Gabriel Range
Death of a President – Morte di un Presidente
di Tiziano Colombi
Nel 1946 l'editore francese Jean d'Halluin cercava un romanzo americano da pubblicare, visti gli enormi consensi che i narratori d'oltreoceano ricevevano in terra transalpina. Boris Vian sfidò d'Halluin dicendogli che il romanzo lo avrebbe scritto lui, un francese, in quindici giorni e meglio di un americano. Nacque lo scrittore fantasma Vernon Sullivan, pseudonimo attraverso il quale Vian pubblicò Sputerò sulle vostre tombe, uno scritto furioso fatto di sesso, violenza e vendetta. Protagonista un nero che, infiltrandosi nel reazionario e razzista mondo bianco del dopoguerra, vendica il fratello brutalmente ucciso. Fu una fulminante denuncia del razzismo quando ancora l'America non aveva avuto la forza e il coraggio di affrontare la questione dei neri, che esploderà soltanto un decennio più tardi. Il romanzo venne censurato e l'autore ostracizzato dalla critica. A questo punto vi chiederete: qual è il nesso con una pellicola girata da un regista inglese, di quasi cinquanta anni più giovane?

Gabriel Range e Boris Vian hanno poco a che vedere l'uno con l'altro, eppure, oggi come allora, l'America pare essersela presa parecchio. Insomma quel francese impertinente e geniale gli raccontava il razzismo e questo signore gli uccide il presidente in persona, Gorge W. Bush. La cosa non piace, l'America ha il diritto di odiarsi, ma gli va di traverso che qualcuno, da fuori, la provochi. Addirittura la Democratica Hilary Clinton ha parlato di disgusto e, a detta sua, il film, nemmeno lo ha visto. Vian ai tempi se la cavò con impertinente sagacia, disse infatti a sua discolpa "la storia è interamente vera, poiché l'ho immaginata dall'inizio alla fine". Range, dal canto suo, è più pragmatico, tant'è che si è limitato a dire: "Certo potevo scegliere di girare un vero documentario sulle persecuzioni contro gli arabo-americani: ma difficilmente avrei portato il pubblico nelle sale". Bella mossa, anche se alla resa dei conti di pubblico se ne è visto poco comunque, dato che il film pare essere stato ritirato da un gran numero di sale, soprattutto nelle zone dell'America più profonda e Repubblicana.
Cos'è dunque Morte di un Presidente? Un finto documentario televisivo girato nel 2008 per ricostruire l'omicidio di Bush avvenuto a Chicago il 19 ottobre 2007. Architettura geniale: materiale di repertorio, dove tutti sono veri, mischiato con scene di fiction ben costruite, dove tutti sono falsi. Se vi foste persi un paio di anni di mondo reale (vedi la donna finita in coma in Good Bye, Lenin che al suo risveglio ignorava la caduta del Muro di Berlino) e qualcuno vi mostrasse il film credereste davvero che il simpatico texano ci abbia lasciato le penne in stile Kennedy. Non manca niente: riprese a circuito chiuso di scontri con la polizia, interviste ai collaboratori del Presidente e una scena, quella dell'omicidio, che è un piccolo gioiello di montaggio. Se al contrario vi è capitato di stare al mondo, i motivi di interesse per la questione assassinio-di-un-presidente-che-è-ancora- vivo-e-vegeto si restringono. A voler essere grossolani, vengono in mente un paio di opzioni: potreste essere colti dalla sindrome descritta dal filosofo francese Baudrillard nel suo libro Lo spirito del terrorismo, all'indomani della tragedia dell'11 settembre - "la condanna morale, l'unione sacra contro il terrorismo, sono commisurate al giubilo prodigioso che nasce dal vedere distruggere la superpotenza mondiale, meglio ancora di vederla autodistruggersi, suicidarsi in bellezza. Perché è lei, con la sua potenza insopportabile, ad aver fomentato questa violenza infusa in tutte le parti del mondo, e quindi anche nell'immaginazione terroristica che (senza saperlo) ci abita tutti" - oppure, alternativamente, potreste essere semplicemente spettatori curiosi di vedere come la tecnica cinematografica riesca a far fuori il poco amato Geroge W. con un minimo di verosimiglianza fotografica.
La questione è spinosa perché c'è la possibilità che entrambe le frange rimangano scontente: la prima, infatti, dovrà rinunciare alla vendetta terzomondista, l'assassino si rivelerà un patriota afroamericano reduce della Guerra del Golfo che perde un figlio in Iraq e che decide di migliorare il record di un altro marine passato tristemente alla storia per la sua mira, il Lee Harvey Oswald di Dallas; la seconda attribuirà la sua insoddisfazione alle britanniche manie cinefile del regista che, in omaggio all'Hitchcock di Psycho, cancella il protagonista, novello Marion, dopo circa trenta minuti, consegnando gli ignari ad un'oretta e mezza di visione sonnacchiosa. Range basa tutta la pellicola su un'idea, qualcosa di simile al concetto di ucronia reso celebre dai romanzi di Philip k. Dick, uno su tutti La svastica sul sole, tenta cioè di sostituire i fatti della Storia con altri plausibili ma mai accaduti. Dimostra di aver assimilato la lezione di registi come il Greengrass di Bloody Sunday e il Winterbottom di Road to Guantanamo e Cose di questo mondo, pellicole "bastarde" che contaminano fiction e documentario, andando incontro alla Storia recente in maniera radicale e a volte militante, ma la forza di un'intuizione, di una messa in scena brillante non regge l'urto con le due ore del film. Messaggio e approfondimento rimangono sospesi, accennano ad una critica del sistema mediatico, colpevole di alimentare tensioni e paure, e lambiscono soltanto la questione delle libertà violate in nome della lotta al terrorismo. Muore un presidente, questo sì, ma l'America ha già visto tredici attentati, di cui quattro mortali, alla più alta carica dello Stato e ne ha conservato memoria in immagini che ancora oggi, se riproposte, hanno la forza di turbare lo spettatore. E poi ogni cattivo ha il suo supereroe da sconfiggere e la battaglia cinematografica Bush l'ha già combattuta contro Michael Moore.
Per quanto riguarda noi ci siamo dati da fare a eliminare allegoricamente il nostro ex premier nel romanzo di Giuseppe Caruso, Chi ha ucciso Silvio Berlusconi, e nel film di Bernardo Carboni, Shooting Silvio. Tuttavia, di apprezzabili ripercussioni sulla realtà, per il momento, non si ha notizia alcuna.
DEATH OF A PRESIDENT – MORTE DI UN PRESIDENTE
(Gran Bretagna, 2006)
Regia
Gabriel Range
Sceneggiatura
Simon Finch, Gabriel Range
Montaggio
Brand Thumim
Fotografia
Graham Smith
Musica
Richard Harvey
Durata
90 min