FANTASMI A OCCIDENTE / EXTRA
Shaolin Soccer
di Mauro Brondi
Fino a poco tempo fa un film come Shaolin Soccer sarebbe rimasto invisibile per tutto il mercato occidentale. Volendo fare l'avvocato del diavolo la decisione di non distribuire il film sul mercato europeo (la Miramax ha recentemente acquistato i diritti per la distribuzione negli Stati Uniti...) si è rivelato fino ad ora una vera e propria "assurdità commerciale" visto che il popolo della rete (sempre più vasto anche in Italia) ha fatto di questo film un piccolo cult e ci vuole poco per capire che sarebbe senz'altro attratto da una proiezione al cinema; senza considerare la passione (o la malattia) degli italiani per il calcio che spingerebbe gli ultras a passare un sabato sera al cinema sognando la sfida domenicale della squadra del cuore.
Ricercatissimo sul mercato del dvd e campione di incassi nel sud-est asiatico Shaolin Soccer ci parla dello spettacolo: lo spettacolo dei corpi in movimento e dell'azione.
Shaolin Soccer è il cinema, quello alla Méliès, contro Lumière, che esalta la magia e il fantastico; è il kung-fu, apllicato ad ogni costo: istrionismo e abilità fisica come ribellione alla staticità e alla mortale ripetitività del moderno; e forse è anche calcio (football o soccer, come preferite): quello giocato e sognato, quell'opera d'arte imprevedibile che si crea davanti ai nostri occhi e che ci stupisce ogni volta che un pallone innocente si trasforma in magia...
La storia narra di "Golden Leg" Fung, vecchio asso del pallone in rovina dopo un rigore fallito, ed il giovane Sing, ossessionato dall'idea di diffondere fra le masse l'arte dello Shaolin Kung, ed applicarlo a tutti gli aspetti della vita quotidiana. Di qui inizia l'avventura (comica) di una squadra di calcio: allenamenti, partite, tornei…
Il primo accostamento, quello più istintivo, anche per gli straordinari effetti speciali che danno i superpoteri ai personaggi del film, è con la fortunata serie di cartoni animati Holly e Benji, ma è bene fin da subito sottolinearne la netta differenza.
L'antirealismo della serie giapponese a cartoni animati trova in Shaolin Soccer un perfetto contraltare. Nel film non assistiamo alle infinite e forrestgumpiane corse lungo il campo di gioco e il montaggio non è l'arma con il quale stupire. Ricordate nel cartone le serie infinite di stacchi sui volti tesi e stupiti, e poi il pallone deformato, e la gamba tesa, la mano del portiere aperta e immobile come bloccata all'infinito? In Shaolin Soccer nulla di tutto questo: lo spettacolo si sviluppa all'interno di ogni singola inquadratura, in un baziniano utilizzo realistico dell'effetto speciale. Qui sta la grandezza del film: le azioni, le acrobazie fisiche dei corpi (degli atleti e del pallone) avvengono sempre (o quasi sempre) all'interno della singola inquadratura che diventa una cellula completa all'interno della quale esplode l'energia del movimento e la complessità dell'azione.
Derek Lee e Stepehen Chiau (anche protagonista del film, autore già noto fra i cultori per due film di straordinario successo in patria: King of Comedy e The God of Cookery ) sanno utilizzare in modo starordinario la profondità di campo, mettendo lo spettatore, di volta in volta, nella posizione più coinvolgente possibile (indimenticabile il gol segnato da metà campo in cui siamo proprio dietro al calciatore e possiamo seguire insieme a lui l'incredibile traiettoria del pallone che va a infilarsi nel sette là in fondo!).
Il film diverte anche per le situazioni comiche e demenziali costruite con sapienza ritmica, non solo in fase di sceneggiatiura (certamente semplice e innocua, ma in ogni caso efficace), ma soprattutto in fase di realizzazione, con invenzioni visive assolutamente valide (la gag delle bucce di banana su tutte) e con espressioni attoriali straordinariamente diverse dal demenziale made in usa a cui siamo solitamente abituati.
Shaolin Soccer testimonia la presenza di un cinema vivo e vitale, guarda caso proveniente da Hong-Kong, unico territorio produttivo dove sembra (r)esistere un connubio fortunato fra commercio e arte. Un cinema fatto con il cervello ma anche con il cuore. Così il "gioco" di Shaolin Soccer non è soltanto quello "del film", della scena divertente o esilarante e spesso citazionista (gli appassionati troveranno John Woo e Jackie Chan su tutti), ma è anche e soprattutto quello dell'aspetto realizzativo, della creazione artistica libera e fantasiosa che le tecniche digitali permettono di sperimentare in modo nuovo.