FANTASMI A OCCIDENTE / EXTRA
Addio Giovinezza!
di Lorenzo De Nicola
Quando nel 1927 Augusto Genina (Roma, 1892-1957) prese in mano il progetto Addio giovinezza! non fu per lui cosa nuova. Si trattava già della terza volta che l'omonima commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia veniva adattata al grande schermo, la seconda delle quali portava già la sua firma (il Genina venne chiamato a sostituti l'Oxilia morto sul fronte durante la Grande Guerra). Si potrebbe pensare ad una vera e propria ossessione che investì il cinema nostrano e, in particolar modo, lo stesso Genina. Ma una tale interpretazione sarebbe ingenua e fuorviante in quanto la ripetitività di messa in scena dello stesso soggetto, frequente nel muto, dipese sostanzialmente da logiche di mercato volte a sfruttare testi che garantissero un sicuro ritorno economico.
Questo vale in particolar modo per l'edizione del 1927 che s'inserisce in un contesto indubbiamente drammatico per la nostra cinematografia (il definitivo naufragio di imprese velleitarie come l'UCI e la CITO) e che, non a caso, è l'ultimo film di Genina prima dell'espatrio che lo portò a lavorare all'estero, in Germania e in Francia, dove diresse nel 1930 la sua opera più significativa, Prix de beuté (da una sceneggiatura di René Clair e Geog Wilhelm Pabst).
In questo clima di grande difficoltà, il prolifico regista romano (tra il 1913 e il 1955 firmò ben 105 film) comprese, prima di altri suoi colleghi, la necessità di confezionare prodotti che non fossero strettamente legati al territorio e quindi più facilmente esportabili. Da qui la sua decisione d'intervenire sul testo di Oxilia e Camasio con l'intento di eliminare quell'atmosfera facilmente riconducibile ai fasti della Torino d'inizio secolo. Così, nella terza edizione, si avverte che i tempi sono cambiati e che l'entusiasmo delle nuove leve studentesche non è più riconducibile alla frizzante atmosfera di inizio secolo ma agli stilemi istituzionali che segneranno il nostro paese fino al secondo conflitto mondiale.
Malgrado non sia un film di propaganda, in esso si possono riscontrare i germi di una fascistizzazione dell'Italia da un punto di vista ideologico e narrativo: il moralismo di fondo che sottende l'intera pellicola, la prestanza fisica e sportiva che fa balzare Mario (Walter Slezak) agli occhi della rapace Elena (Elena Sangro); la gag di dubbio gusto di Leone (Augusto Bandini) che, accortosi di essersi seduto accanto ad una donna di colore, scappa via in preda alla paura.
Ma Genina non punta solo a sottolineare il cambiamento di costume. Il suo sguardo attento gli impone anche una riflessione sul linguaggio, volto ad assecondare uno svolgimento narrativo dinamico e vivace. L'ellissi, il montaggio alternato e lo stacco in asse sono figure che ricorrono in quest'opera e che il regista utilizza da una parte per velocizzare gli snodi drammaturgici, dall'altra per aumentare l'interazione tra i personaggi che in questo modo diventa non solo verbale ma anche spaziale (si pensi allo scambio di sguardi "via binocolo" tra Mario ed Elena o alla scena in cui Elena dalla sarta al piano inferiore della camera di Mario ascolta divertita il baccano proveniente da sopra).
Genina segue il classico triangolo amoroso con fredda partecipazione annullando il personaggio di Mario, volubile e inconcludente, per puntare l'attenzione sulle due donne che se lo contendono: Elena, aristocratica e disinvolta, e Dorina, la cui caparbietà mostrata per riavere il suo amante nasconde un risvolto grottesco e drammatico, e pone le fondamenta della sua sconfitta.
Addio giovinezza! pertanto non è solo il malinconico racconto di una tappa fondamentale nel percorso esistenziale del protagonista, ma anche il triste declino di un amore e, soprattutto, la presa di coscienza della scomparsa di un'epoca in cui si avverte l'inquietudine per un vacuo futuro che non tarderà a manifestarsi.