FANTASMI A OCCIDENTE / EXTRA
L'angoscia
di Gisella Zilembo
Nella filmografia di Bigas Luna L'Angoscia si distingue non tanto per l'eccentricità e la morbosità dell'intreccio, tratto distintivo della poetica dell'autore spagnolo, quanto piuttosto per il modo divertente e innovativo (per quei tempi) di svilupparlo.
Quello che ad un primo sguardo si potrebbe facilmente etichettare come un horror-movie fantasioso e singolare, si trasforma in un'operazione più complessa che investe il meccanismo cinema per analizzarlo, sondarlo e – perché no - omaggiarlo.
L'angoscia, infatti, è sia una dichiarazione d'amore per la settima arte, sia una speculazione sulla visione nella sua complessità; un'apologia dello sguardo che sfiora continuamente i limiti del voyeurismo e del meta-cinematografico attraverso un labirintico gioco di scatole cinesi.
Due amiche, Linda e Patty, sono al cinema Rex per assistere a The mommy, un film dell'orrore con esplicite venature splatter, in cui il protagonista – sotto le deleterie influenze di una madre instabile - diventa uno spietato serial killer che ha per passione i globi oculari delle sue vittime.
Patty si immedesima a tal punto nella storia che la visione le provoca veri e propri attacchi d'angoscia. Per fuggire a quelle immagini raccapriccianti si rifugia nel bagno del cinema dove si nasconde – casualmente! – un altro omicida simile a quello della pellicola.
A questo punto Luna rincara la dose non solo conducendo parallelamente i molteplici piani narrativi, ma accavallandoli e confondendoli con l'esplicita volontà di spiazzare lo spettatore. Come assistendo ad un perverso gioco di specchi non si riesce più a comprendere (nemmeno dopo i titoli di coda) chi guarda e chi viene guardato, chi è spettatore e chi protagonista, rilevando quella dicotomia sussistente tra realtà e finzione che da sempre sta alla base della settima arte e che tanto la ossessiona.
Nel sanguinolento e grottesco Luna Park, mi si passi il gioco di parole, l'atto del guardare diventa rischioso e irrinunciabile, quasi un viaggio nel tunnel degli orrori e che in fondo compaia uno scheletro fosforescente o un infermiere squilibrato cambia poco le cose.
L'importante è esserci... e continuare a farlo.