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Jour après jour è un film postumo, esce cioè dopo la morte del suo autore: Jean-Daniel Pollet. È un film di grande intensità che, come ogni film di Pollet, si fonda sullo sguardo e sull'ossessione del vedere. Nel cinema di Pollet sono le cose a guardare noi, ancor prima che sia la macchina da presa a catturare le cose. E in questo film magico, fatto di sole fotografie montate e incastrate una dopo l'altra, una insieme all'altra, gli oggetti, i fiori, i libri, la casa del regista in Provenza, le immagini diventano vive e vitali, in una sinfonia di colori che celebra l'arte del vedere e del registrare. Jean-Daniel Pollet in tutta la sua carriera ha cercato di comporre musica con le immagini: in film come Mediterranée, L'ordre, fino al suo capolavoro della maturità Dieu sait quoi, assistiamo ad un connubio quasi perfetto di tecnica e poesia, dove il canto è fatto di inquadrature perfette, generate quasi misteriosamente da un deus ex machina, e la melodia è composta da un montaggio fatto di ripetizioni che gioca sul fascino misterioso di legami nascosti.
In Jour après jour ci troviamo davanti ad un montaggio di immagini fisse (fotografie!) forti nella loro gloria di essere sole immagini, compagne di viaggio nella casa-giardino di Cadenet (in Provenza), dove Pollet era bloccato sulla sua sedia a rotelle a causa di un gravissimo incidente subìto una decina di anni prima mentre effettuava delle riprese vicino ad un binario della ferrovia. I binari del treno diventeranno una delle immagini eidetiche del cinema di Pollet e simbolicamente rappresentano quel viaggio immobile che forzatamente - anche in Jour après jour - il regista si trova a compiere. Il film si compone così di fotografie sempre uguali e sempre diverse, composizioni di fiori, interni della casa, esterni del giardino, frutta: è questo il mondo che Pollet fotografa con precisione e attenzione minimale, un viaggio che ci sembra inevitabile fra colori, composizioni, ripetizioni. Prima del nero, prima dell'ultimo scatto.
Pollet ci saluta così, con queste fotografie, dopo un percorso misterioso e avventuroso che vale la pena di essere esplorato. E in definitiva questo film è solo un ultimo grande regalo del cineasta francese, che celebra con un ultimo inno - a tratti ironico e a tratti disperato - la bellezza, il mistero e il fascino delle cose; un ultimo inno disperatamente poetico che riesce a emozionarci nel profondo, lentamente. Un ultimo film, o un film ultimo: da cercare, vedere e rivedere.
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