FANTASMI A OCCIDENTE / EXTRA
Otto categorie per otto film
di Emanuela Russo
"Il mio ruolo è quello di far vedere alle persone come esse siano più libere di quello che pensano, e dimostrare loro come esse considerino vero ed evidente ciò che in realtà è stato costruito in un determinato momento della storia, sicché quella presunta evidenza può essere sottoposta a critica e distrutta."
M. Foucault
Le otto categorie che costituiscono la struttura di questo cineforum (amore/morte/bene-male/potere-denaro/gioco/ordine-caos/crisi d'identità/sguardo) sono state scelte in quanto rappresentative di differenti aspetti del vasto dibattito psicologico-filosofico attorno al soggetto contemporaneo.
Focalizzando l'attenzione sul soggetto come "epocale", influenzato dall'epoca storica in cui vive e dai mezzi di comunicazione che utilizza per relazionarsi e conoscere il mondo, ci si è chiesto quanto e in che modo il linguaggio cinematografico nella costruzione dei suoi mondi di finzione racconti la condizione esistenziale del soggetto psicologico contemporaneo. In più si è tentato di usare l'estetica cinematografica stessa come strumento per mettere in scena la debolezza e la frammentazione delle categorie prese in esame.
Il linguaggio cinematografico ha la magia di dilatare il senso immediato delle cose in un senso indiretto, metaforico ed inconscio; le immagini creano mappe di connessioni concettuali e affettive, permettendo di superare la sola conoscenza logico-razionale e avendo il potere di vivificare il nostro immaginario. L'idea di far precedere un montaggio ad ogni proiezione vuole sottolineare proprio tutta la forza evocativa delle immagini e rende tangibile l'esplosione di sensi e punti di vista, l'ambiguità ontologica che ogni concetto porta con sé, la sua ombra.
La psicologia debole, riferimento teorico di partenza, rifacendosi a molte intuizioni della filosofia del '900, si interroga sui paradigmi impensati che regolano tutto il nostro vivere, che guidano le nostre forme di pensiero e condizionano le nostre abilità psicologiche. In quest'ottica il soggetto psicologico è visto come diveniente, storico, determinato da paradigmi che lo trascendono e può ottenere un certo grado di libertà solo se conscio di ciò che lo determina. Il sapere occidentale, profondamente influenzato dal pensiero platonico e dall'ideale di scienza moderna, ha ordinato il mondo sulla base del principio dell'esclusione dell'opposto, sull' out-out, creando una società distintiva o di coscienza che si regge sulla chiarezza, su significati sociali univoci e sull'idea di un soggetto forte dall'identità stabile che agisce secondo morale. Ma nel corso del '900 la concezione positivistica della scienza entra in crisi, crollano le "grandi narrazioni", viene messa in discussione la nozione di verità, i mezzi di comunicazione di massa moltiplicano e diffondono ordini di realtà diversi. Il soggetto, liberato da dogmi fideistici, scopre l'instabilità della realtà, ricerca il senso non più nell'uno ma nella pluralità, percepisce il proprio sé in modo frammentario e problematico all'interno di un universo incerto e ambiguo. Questi brevi accenni al cambiamento in atto portano a delle riflessioni. L'individuo "concreto" viene sfiorato dalle problematiche sollevate dai filosofi? La crisi della ragione e quindi del soggetto in che modo condiziona le nostre esistenze? Il sentire contemporaneo trova visibilità nelle opere dei registi? E ancora lo spettatore come reagisce a prodotti culturali che esplicitano queste tematiche?
La psicologia debole cerca di rispondere alla mutazione psichica in atto facendo notare che all'incoerenza caotica del mondo serve affiancare una maggiore sensibilità e un pensiero più profondo. L'incertezza che l'epoca favorisce è vivificante perché spinge a pensare e a interrogarsi, perché porta alla consapevolezza circa l'illusione delle certezze e delle credenze. Il dualismo è sempre presente in quanto la mappa cognitiva dell'uomo insiste a ricercare sempre nell'esclusione dell'opposto il suo fondamento per creare sicurezza ma tali dicotomie sono viste nei loro limiti e parzialità; la perdita d'identità del soggetto accresce il potenziale liberatorio di disponibilità alla vita. Le indicazioni forti evitavano le domande e quindi il pensare, invece una vita fortemente interrogativa libera le coscienze e permette un pensiero creativo.
Progettare un cineforum su queste basi conoscitive significa dotarlo di una struttura leggera e dubitativa, e significa soprattutto lanciare interrogativi e cercare di non smettere di pensare. I fantasmi che l'occidente ha cercato di rimuovere riemergono fortemente nel disagio psicologico e sociale quotidiano, nella cronaca ansiogena che i mass media trasmettono, e recentemente nello spettro della guerra annunciata ormai da mesi.
Un pensiero forte, l'assolutizzazione di un valore, cela il pericolo di azioni radicali come un conflitto armato; al contrario lo smascheramento dell'idea di verità assoluta stimola la scoperta, l'accettazione e il rispetto delle cose della vita, pur finite ed effimere. In questo senso l'etica debole è più distesamente umana perché coltiva il senso della "pietas" verso l'altro, riconosciuto nella sua diversità e labilità. In questo senso rilanciare attraverso un cineforum queste tematiche risulta drammaticamente attuale e necessario, almeno per essere in grado di rimetterci in discussione e recuperare quell'umanità che ci caratterizza.
Per ulteriori approfondimenti sui temi della psicologia debole si rimanda alle opere del Prof. Giorgio Girard e al sito
www.weakpsychology.com.