Jia Zhang Ke
Still Life
di Francesca Druidi
Sebbene in maniera meno penetrante che in Still Life, anche ne La stella che non c'è di Gianni Amelio - film entrambi presentati in concorso all'ultima edizione del Festival di Venezia - i personaggi attraversano il fiume Yangzi, scorgendo il profilo e le fattezze dell'antico, millenario, villaggio di Fengjie, ormai sommerso dalle acque per lasciare posto alla costruzione dell'imponente diga delle Tre Gole, affiancata da un nuovo futuristico quartiere ancora da sorgere. Un progetto di dimensioni grandiose e dalle ricadute economico-sociali profonde, che assurge a rappresentazione metonimica (la parte per il tutto) della Cina contemporanea, protagonista di una crescita tanto vertiginosa quanto inarrestabile (l'incremento del Prodotto Interno Lordo registrato nel 2006 ha superato il 10%) anche sul fronte dei consumi, alla quale non si accompagna però una pacificazione sul piano culturale, familiare e sociale, in particolar modo per quanto riguarda l'applicazione dei diritti civili e umani, del Welfare e della tutela sui posti di lavoro.
Il cineasta indipendente Jia Zhang Ke, trionfatore con questa pellicola del Leone d'Oro 2006 ("a sorpresa", perché il titolo è entrato all'ultimo momento nel concorso principale del Festival), ha realizzato un intenso e doloroso ritratto del suo paese, ancora lacerato da forti contraddizioni interne, scegliendo di fotografare con la sua macchina da presa un luogo che potesse incarnare al meglio lo spaesamento di un popolo in cerca di un'identità da ri-definire. E Fengjie è, in questo senso, un luogo emblematico, dove le plumbee rovine e le macerie degli edifici distrutti riflettono le emozioni e i sentimenti degli abitanti del villaggio, in gran parte operai e contadini, le cui esistenze mutano per sempre, essendo costretti ad abbandonare le loro case e le loro cose subendo, di fatto, in maniera ineluttabile, l'opera voluta dal Governo cinese. Un'opera che cancella sistematicamente i segni di un passato arcaico per inseguire la modernità e il progresso.
In questo scenario desolante, costellato ormai da fantasmi e da ricordi, il regista racconta in particolare due storie, simili per andamento ma antitetiche per gli esiti finali. Il minatore Han Sanming arriva a Fengjie alla ricerca della sua ex-moglie, e soprattutto di sua figlia che non vede da sedici anni. Una ricerca resa difficoltosa dalla sparizione sotto le acque della dimora della donna, ma che si concluderà felicemente grazie alla riappacificazione con la compagna lungo il fiume Yangzi. Ed è proprio presso il fiume che termina invece, in modo definitivo, il matrimonio dell'infermiera Shen Hong, giunta al villaggio per ritrovare il marito, funzionario della diga, lontano da casa da ben due anni. Dopo uno struggente ballo di addio davanti alla diga delle Tre Gole, Shen Hong conferma al marito la volontà di separarsi legalmente. I destini dei due personaggi sono però seguiti quasi con distacco dalla macchina da presa di Jia Zhang Ke, le loro vicende non sono narrate nei dettagli, con meticolosità e precisione. I percorsi individuali di Han Sanming e di Shen Hong soffrono, infatti, di quella confusione esistenziale e di quella drammatica incertezza che animano chiunque si trovi a vivere o a lavorare a Fengjie, portato alla deriva da forze ed eventi incontrollabili. Le loro microstorie diventano così il tramite, la chiave d'accesso per instaurare un legame diretto tra il complesso delle Tre Gole e le storie personali degli esseri umani ai quali è imposto.
Incrociando finzione cinematografica e istanze documentaristiche, ma evitando le trappole della retorica del reale, Jia Zhang Ke costruisce una successione di "nature morte" (Still Life del titolo) - spazi fisici, ma anche, e soprattutto, dell'anima -, concentrando lo sguardo su piccoli oggetti d'uso quotidiano, come the, liquori, sigarette, caramelle (che nominano le sequenze in cui è divisa la pellicola). Sono questi oggetti, affiancati dagli inserti poetici e surreali che puntellano il discorso filmico - il disco volante che si perde nella nebbia, le fondamenta di un palazzo decadente che decolla alla stregua di un razzo, l'equilibrista che vaga tra le rovine, il bambino che canta in mezzo alle case sventrate -, ad affermare, nonostante il contesto, la speranza non solo per i due protagonisti, ma per l'intera collettività, di realizzare un progetto di vita futuro, che riesca a convivere con l'ambiente circostante pur nei suoi perturbanti cambiamenti.
STILL LIFE
(Cina/Hong Kong, 2006)
Regia
Jia Zhang Ke
Sceneggiatura
Jia Zhang Ke
Montaggio
Kong Jing Lei
Fotografia
Yu Lik Wai
Musica
Lim Giong
Durata
108 min