Sam Raimi
Spider-Man 3
di Maurizio Ermisino
Un simbionte è un essere in grado di impadronirsi di un altro essere, anche senza il suo consenso, e sottometterlo psicologicamente, succhiando la sua energia vitale. È un parassita, ha bisogno di aggrapparsi a qualcun altro per sopravvivere. È quello che accade in Spider-Man 3: un alieno, caduto dallo spazio con un meteorite, si aggrappa a Spider-Man. Il costume del nostro eroe, così, diventa nero, i suoi poteri si moltiplicano, ma cambia anche la sua personalità: è più cinico, spietato. Ma non è solo questo il problema di Peter Parker: c'è anche Sandman, un uomo fatto di sabbia, divenuto così a causa di alcuni test sulla fusione molecolare, e Harry Osborne, il figlio di Goblin, che vuole vendicare il padre. E neanche con l'amata Mary Jane le cose vanno benissimo. Oltre al fatto che compare Gwen Stacy, una compagna di corso di Peter…
Un simbionte è la figura centrale di Spider-Man 3. Che, a sua volta, si può considerare un film-simbionte. Perché quella che nel secondo capitolo della saga sembrava essere un'opera perfetta, in equilibrio tra grande cinema d'azione e i contenuti del fumetto, tra spettacolo e introspezione psicologica, sembra ora vivere in simbiosi con un alieno che la sta alterando. Anche la saga di Spider-Man, infatti, sembra posseduta e prigioniera delle logiche "alienanti" dei sequel miliardari, che per superare i predecessori puntano all'accumulo, all'eccesso, a scapito del racconto e della coesione narrativa. Sono i problemi che hanno avuto i capitoli numero 2 e numero 3 di saghe come Matrix e I Pirati dei Caraibi. Ed è ciò di cui soffre anche Spider-Man 3: la storia moltiplica gli antagonisti, che sono addirittura tre. In questo modo nessuna delle psicologie dei personaggi può essere approfondita a sufficienza: è il caso di Venom, il mostro creato dal simbionte una volta staccatosi dall'Uomo Ragno per diventare tutt'uno con il reporter Eddie Brock (qui un ragazzo, nel fumetto un uomo più violento e rancoroso, dalla psicologia complessa). Una storia che occupa pochi minuti di film, per quello che, invece, è uno dei personaggi più ambigui e più amati dai fan delle strisce. Che forse resteranno delusi. Come accade per Gwen Stacy, che qui appare solo per qualche scena come un diversivo nella vita sentimentale di Peter Parker (con tanto di citazione del famoso bacio a testa in giù del primo episodio), mentre nella serie a fumetti è stato il suo primo amore, e la sua morte ha segnato per sempre l'eroe. Ci sarebbe stato materiale per tre film, mentre invece tutto viene condensato in un unico, ipertrofico episodio.
Proprio il personaggio di Venom, che si dice sia stato imposto dalla produzione per la sua popolarità (mentre non era gradito a Raimi), e con lui la storia dell'Uomo Ragno nero, era quello che andava approfondito di più. Per il fatto che diverte parecchio vedere Peter Parker in versione "funky", diventato improvvisamente sicuro di sé, con tanto di camminata alla Tony Manero, oltre che politicamente scorretto, ma soprattutto perché il suo rapporto con il simbionte sembra essere una metafora di tutte le dipendenze. Come quella dalle droghe, da quelle sostanze che fanno sentire più forti, più sicuri, più svegli, ma che finiscono per rendere schiavi chi le usa. La tuta nera del simbionte sembra essere proprio come la cocaina. O una sorta di doping, per fare un altro esempio. Per questo Spider-Man 3, tra le righe, racconta il mondo di oggi, dove tutti cercano un aiuto, una spinta, una marcia in più per non restare indietro nella folle velocità alla quale sta andando la vita. Come se tutti fossero condannati a essere supereroi.
Caso di felice simbiosi tra cinema e fumetto (che però raggiungeva la perfezione nel capitolo 2), Spider-Man è l'ennesimo esempio di un cinema che è sempre più simbionte. Nel senso che sembra aggrapparsi sempre più ad altre forme narrative per sopravvivere, come se non fosse più capace di generare da solo storie originali: i film tratti da fumetti, ormai, sono all'ordine del giorno, i sequel anche, e si traggono sempre più di frequente film da libri, biografie e programmi televisivi. O si fanno remake di film celebri, come se un film basato su una sceneggiatura completamente originale non fosse in grado di reggersi sulle proprie gambe. Il futuro del cinema, allora sarà quello di generare sempre di più film-simbionti?
SPIDER-MAN 3
(USA, 2007)
Regia
Sam Raimi
Sceneggiatura
Sam Raimi, Ivan Raimi, Alvin Sargent
Montaggio
Bob Murawski
Fotografia
Bill Pope
Musica
Christopher Youn
Durata
156 min