Manuel Huerga
Salvador – 26 anni contro
di Tiziano Colombi
Anno di grazia 1974. Negli Stati Uniti debutta sulla ABC la serie Happy Days mentre il presidente Nixon viene travolto dallo scandalo Watergate, l'Urss espelle Solzenicyn, autore di Arcipelago Gulag, in Italia scoppiano le bombe a piazza Della Loggia a Brescia e sul treno Italicus, muoiono Dino Buzzati e Duke Ellington, nascono Kate Moss e Leonardo Di Caprio, i tempi cambiano, molto si perde e molto altro va in pezzi. A Barcellona la mattina del 2 marzo viene giustiziato il militante del Mil (Movimento Iberico di Liberazione) Salvador Puig Antich.
Il film del regista Manuel Huerga, presentato allo scorso festival di Cannes, ricostruisce, a partire dal romanzo del giornalista Escribado Cruenta Atras. La Historia de Salvador Puig Antich, la storia dell'ultimo spagnolo garrotato dal franchismo. Salvador viene ucciso quando ormai il regime del Caudillo Francisco Franco è al tramonto, una delle ultime zampate della belva ferita, accecata dalla rabbia per la morte del suo delfino Carrero Blanco, eliminato a Madrid da un attentato dell'Eta. La pellicola parte dal 25 settembre del 1973, quando Salvador cade in un'imboscata tesagli dalla polizia in un bar di Barcellona dove doveva incontrarsi con uno degli ex compagni del Mil (catturato e torturato precedentemente). La faccenda finisce a pistolettate: rimangono a terra un poliziotto morto e lo stesso Salvador, ferito al viso e alla spalla. Nessuno accerterà mai la reale dinamica dei fatti, l'autopsia non verrà fatta in una struttura ospedaliera, ma nel commissariato, e i bossoli non saranno ritrovati. Salvador finisce in carcere con la doppia accusa di rapina e omicidio. Dal carcere e dal racconto che il ragazzo fa al suo avvocato veniamo a conoscenza della storia di Salvador, del passaggio dall'attivismo alla clandestinità armata, della costituzione del Mil, dei contatti con gli anarchici francesi, delle rapine per finanziare le pubblicazioni del gruppo e sostenere le lotte degli operai, dell'idealismo romantico e della perdita di contatto con la realtà.
Ritmo serrato e musica rock accompagnano il lungo flashback, estetica alla Starsky & Hutch, dove non mancano amori, canne e qualche morto. Come a dire: eravamo giovani e indignati ma se quel vecchio rimbambito di Don Chisciotte non si è dato per vinto perché avremmo dovuto farlo noi? Tutto bene quindi? Per nulla. Manca, come al solito, il coraggio o forse l'onestà di raccontare le scelte di chi quelle storie le ha vissute, perché ha creduto o voluto credere che fosse la strada giusta da percorrere. Per dirla chiara, manca la politica. Gustav Mahler una volta ebbe a dire: "l'artista può essere un cacciatore che non sa né a cosa mirava né cosa ha colpito". Vero, ma il dubbio è che qui il regista abbia volutamente mancato (di poco) il bersaglio. Huerga, in un intervista, si definisce un "mercenario" assoldato per raccontare grandi storie, e questa era una grande storia. Ci permettiamo di obbiettare che le grandi storie meritano grandi racconti e Huerga si guarda bene dal cercare di scovare le complessità e le contraddizioni che marchiarono gli ultimi anni del franchismo. A tal proposito gli ex membri del Mil hanno voluto prendere le distanze dal film, accusandolo di aver minimizzato la portata della loro azione politica, riducendola a semplice avventura banditesca.
Dunque Salvador 26 anni contro è una pellicola riuscita male? No, almeno non del tutto. La seconda parte, interamente dedicata alla prigionia di Salvador, riesce a dosare con misura la forza drammaturgica e Huerga tiene saldo il timone evitando derive lacrimevoli: apprezzabile, in questo senso, la scelta di concentrasi sulla tela di relazioni che il giovane intesse durante la detenzione, da quella epistolare con il padre reduce della guerra civile a quella con la guardia carceraria. Quello che manca quando si riaccendono le luci in sala è il sale, le papille gustative reclamavano sapori forti e hanno dovuto accontentarsi di un buon piatto, ben presentato ma con poco di memorabile. Il passato prossimo è forse ancora troppo prossimo? Vinti e vincitori hanno dovuto adattarsi a convivere in una terra di mezzo che non era quella che avevano pensato e provato a costruire? Di certo chi c'era è ancora in circolazione e spesso non offre un nobile servizio alla Storia. Cinema e letteratura pagano, un po' ovunque, il conto del "signor Bipartisan" che Sergio Luzzatto traduce nella "totale rinuncia dell'intelligenza occidentale a riflettere sopra il ruolo storico della violenza come levatrice di progresso […] il pregiudizio secondo cui nessuna concatenazione di idee, nessun nuovo contratto sociale, nessun progetto più o meno grandioso di società futura giustifica il deliberato spargimento di sangue umano" .
Questione di tempo dunque. Eppure, a ben guardare, qualcuno la mano l'aveva alzata per parlare. Già, qualcuno per il quale lo stesso passato si è mutato in remoto, tanto da essere accantonato. Anno di grazia 1974, Corriere della Sera, Pier Paolo Pasolini, cominciava così: "Io so".
SALVADOR – 26 ANNI CONTRO
(Spagna/Gran Bretagna, 2006)
Regia
Manuel Huerga
Sceneggiatura
Lluís Arcarazo
Montaggio
Aixalà/Santi Borricón
Fotografia
David Omedes
Musica
Lluís Llach
Durata
134 min