FANTASMI A OCCIDENTE / EXTRA
Gummo
di Antonio Santangelo
A Xenia, in Ohio, nel cuore dell'America, un tornado ha spazzato via uomini e cose. L'ordine della civiltà non regna più sul paesaggio e nella vita della gente. La natura ha violentato la cultura. Ma quale cultura? Quale civiltà?
Un bambino con un copricapo da coniglio delle fiabe cammina solitario a torso nudo tra i rifiuti e le rovine di un ponte sull'autostrada. Nel silenzio artificioso che lo circonda, una canzone giocosa si sovrappone all'insensatezza dei suoi gesti. Fuma, piscia e sputa sulle auto che passano sotto di lui, si aggrappa alle reti di protezione come una scimmia, sporge il sedere al di fuori del ponte, inutile provocazione per un pubblico che non esiste. Due ragazzi uccidono i gatti per rivenderli ad un ristorante cinese, in cambio di colla da sniffare e qualche soldo per scopare una ragazza down che nemmeno capisce di prostituirsi, rinchiusa nella solitudine di una stanza e sfruttata dal fratello che la spia mentre va coi suoi clienti minorenni. Una bambina racconta di quando suo padre la violentava a quattro anni, ma è convinta che non ci fosse niente di male perché, in fondo, quello era suo padre.
Scene di ordinaria quotidianità, per i piccoli mostri di Xenia, abbandonati al loro destino. Ma a loro, amorali discendenti di una generazione di genitori inconsistenti, tutto sembra normale, dalla violenza alla morte. Una madre minaccia il figlio con la pistola perché non le fa un sorriso, poi gli porta un piatto di spaghetti mentre lui fa il bagno e comincia a lavargli i capelli. La schiuma del sapone cade sulla pasta, ma non importa. Lui la manda giù, come d'abitudine, con un sorso di latte, accompagnandola con un torrone. Tutto intorno, la casa è una montagna di rifiuti e di oggetti inutili. That's America.
Claude Levy Strauss (1) ha sostenuto che ciò che conta, nei miti, non sono i contenuti delle storie, ma il modo in cui vengono raccontate. La loro struttura narrativa plasma il pensiero di chi le ascolta, dandogli la forma della cultura che le produce. La cultura rappresenta un mondo ordinato secondo la stessa logica dei propri racconti. In quest'ottica, la semiotica (2) sostiene che non esistano storie in cui un soggetto non desideri un valore, da cui egli ricava la propria identità. Un personaggio è ciò che desidera. I valori del protagonista di un film sono di solito quelli in cui si riconoscono gli spettatori e la catarsi si completa quando egli raggiunge il suo obiettivo e viene riconosciuto da tutti come eroe. È dunque attorno all'identità dei personaggi che si struttura il senso della storia, inteso anche come direzione, come modo di raccontare, che significa collegare un prima e un poi secondo una logica di causa ed effetto, come diceva Aristotele (3).
Ecco il senso di Gummo, per opposizione. Il modello di Greimas descrive il funzionamento delle storie prodotte da una società che vuole ordinare il mondo. L'ordine è dato dalla relazione del valore perseguito dall'eroe con quelli degli altri personaggi e si riflette nella chiara linearità dei rapporti di causa effetto della narrazione. Ma i bambini del film di Korine sono amorali, non hanno nessun valore. La loro storia non ha senso perché non ha direzione. Non possono essere eroi e nemmeno soggetti, perché non hanno identità. Lo spettatore non s'immedesima. Come potrebbe? Eppure è proprio nel modo di raccontare che risiede il senso più profondo di Gummo. La storia dei protagonisti filmati con la cinepresa si alterna a quella di un documentario sui giovani di Xenia, nella forma di un'intervista con videocamera amatoriale. Ma le scelte linguistiche non creano distinzioni nette. I personaggi della storia entrano nel documentario e gli intervistati del documentario diventano personaggi della storia. La realtà ripresa nel video amatoriale viene narrata con scelte estetiche forti, che la fanno apparire manipolata. La finzione della storia ripresa con la cinepresa è raccontata a camera fissa, perseguendo forti effetti di realismo. Il documentario è finzione e la finzione è realtà. Il montaggio, più che legare le inquadrature e le scene tra loro le slega, dissolvendo quel rapporto di causa ed effetto tra il prima ed il poi tanto importante per Aristotele. Non sono solo i personaggi del film a non avere identità, senso e direzione, ma anche la narrazione.
Quale ordine, quale civiltà sono stati abbattuti dal tornado di cui parla Korine? Quale società può raccontare storie come quella di Gummo? Quale struttura si trasferisce nella mente dello spettatore, riflesso come in uno specchio dai personaggi senza valori del film? Una struttura dai nessi causali allentati, dalla direzione malsicura. Non sono solo i bambini di Xenia a non avere identità. Gummo è la storia dell'indebolimento dell'identità dello spettatore.
1 Ferraro, Guido, Il linguaggio del mito, Meltemi, Roma, 2001
2 Greimas, Algirdas, Del senso, Bompiani, Milano, 1974
3 Segre, Cesare, Avviamento all’analisi del testo letterario, Einaudi, Torino, 1985