Nick Cassavetes
Alpha Dog
di Matteo Demichelis
Immersione teleguidata a ritmo di rap nell'universo giovanile californiano per questo lavoro firmato dal filmaker Nick Cassavetes, figlio d'arte del regista cult John Cassavetes e dell'attrice Gena Rowlands. La pellicola ha diverse fonti di ispirazione. Innanzitutto, la storia vera di un giovane spacciatore, finito sulle liste dell'FBI e latitante in Brasile, il cui nome anagrafico è già un invito alla messa in scena, Jesse James Hollywood, originario di West Hills, Los Angeles, un quartiere di case da un milione di dollari. Se al fatto di cronaca, poi, si aggiunge che il giovane Hollywood frequentava la stessa scuola della figlia di Cassavetes, è facile intuire il punto di partenza da dove ha preso il via l'esplorazione di quel mondo di adolescenti decisamente tangenziale ad ogni altro gruppo sociale adulto, che oggi fa tanto parlare di sé.
È così, dunque, che nasce il personaggio di Johnny Truelove (Emile Hirsch), l'adolescente "alpha", ovvero il leader di una gang di giovanissimi affiliati che incarna il modello di life style al quale molti under 20 al giorno d'oggi aspirerebbero: vivere senza un lavoro (legale) in ambienti lussuosi, fumare marijuana in compagnia di ragazze compiacenti, e frullare tutto nella musica rap. Johnny tiene legata la sua corte grazie a una sapiente gestione degli affari nel campo dello spaccio, che lo vede impegnato, insieme alla sua banda, a piazzare la droga fornitagli dal padre (Bruce Willis). Tutti dipendono da Johnny perché tutti consumano marijuana, e devono restituire i guadagni delle vendite. Servaggio, passività, realtà tritata e masticata da videoclip e videogame: questi sono i ragazzi impressi sulla pellicola, per i quali Johnny rappresenta il centro dell'universo. Solo una persona del branco avrà il "coraggio" di ribellarsi, scatenando il conflitto che condurrà l'intero gruppo a commettere un'azione collettiva passibile di ergastolo: il rapimento e l'omicidio di un ragazzino di quindici anni come arma di ricatto per un debito.
Lo sguardo di Cassavetes sembra fossilizzarsi nel sottolineare costantemente l'inconsapevolezza e la scarsa intenzionalità dei personaggi, che risultano così come figurine monodimensionali dai muscoli palestrati, immerse in un sistema di segni che il regista non pare nemmeno voler fare il tentativo di decifrare. L'unica ipotesi che suggerisce Cassavetes, infatti, è una supposta incoscienza collettiva del branco. Oltre alla passività dei membri della gang, anche Johnny sembra in preda alle decisioni di un istinto svogliato più che a una qualche idea del (suo) mondo, per cui non stupisce che la sequenza dell'omicidio capiti quasi per caso. Perché tutto il film è una collezione di cose che "capitano". A peggiorare la situazione, i personaggi dei wannabe sono incarnati da attori la cui recitazione, eccezion fatta per Bruce Willis, il cui ruolo è tuttavia ridotto, e Anton Yelchin, che interpreta con intensità il ragazzino rapito, risulta oltremodo insipida e assai poco credibile. Anche i tentativi di "sporcare" la pellicola con una patina di documentario - alcune sequenze presentano didascalie che rimandano direttamente all'omicidio, altre mescolano brevi inserti di interviste televisive o riprese amatoriali dei personaggi da bambini - non riescono a nascondere la "pochezza" di un film imprigionato a seguire una storia, colpevolmente sordo alle esigenze di un pubblico che, con il procedere della pellicola, anela sempre di più a una bella carrellata fuori campo che gli ricordi che, in fin dei conti, si trova al cinema.
ALPHA DOG
(USA, 2006)
Regia
Nick Cassavetes
Sceneggiatura
Nick Cassavetes
Montaggio
Alan Heim
Fotografia
Robert Fraisse
Musica
Aaron Zigman
Durata
117 min