FANTASMI A OCCIDENTE II / EXTRA
Nove Film per Nove Generi
di Lorenzo De Nicola e Antonio Santangelo
Parlare dei generi e della loro contaminazione in senso
classico risulterebbe inutile e fine a se stesso, dal momento
che fino ad oggi si è molto speculato sull’argomento
e parole come post-moderno e meticcio sono ormai logore e abusate.
Tanto più in questo periodo di scontro di civiltà,
che sembra imporre allo sguardo di fissarsi sulla realtà
e non sul linguaggio con cui se ne parla. La scelta era tra
un cineforum su temi d’impegno civile, per gli scettici,
ed uno per i decadenti che credono ancora che il modo migliore
di affrontare le ideologie non sia opponendole ad altre ideologie,
ma dimostrando la loro debole natura di oggetti estetici, effetti
di linguaggio che si possono neutralizzare giocandoci.
Fantasmi a occidente si propone pertanto di offrire al suo pubblico
decadente un nuovo punto di vista che rifletta sulle problematiche
del genere in maniera trasversale e indiretta. Non più
nell’ottica classica, filologicamente legittima, del cinema
americano che impone i suoi canoni e su di essi s’interroga,
ma in quella più globalizzata delle cinematografie periferiche
che ricevono quei canoni e li rielaborano, restituendoli come
oggetti estetici svuotati dalle loro ideologie e riempiti di
sensi nuovi.
Un esempio troppo famoso per essere riproposto ad un pubblico
di decadenti cinefili, ma perfetto per rappresentare l’estetica
del cineforum, è Il Sesto senso di Night Shyamalan [1999],
in cui un regista indiano ci mostra con la semplicità
disarmante della sua cultura come i codici occidentali del genere
horror siano in grado d’influire sulla nostra interpretazione
del film fino a nasconderci verità del tutto evidenti.
Accecati dal genere come categoria interpretativa a priori,
non ci accorgiamo di ciò che vedrebbe anche un bambino:
anche se il protagonista non sembra fisicamente un fantasma,
in realtà è morto fin dall’inizio del film!
Il gioco linguistico di Shyamalan si trasforma però subito
in qualcosa di più. La riflessione sul genere horror
diventa una critica tutta orientale ai processi conoscitivi
degli spettatori occidentali, che si servono di enciclopedie
strutturate a priori per imporre la tradizione del proprio pensiero
a realtà che con tutta evidenza andrebbero interpretate
in un altro modo. Poeticamente, solo lo sguardo altro e semplice
di un bambino, rappresentante simbolico delle culture della
periferia, può aiutare l’adulto impero a vedere
la verità.
Proprio per questo motivo gli esempi d’oltreoceano risultano
come veri e propri fantasmi a occidente, eredità spaventose
e opprimenti che impongono al nostro modo di vedere il cinema
ed il mondo interpretazioni preconfezionate che vanno criticate
dagli sguardi degli altri.
E quale luogo migliore esiste per fugare le proprie paure se
non una sala cinematografica?