Alain Resnais
Cuori
di Tobia Zerbato
Il titolo originale, Private Fears in Public Spaces, racchiude un'evidente verità quando si parla d'amore, vale a dire che ognuno dei protagonisti, in preda a dubbi e incertezze, tenta d'esorcizzare le sue preoccupazioni "esportandole" al di fuori della sfera privata, seppur con la dovuta cautela; l'impellente bisogno di sfogarsi porta i protagonisti a farsi consigliare da altri soggetti prettamente estranei dove la sorte vuole siano proprio queste persone a contribuire, involontariamente, all'ineffabile gioco del destino. E non è certo una casualità se uno dei protagonisti è un barman, la figura d'eccellenza nell'immaginario cinematografico (e non solo) che si prende l'incarico d'"ascoltare", delle volte controvoglia, alle volte magari incuriosito, la persona seduta dall'altra parte del bancone, in attesa di una soluzione, magari proferita proprio dal barman stesso. Una paura non è più "privata" quindi, se condivisa, in un modo o nell'altro, con qualcuno, se poi il destino si rivela l'artefice di incontri insoliti e casuali, allora Resnais si prende l'incarico di condividere con lo spettatore le disavventure di questi sei personaggi osservati nelle loro movenze sempre e solo in coppia, con l'aggiunta di una voce, senza mai inquadrare fisicamente la persona, nel caso del barman e la badante del padre.
Resnais dimostra da subito di avere le idee ben chiare, le inquadrature sui volti, la scelta delle luci sempre accorta e mai avventata, la neve che dolcemente si posa sui cappotti dei protagonisti e raccorda le varie situazioni…il regista mantiene una sua scelta narrativo/stilistica che è quella di "seguire" i protagonisti nelle loro vicende con l'obiettivo di coinvolgere lo spettatore; non c'è nessun segreto, nessun gioco d'astuzia nel fare tutto ciò, nessuna voglia d'esagerare, tutto ha il buon sapore di un prodotto genuino, per un regista che propone situazioni che ci guardano e ci riguardano da vicino, solamente, e scusate se è poco, mediante una narrazione semplice, pulita, mai contorta, ma che, e sembra quasi un paradosso vista la pacatezza del racconto, ha dalla sua una "spettacolarità" non classificabile in un film di questo genere.
Gli attori sono bravi, tutti, ed il loro effetto è immediato: i relativi personaggi arrivano fino al cuore dello spettatore, appassionandolo, incuriosendolo, e lasciando la noia così lontana da non poterla neanche mai intravedere. Nel mettere in scena i tormenti dei protagonisti, Resnais si affida ad un equilibrio tra leggerezza ed "impegno"senza mai appesantire la visione, ma lasciando proseguire il tutto con naturalezza. Questa scelta non esime Resnais dall'affrontare qualche tema d'importanza non trascurabile come la fede; il regista, però, lascia ad ognuno, tramite la propria sensibilità, il compito di dare il giusto peso a questo racconto scaturito dalla sorgente teatrale di Ayckbourn; tra situazioni bizzarre e altre decisamente più malinconiche, il regista sembra proporre un'unica "soluzione" ai problemi del cuore, la stessa che Francesco De Gregori cantava in una sua celebre canzone, "non c'è niente da capire…" certo, ma ditelo ai vostri cuori che reclamano assiduamente una spiegazione che probabilmente non arriverà mai.
CUORI
(Francia/Italia, 2006)
Regia
Alain Resnais
Sceneggiatura
Alain Resnais, Jean Michel Ribes, Alan Ayckbourn
Montaggio
Hervé de Luze
Fotografia
Eric Gautier
Musica
Mark Snow
Durata
120 min