Gabriele Muccino
La ricerca della felicità
di Christian Olivo
San Francisco, 1981. Chris Gardner (Will Smith) è un venditore brillante, dotato di innato talento, ma marginalmente impiegato, tanto da faticare a sbarcare il lunario per sé e la propria famiglia, che in breve tempo viene sfrattata dall'appartamento. La moglie Linda (Thandie Newton) decide di andarsene, relegando Chris e il figlioletto di cinque anni (Jaden Smith) alla terribile condizione di senza tetto. I due iniziano a vagare senza meta, riducendosi a notti insonni persino nei bagni pubblici, fino a quando un ricco broker di una società finanziaria, la Dean Bitter, non viene incuriosito dalle doti comunicative e pratiche di Chris, al quale offrirà un praticantato non retribuito e l'occasione di un importante contratto futuro.
Di fronte alla mediocre prova di Gabriele Muccino, la prima oltreoceano, viene da chiedersi cosa abbia spinto la Columbia Pictures, con tanto zucchero americano disponibile, ad attingere nella vuota dispensa italica per sfornare l'ennesimo, nauseante dolce al già obeso (non solo in senso figurato) pubblico che popola le sale. Probabilmente il "marchio Italia" di qualità più recepita, che effettiva. O forse la penuria di compromessi con le major che tanti autori di commedie made in USA stanno mettendo in atto, rivolti verso i lidi ben più stimolanti e appaganti del cinema indipendente. Non lo sapremo mai. Ma certamente sappiamo perché, dati alla mano, La ricerca della felicità, con quella sua sgrammaticatura nel titolo originale (happyness anziché happiness), piace, e anche molto. Il motivo più evidente, e a cui effettivamente ci si sente di accodarsi, è la presenza di Will Smith, le cui doti recitative, almeno in questo caso, sono indiscutibili. Merito suo o della pochezza di questo Kramer contro Kramer de no'antri? Un po' entrambe le cose: se da una parte l'attore offre, senza perdere di dignità (rischio peraltro calcolato in simili produzioni), una prova convincente per fisicità e profondità, dall'altra il "muccinian style" si risolve in uno scarno esercizio accademico, la cui formazione europea va più a detrimento che a vantaggio del film. Perché il buon regista non è colui che usa il passo lento, ma colui che lo utilizza in maniera appropriata, soppesata, senza perderne il controllo ad ogni singola sequenza o sotto i colpi di una sceneggiatura elementare e alquanto melensa (ci si domanda ancora adesso dove siano finite le scene di sesso del romanzo).
Chi ha parlato di valore del film per la sua sincera aderenza alla realtà, forse sottovaluta, tra gli aspetti di una sceneggiatura che è carta straccia, la pericolosità tematica che l'egoismo del padre incarna: la ricerca di Smith/Gardner non ha nulla a che fare con la felicità, ma con un personale e discutibile obiettivo professionale. Come decantare un padre che permette al figlio di dormire nel piscio di una toilette maschile per il raggiungimento dei suoi scopi? E come ignorare il controsenso di uno script che prima condanna il capitalismo americano e poi lo indica come unica salvezza dell'uomo? Alla fiera dell'ovvio (tra gli altri momenti, un insonne Will Smith che sostituisce la lampada dell'apparecchio medico rubato e il conseguente fascio di luce che illumina la stanza con l'arcana suggestione del raggio di speranza), fortunatamente, e quasi a sorpresa, si registra la mancanza del cattivo di turno (perché per quanto l'abbandono della moglie e uno stage non retribuito siano tristi, sono più il risultato di agenti esterni che segnali di insita cattiveria), aspetto che avrebbe relegato La ricerca della felicità a quel livello di insopportabilità che comunque, a tratti, soprattutto nell'uso dell'inutile voce over, sfiora.
In conclusione, il vero fallito nel/del film è Gardner o Muccino? Consigliato solo a coloro che pensano che la qualità di un film sia direttamente proporzionale alla quantità di lacrime (dolorosamente e per due lunghe, lunghissime ore) versate. Sconsigliato a tutti gli altri, il cui impegno della serata è anche solo quello di mettersi le dita nel naso.
LA RICERCA DELLA FELICITà
(USA, 2006)
Regia
Gabriele Muccino
Sceneggiatura
Steve Conrad
Montaggio
Hughes Winborne
Fotografia
Phedon Papamichael
Musica
Andrea Guerra
Durata
117 min