FANTASMI A OCCIDENTE III / EXTRA
Editoriale
di Lorenzo De Nicola
Giunto ormai alla sua terza edizione, Fantasmi a occidente vuole proseguire il cammino provocatorio proposto negli anni scorsi incentrando la scelta filmografica sul personaggio femminile.
Molti potranno obiettare, a ragione, sulla necessità di insistere su un dibattito apertosi circa quarant’anni fa e che tuttora si ripresenta in modo regolarmente intermittente. Ad un’analisi più approfondita risulta però evidente come l’emancipazione e le problematiche sociali e sessuali siano sottoposte – spesso e volentieri – ad un processo di stereotipizzazione su cui si insiste più per suscitare reazioni sensazionaliste e vittimistiche, dal forte impatto emotivo e dal sicuro successo al botteghino, piuttosto che per una reale ed onesta esigenza di denuncia.
Al contrario, è molto più arduo individuare nel panorama globale le opere in cui la donna è trattata in quanto unico ed effettivo ingranaggio sinergico del motore narrativo e molte di più sono quelle in cui, inevitabilmente, da una parte agisce come mero contrappunto del personaggio maschile e dall’altra indossa le sembianze impostegli da un pensiero dominante appartenente alle ossessioni di quello stesso universo (a questo proposito basta citare tre nomi della cinematografia mondiale che, malgrado le differenze stilistiche e contenutistiche, si possono accomunare: Martin Scorsese, David Lynch, Federico Fellini).
In questa chiave si può leggere anche l’ultima opera di Stanley Kubrick, epocale maestro del cinema, che proprio nel suo controverso lavoro testamentario ha voluto stigmatizzare la suddetta problematica. “Eyes wide shut” è sia una chiara speculazione sul rapporto di coppia sia un vero e proprio giudizio sull’immaginario della settima arte, in cui la donna perde la propria consistenza divenendo proiezione eterea, visione, fantasma o inconsapevole forma di spettacolarizzazione. Questo il caso de "La donna scimmia" (Marco Ferreri, Ita, 1964), nel quale l’ingenua Maria viene grottescamente “proiettata” nello spietato mondo di Antonio Focaccia per soddisfare i pruriti di un pubblico famelico.
Proprio per opporre a queste apparizioni fantasmatiche vere e proprie figure forti e definite a tutto tondo, nasce l’ultima edizione di questo cineforum che cerca di selezionare e indagare quelle opere che vanno a riscoprire il reale ruolo attanziale della donna; quei lavori in cui le figure femminili sono le vere protagoniste della messa in scena; quei soggetti in cui si elaborano particolari interpretazioni drammaturgiche che ne fanno spiccare la forza e la bravura.
E per fare questo è stato necessario imporsi delle limitazioni. Molti infatti si interrogheranno sulla motivazione della mancanza di titoli come Gertrud (Carl T. Dreyer, Dan, 1964), In the cut (Jane Campion, Usa, 2003), Dogville (Lars Von Trier, Dan, 2003), La sposa in nero (Francois Truffaut, Fra, 1968), Kill Bill vol.1/2 (Quentin Tarantino, Usa, 2003), La fiamma del peccato (Billy Wilder, USA, 1944), solo per citarne alcuni. Ma la risposta è presto data. Allo stesso modo delle passate edizioni, Fantasmi a occidente si è voluto prefiggere come obiettivo della propria cernita quello di offrire al suo pubblico non solo visioni parallele o riletture critiche, ma anche titoli desueti e spesso dal difficile reperimento.
Il percorso offerto parte pertanto da La sera della prima (John Cassavates, Usa, 1978) con la strepitosa interpretazione di Gena Rowlands alla ricerca di sè stessa e della propria condizione di donna/attrice, per svilupparsi in un labirinto di passioni, ossessioni, speranze e illusioni che caratterizzano la costruzione del personaggio da un punto di vista drammaturgico ed esistenziale e infine concludersi con l’enigmatico Picnic ad Hanging Rock (Peter Weir, Australia, 1975) in cui, invece, le suddette pulsioni vengono risucchiate da una natura misteriosa e aggressiva trasformando i personaggi finora creati in vere e proprie entità ectoplasmiche, vestali di una dimensione temuta e sconosciuta, e riportandoli alla loro condizione primigenia di “fantasmi a occidente”.