David Leaf, John Scheinfeld
U.S.A contro John Lennon
di Tiziano Colombi
"L'America non è mai stata innocente. Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto. Non si può ascrivere la nostra caduta dalla grazia ad alcun singolo evento o insieme di circostanze. Non si può perdere ciò che non si ha fin dall'inizio". Così recita l'incipit di American Tabloid di James Ellroy, e da qui, forse, si può partire per provare a raccontare ciò che scorre sulle schermo durante la proiezione del documentario U.S.A. contro John Lennon.

Quando John Lennon decise di stabilirsi a New York con la moglie Yoko Ono l'America aveva già esploso i sui leggendari colpi di fucile: John Kennedy morì a Dallas dopo essersi inventato la guerra in Vietnam e avere fornicato con Marilyn Monroe, il fratello Bobby, Martin Luther King e Malcolm X caddero poco dopo, il flowers power si era spento: eppure il pentolone continuava a ribollire. Il documentario girato dai registi David Leaf e John Scheinfeld è il racconto della vita del Lennon americano, una viaggio di dieci anni che parte dal 1966 e arriva fino al 1976. Il fatto poco noto che fornisce lo spunto ai due autori è quello che vede l'ex Beatles alle prese con gli uffici dell'immigrazione americani, intenzionati, sotto l'influenza di pressioni politiche "prestigiose", ad espellere il musicista dal paese. Una semplice questione di permessi, dunque? La questione, fortunatamente per gli spettatori, è più complessa. Lennon arrivò in America preceduto dalla sua enorme fama di artista e da qualche piccolo risentimento provocato da una dichiarazione nella quale, parlando del successo ottenuto dai Beatles, osò affermare che loro erano più popolari di Gesù. Seguirono roghi di dischi e appelli per boicottare la band, tutte storie destinate a essere soppiantate dal ruolo che John si ritagliò nei movimenti della controcultura degli anni Settanta. Leaf e Scheinfeld raccontano la storia di un decennio di storia americana usando come filtro le lenti tonde degli immancabili occhialini di Lennon. L'impianto narrativo è classico: alle numerose sequenze del tempo (alcune decisamente rare) si affiancano interviste attuali a protagonisti di quei fatti, una galleria di volti che vanno da Gore Vidal fino a Bobby Sale e Angela Davis; come colonna sonora l'immancabile Imagine e il manifesto pacifista Give Peace a Chance, tutto confezionato con cura e buon ritmo, tutto come da copione, tanto da ricevere l'approvazione della notoriamente poco accomodante Yoko Ono.
Le qualità della pellicola, tuttavia, non si esauriscono nell'ottimo livello produttivo e nella piacevole confezione. Gli autori, infatti, riescono a scavare nella poderosa mole di materiale assemblato trovando un paio di canali alternativi al moloch centrale. Primo fra tutti l'umanità e la forza comunicativa di Lennon, il quale, pur propagandando una serie di temi tanto legittimi quanto fanciulleschi come la pace, l'amore e la fratellanza, non cade nell'errore di "semplificare" il mezzo con cui trasmetterli. Un esempio su tutti la performance del Bed in, messa in atto la prima volta ad Amsterdam in occasione del viaggio di nozze con la moglie Yoko Ono. Lennon costrinse i media a sbattere la faccia contro la loro inconsistenza. Dirà a tal proposito: "i giornali europei, invitati ad intervistarci nel nostro letto, hanno titolato 'coppia sposata a letto insieme'" , frantumando con uno "spettacolo" a due l'essenza della stampa scandalistica. Lennon si dimostrò capace di comprendere la natura politicamente reazionaria dei media (non solo) americani, che riducevano gli attivisti a tossici che odiavano la patria, come nel caso di John Sinclair, che fu condannato a dieci anni di carcere perché colpevole di avere dato due spinelli a una poliziotta in borghese.
Secondo importante rivolo narrativo che emerge nel documentario è la paura che le istituzioni americane ebbero nei confronti di tutto ciò che non era allineato, una paura che, mascherata da propaganda anticomunista, era in realtà la spia di una condotta disastrosa, soprattutto in politica estera. Impantanato nella guerra del Vietnam, guidato dalla presidenza Nixon, destinata ad essere abbattuta dallo scandalo Watergate, immancabilmente dominato da personaggi come il potentissimo capo dell'FBI Edgar Hoover, il governo americano deragliò, abbandonando talvolta la rettitudine democratica, divenendo persecutorio e antiliberale, tanto da avvallare la definizione che dell'America darà proprio uno dei personaggi del film, Gore Vidal: "è una nazione equamente divisa tra conservatori e reazionari".
Nessuna apologia della controcultura, fortunatamente, ma la storia di un uomo che si ricordò di non essere soltanto una star. Certo a Lennon, oggi, si è sostituito Bono, ma anche questo è un segno dei tempi. Sta a noi che guardiamo giudicare se la situazione sia migliorata o meno.
U.S.A CONTRO JOHN LENNON
(USA, 2006)
Regia
David Leaf, John Scheinfeld
Sceneggiatura
David Leaf, John Scheinfeld
Montaggio
Peter S. Lynch II
Fotografia
James Mathers
Durata
99 min