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Tre sorelle si riuniscono al capezzale del padre, un attore di soap opera sull'orlo della disperazione, che tenta il suicidio dopo essere stato licenziato a causa di un intervento sbagliato di chirurgia estetica. Le tre donne non se la passano tanto meglio: una è alle prese col marito alcolizzato, un'altra ha un cancro al seno e la terza si ritrova sposata con un feticista dei capelli. Per sbarazzarsi del padre decidono di presentargli una sua fan, sperando di farli mettere insieme.
La cena per farli conoscere si dichiara fin dal sottotitolo "commedia sentimentale", ma appare principalmente come un atto nostalgico verso un cinema che non c'è più. Diego Abatantuono interpreta, con alcuni momenti riusciti, un attore sul viale del tramonto costretto a recitare in una soap televisiva, che ha lavorato con Corbucci, sognando Germi e Risi. La critica verso le derive fiction e trash della televisione italiana, contrapposta all'elogio malinconico della grandezza della settima arte, è evidente e condivisibile, ma poco incisiva, per il semplice motivo che l'ultimo film di Pupi Avati sembra il pilota di una serie tv, neanche particolarmente riuscito. È un vizio di alcuni film apparsi ultimamente nelle sale quello di prendere in giro il "mondo della fiction" senza rendersi conto che il loro cinema è pura e piatta fiction. Ne La bestia nel cuore di Cristina Comencini, ad esempio, il regista interpretato da Battiston si lamenta della monnezza televisiva di cui è costretto a far parte, portando avanti la visione snobistica di un film che si crede "cinema", ma è soltanto "tv".
L'opera di Pupi Avati è carente innanzitutto dal punto di vista della sceneggiatura. Il fulcro del film, la fatidica cena, è pretestuoso e noioso, i personaggi - soprattutto le tre sorelle - sono appena tratteggiati e mancano di profondità, e alcuni dialoghi sono ad alto tasso di comicità involontaria (il marito di Betty, indicando una scala: "E questa è la scala"). Non convince nemmeno la recitazione degli attori. Si salva solo Abatantuono, con le sue divertenti smorfie da guercio dopo l'intervento chirurgico, che poi però si perdono nel corso del film dietro un paio di occhiali da sole, mentre le tre sorelle, interpretate da Vanessa Incontrada, Ines Sastre e Violante Placido, sono belline a vedersi ma disastrose quando aprono bocca. Francesca Neri ci prova, ma il suo personaggio, l'eccentrica e stordita Alma Kero, è troppo sopra le righe per essere credibile. La regia appare triste e sciatta, e non bastano a salvare le inquadrature i mobili di design piazzati in bella mostra nei soliti salotti borghesi.
La cena per farli conoscere è, insomma, un film sulla nostalgia: nostalgia di una famiglia disgregata, nevrotica, alla ricerca di se stessa. Nostalgia di un cinema che non c'è più. Viene da essere d'accordo soprattutto con la seconda sensazione, alla bramata fine del film.
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