Christopher Nolan
The Prestige
di Christian Olivo
Londra, fine Ottocento. Due illusionisti, Rupert Angier e Alfred Borden, sono da sempre grandi rivali. La loro competizione, all'inizio certo amichevole ma pur sempre all'insegna di un rapporto delicato, con il trascorrere degli anni si trasforma pericolosamente fino a renderli acerrimi nemici. Il precario equilibrio viene ulteriormente spezzato quando Alfred, complice l'incontrollata ambizione e l'eccessiva ricerca del trucco perfetto, causa la morte della giovane Sarah (Rebecca Hall), affascinante assistente nonché moglie di Angier. Da questo istante la lotta all'ultimo trucco, in cui ognuno cercherà di carpire il segreto dell'altro, si svolgerà inesorabile e oltre ogni limite, entrambi indifferenti all'etica e a qualsivoglia rispetto verso il prossimo.
Presentato all'interno della sezione Premiere nel corso della prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma, dove per la verità non ha goduto della visibilità che gli si conveniva, The Prestige - quinto film del talentuoso regista trentaseienne Christopher Nolan - si nutre della quintessenza dei sogni, l'illusione, veicolandola mediante quella che ne è la fabbrica per eccellenza: il cinema. Perché The Prestige è innanzitutto metafora del grande schermo. Nella Londra vittoriana, e non solo, la magia e l'illusionismo rappresentavano il sommo inganno per gente che voleva essere ingannata, proprio come accade per gli spettatori che affollano (sulla reale affluenza, poi, è dato discutere) oggigiorno le proiezioni. L'innocente evasione che accompagna la fantasia visiva di ciascuno di noi si completa infatti in quella terza fase di cui si compone ogni grande trucco, il prestigio, appunto, che segue - come spiega il signor Cutter (Michael Caine) a una bambina bionda che con la bocca spalancata rappresenta certamente la platea di ogni epoca - la promessa e la svolta. In fondo anche sulla pellicola sono impresse quella stessa scienza e quella stessa magia di cui consta il prestigio. Razionalità e irrazionalità della mente, mortalità e immortalità dell'uomo si confondono ad ogni gesto, solleticando - proprio come capita nel film in esame - la questione escatologica ultima: l'essenza umana è unica o infinitamente riproducibile?
In tal senso, potremmo dire che a Nolan la magia non riesce pienamente: alla promessa che l'indubbio estro pone sulla carta segue la svolta, fatta di una cupa ricostruzione londinese che tanto ricorda la Gotham City della sua penultima fatica, Batman Begins, e di un sovvertimento del piano temporale che rimanda al ben più congegnato (e valido) Memento, alle quali però non succede il prestigio che è lecito attendersi. L'aspirazione alla purezza assoluta di immagine e plot si perde quasi immediatamente nelle maglie di una mise en scène scontata, in cui ogni apprezzabile tentativo di confondere struttura e sovrastruttura risulta essere fine a se stesso, con una storyline decisamente più complicata del necessario e, soprattutto, con un'inadeguata piega fantascientifica e un finale da thriller (!) che costituiscono il vero inganno per lo spettatore.
Nulla da eccepire, invece, sul fronte interpretativo: i protagonisti Hugh Jackman e Christian Bale (chissà se nelle intenzioni di Nolan c'era quella di porre di fronte il Wolverine e il Batman cinematografici?), abili e carismatici, sono pressoché perfetti nell'incarnare l'ossessione (l'illusione?) di poter sconfiggere il rivale; Michael Caine semplicemente delizioso nel ruolo di uno dei più grandi effettisti dell'epoca, Mr. Cutter; David Bowie accattivante nel piccolo spazio che lo scienziato Nicola Tesla si ritaglia in una vicenda in cui sapere culturale e scientifico esprimono molto più che un sottotesto; mentre Scarlett Johansson, ormai ben più di una promessa, deve sprecare il proprio talento nella parte di Olivia, assistente di Rupert Angier, del quale non tarderà ad innamorarsi. Di tutto questo resta però solo l'illusione di aver visto un piccolo capolavoro e non il piccolissimo film qual è in realtà. Tra tanta porcheria natalizia, il pubblico ne esce estasiato: il trucco ha funzionato, non c'è che dire.
THE PRESTIGE
(USA/Gran Bretagna, 2006)
Regia
Christopher Nolan
Sceneggiatura
Jonathan Nolan, Christopher Nolan
Montaggio
Lee Smith
Fotografia
Wally Pfister
Musica
David Julyan
Durata
133 min