FANTASMI A OCCIDENTE / EXTRA
Videointroduzioni
di Marco Gatti
Un personaggio, un'immagine, un fantasma. La nostra esplorazione all'interno dell'immaginario contemporaneo prende le mosse da un serbatoio come il cinema per cogliere quello che ormai e diventato un tema specifico della narrativa occidentale, la crisi cioè della narrativa occidentale stessa. Se è l'idea di Tempo a scandire i ritmi della cultura occidentale ecco sperimentare nella vita quotidiana l'efficacia delle storie come strumento di misura delle emozioni. La maturazione individuale con cui ci costruiamo l'identità viene da noi impostata con la visione di un percorso a tappe più o meno necessarie che ci conducono a presentarci al mondo: per questo la narrazione diventa, in quanto processo di scrittura, gioco vitale che risponde ai desideri dell'immaginazione e al mistero affiorante dai sogni di tutti noi uomini del West. In tal senso il cinema rappresenta un apparato linguistico di immagini ordinate secondo la facoltà antropologica del narrare e del consumare narrazioni, create dall'attività di cineasti, tecnici dello sguardo e scrittori, che nell'espressione di un lavoro di gruppo mostrano quanto una singola immagine possa creare molteplici suggestioni di senso, tante quante sono gli occhi che la guardano.
Scopriamo in un film un oggetto immaginario con una forma definita e immutevole, un testo, ma anche qualcosa di sempre diverso nelle emozioni che suscita per ciascuno spettatore. Ma pensiamo inoltre a come film per noi importanti ci mostrino al loro interno nuovi significati dal momento in cui li rivediamo più volte. Le visioni comprese in un film, il mondo delle storie, gli oggetti reali e quelli finti, gli attori, i suoni e le firme degli autori sono elementi oggettivi dal carattere plurale, nascondono molte possibilità di identificazione per chi le percepisce. E' scoprire nella faccia di De Niro i volti di tanti eroi luminosi del nostri immaginario cinematografico, un biblico tassista, un idealista cacciatore o un sognatore gangster.
Differenze e assonanze estetiche ci hanno guidato nella composizione di un collage che possa essere rappresentativo dell'immaginario liberato dal soggetto contemporaneo e ritornato a lui in fiamma che lo possiede come un'entità ultraterrena, un fantasma che gli comunica le dimensioni nascoste della realtà, quelle della notte, del sogno e della paura. Un palinsesto di sequenze cinematografiche raggruppate in otto categorie corrispondenti agli otto sotto-temi con i quali riflettiamo sulla situazione di un ruolo sociale importante nella realtà occidentale, quello di spettatore.
Questi fantasmi a occidente sembrano comparire in modo casuale secondo una sorta di spinta libera all'interno dell'immaginario, affiorano secondo una logica di associazioni che svincola il frammento di un film isolato, la scena e la sequenza, dalla sua sovra-struttura testuale per integrarla in un altro testo più aperto e stilizzato, che esprima un senso psicologico trasversale.
Abbiamo steso attraverso un lavoro di gruppo una lista di titoli piuttosto celebri, secondo criteri di selezione che si riferiscono ad un'idea di poetica autoriale, e da questa lista distillato una traccia di flash scorporati da patrimoni filmografici occidentali, in gran parte statunitensi, proprio perché l'immaginario del cinema americano ci sembra emanare il senso spettrale di una cultura in crisi. L'evocazione del fantasma ha seguito uno spontaneo flusso di associazioni immaginarie stimolate da quanto il montaggio video ci permette di sperimentare, la manipolazione dei testi nell'intento di saggiarne la loro consistenza all'interno di una dimensione testuale molteplice come quella del cinema. Così ecco per noi una significativa rappresentazione di un gesto creativo volontario da parte di alcuni convinti spettatori che, anche se con un po' di timore, non rinunciano a individuare i confini della loro moderna e debole soggettività.