hollywood classica, la cui estetica si basa su un linguaggio conciso e ritmato, semplice ma puntuale, dall’altra volta a denunciare la corruzione e la miseria su cui si fonda il mondo dello spettacolo. Fautore di una regia che nasce dall’attore, colto nella sua naturalezza e spontaneità, La Cava scompagina l’impostazione teatrale dell’opera per affidarsi all’improvvisazione degli attori e per dirigere con ritmo veloce. Tra tutte ci sembra doveroso citare la mirabile sequenza del suicidio di Kaye, in cui una soggettiva sonora degli applausi del pubblico teatrale accompagna la drammatica decisione della ragazza di togliersi la vita.