Giorgio Diritti
Il vento fa il suo giro
di Matteo Demichelis
Il volo alto degli uccelli che inseguono le correnti del vento conduce a Chersogno, un villaggio dell'alta Val Maira quasi del tutto spopolato. Per le strade innevate delle Alpi occitane piemontesi si aggira un giovane uomo francese, Philippe, alla ricerca ostinata di una casa in affitto. È la bellissima sequenza iniziale del primo lungometraggio per il cinema di Giorgio Diritti, approdato in sala a due anni dalle riprese, dopo aver raccolto numerosi consensi ai festival di tutta Europa (primo premio al Bergamo Film Meeting 2006, candidato per il premio Fipresci, vincitore al festival del cinema italiano di Annecy). E mentre lo sguardo viene catturato dal meraviglioso panorama alpino e ci disponiamo alla visione di un idillio pastorale contemporaneo, gradualmente ci ritroviamo al centro di un complesso reticolo di rapporti sociali dagli equilibri difficili, in cui la bellezza della natura è solo il décor di un film corale che non cede alla fascinazione per il paesaggio.
Dopo le prime sequenze, infatti, emerge sottotraccia una questione universale, il destino delle piccole comunità montane. Il trasferimento della famiglia di Philippe e del loro gregge di capre nel villaggio alpino è sottoposta al vaglio degli abitanti. Il sindaco, una persona positiva e aperta, coglie nel nucleo familiare francese l'energia giusta per ridare nuova linfa alla comunità. Ma ben diverse sono le visioni del futuro degli altri abitanti. Al disinteresse per i nuovi arrivati, che dimostra come siano in tanti a vedere quale unica prospettiva del villaggio lo sviluppo del turismo estivo, si unisce la riluttanza all'accoglienza di chi non vede nessun futuro. E la convivenza non è facile. Nonostante la produzione e la vendita di formaggio inizino a decollare, gli abitanti sembrano aver perduto completamente la memoria delle loro radici. Ci si appella alla proprietà privata dei terreni per isolare il gregge, si insinua l'invidia, i malpensanti contagiano i vicini con le dicerie sulla famiglia di pastori. Philippe, la moglie Chris e i tre figli diventano "i francesi", sporchi, ladri, immorali. La diversità culturale sembra insormontabile al punto da rendere la convivenza impossibile, e finisce per sfociare in ostilità aperta, disperdendo così le ultime energie vitali del paese.
Molteplici sottotesti convivono in un dramma raccontato a più voci che conferiscono profondità e autenticità al racconto. Non facili e accurate le scelte di messa in scena: alla prima prova d'attore i protagonisti, i paesani sono stati scelti tra gli abitanti della Val Maira e tutti prestano la voce nella propria lingua, occitano, italiano o francese che sia. Il finale appare pessimista, sembra dominare chi ha una visione rassegnata, chi non lotta per costruirsi il proprio ideale di vita, ma si lascia agire dalla società. Eppure rimane quell'immagine iniziale del volo circolare degli uccelli che racchiude, insieme al titolo, una chiave di lettura: il destino cambia le cose, le cose se ne vanno, come i pastori hanno lasciato la montagna, ma un giorno imprevedibilmente ritornano o conducono ad esiti nuovi e inaspettati.
IL VENTO FA IL SUO GIRO
(Italia , 2005)
Regia
Giorgio Diritti
Sceneggiatura
Giorgio Diritti, Fredo Valla
Montaggio
Edu Crespo, Giorgio Diritti
Fotografia
Roberto Cimatti
Musica
Marco Biscarini, Daniele Furlati
Durata
110 min