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Gli esseri viventi sono formati per il novanta per cento da acqua ed è provato che i cicli lunari e il movimento dei pianeti e dei corpi celesti influenzino maree, fenomeni fisici e atmosferici, e quindi anche la nostra vita, i suoi cicli e suoi andamenti. In questo quadro Saturno rappresenta il pianeta dell'imprevisto, delle difficoltà, della sopportazione e del sacrificio, e ci pone davanti alle importanti prove che dovremo subire nella nostra vita terrena.
Ferzan Ozpetek ci introduce al suo nuovo banchetto, così vicino, per intenzioni e atmosfere, a quello delle Fate ignoranti, sia per una corrispondenza di situazioni e attori (forse una trovata pubblicitaria che però invece che indispettirci, ci conforta), sia per una simmetria di temi e di emozioni suscitate, che ci rende quasi non più spettatori irrigiditi, ma commensali benvenuti. Non siamo più nella condizione di "accettare" la storia raccontata, sempre intrisa di personaggi che volutamente toccano alcuni temi sociali e relazionali scottanti, ma ci troviamo a "condividerne" gli istinti e gli intenti. Siamo forse cresciuti?
Saturno contro non possiede una trama ordinariamente concepita, ma si presenta più come uno spaccato di vita, in cui i personaggi – gli attori, da quelli più esperti alle giovani scoperte - non calcano troppo il loro timbro personale, ma partecipano in modo equilibrato e corale, con la consapevolezza che nella vita non c'è mai un solo protagonista, ma tutto è proporzionato e adattato.
Davide (un intenso e penetrante Pierfrancesco Favino) e Lorenzo (Luca Argentero, felice scoperta cinematografica) vivono la loro consolidata relazione coniugale e condividono momenti di esistenza, consuetudini e ricorrenze con altri personaggi felicemente contraddittori, Roberta (Ambra Angiolini, così anche fisicamente presente) che bloccata nella sua fragilità interiore soffre delle sue debolezze chiaramente evidenti e indifese; Neval (Serra Yilmaz, ormai cameo artistico e affettivo di Ozpetek) che noda e riannoda con le sue lezioni di saggezza le tele famigliari; Sergio (Ennio Fantastichini), ex a carico, svogliato nullafacente che dal suo lontano punto di osservazione contempla con inaspettata coscienza di sè, scontri e incontri equivocabili; Angelica (Margherita Buy) psicologa curatrice di corsi contro il tabagismo, dapprima moglie tradita, poi amica comprensiva; e Antonio (Stefano Accorsi) bancario in crisi personale e matrimoniale coinvolto in una storia extra-coniugale con un'affascinante e delicata Isabella Ferrari. La felice convivenza di questi protagonisti sarà turbata da un evento tragico quanto inaspettato che li porterà a guardare in loro stessi e a trovare la propria forza interiore, rendendoli ancor più consapevoli di essere parte l'uno dell'altro.
Una società sempre molto matura ed evoluta quella che ci propone Ozpetek, borghese e colta, e qualche volta assente in se stessa, non prorompente, non invadente, ma distaccata e soprattutto consapevole della sua complessità. Società che non combacia ancora con il modello della nostra realtà attuale. Ma l'iniziativa di Ozpetek non ha alcuna valenza morale, un quadro così dipinto di personaggi forti e relazioni aggomitolate rappresenta un mezzo più che un fine. Tant'è che paradossalmente Saturno colpirà proprio i destini di quegli uomini che, un equilibrio con la comunità, sono davvero riusciti a trovarlo. Certo tanti sono i temi attuali e sociali che aleggiano dietro a Saturno Contro, dalle coppie di fatto, alle unioni gay che faticano a far valere la loro voce, dalla segregazione del diverso al tradimento coniugale. Ma troverei riduttivo associare la figura di Ozpetek a questo tipo di arte politicizzata, come già erroneamente successe, quando venne nominato pioniere della riscossa omosessuale solo per aver pensato un film come le Fate Ignoranti .
Perché per Ozpetek niente è solo bianco o nero. Vince la filosofia distaccata dalle convenzioni sociali e improntata ai sentimenti. Perché alla fine quelle che contano sono solo le persone. Logica che ha il suo culmine nella frase pronunciata dalla timida new entry in famiglia, Paolo (Michelangelo Tommaso), che riassume i suoi orientamenti sessuali, dicendo: "Non importa se ho davanti un uomo o una donna. Se la persona mi piace, vado oltre questa distinzione". In una società individualista in cui il singolo riconosce con ferrea consapevolezza la sua condizione di solitudine, Ozpetek ci propone invece un bel quadro di famiglia allargata, dove la moglie tradita diventa amica e complice, dove l'ex ha un posto a tavola, la sbandata è valorizzata e apprezzata per quello che riesce a essere. Siamo così diversi, le nostre vite sono diverse, la nostra quotidianità, i nostri intenti e il nostro modo di impostare le cose. Ma poi ci ritroviamo seduti tutti intorno a un tavolo. Intorno a quel tavolo, in una cucina brulicante che potrebbe raccontare una vita intera, tutto si ricompone. Sono i legami percepiti, ma non esplicitabili, che non si possono spiegare, che non sono bianchi o neri, ma che sono lì, che ogni volta ci riportano al tavolo, sia quello variopinto di un pranzo in festa o quello verde di una partita a ping-pong.
Ancora una volta quindi Ozpetek rivendica il suo ruolo di regista, che nei suoi film, così realistici e composti, non si propone e non si impone come un narratore, ma che con rispettosa discrezione guarda solo un fotogramma della pellicola, facendo emergere le emozioni e le sensazioni di quel preciso momento. Tesi di una teoria ancora più consolidata secondo la quale non è poi il film nel suo complesso a rimanere nella nostra mente, ma una scena, un'emozione, il relativismo di uno sguardo o di una frase. Il regista non sa cosa è successo prima, né si assume il diritto di spiegare il dopo. Ma è come se guardasse un giorno qualunque dalla finestra di fronte, e si soffermasse a catturare un nostro sguardo, a dipingere un momento, a valorizzare l'attimo.
Un occhio di riguardo alla lenta e composta colonna sonora concepita da Giovanni Pellino (Neffa), che con Ozpetek sembra aver trovato una sintonia sottile e percepibile, dove scene e note fanno parte di un unico universo emozionale. Ozpetek dal suo canto ha voluto privilegiare e valorizzare l'intensità dell'attimo, attraverso alcune scelte stilistiche azzeccate, ma soprattutto abbandonandosi alla semplicità del sentimento. "Nulla è per sempre" dice Lorenzo. Possiamo però catturare il nostro momento, ubriacandolo di intensità, di emozione, di fascino, di "Passione" (leit motiv e singolo di Neffa).
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