Paolo Virzì
N (Io e Napoleone)
di Davide Vanni
Porto Ferraio, isola d'Elba. Sono i primi anni del XIX secolo quando la Storia si ferma nella piccola isola italiana. Il 18 maggio 1814, Napoleone Bonaparte (Daniel Auteuil) approda sui suoi litorali per scontare l'esilio lontano dalla patria francese. Martino Papucci (Elio Germano), uomo di lettere, giovane e idealista, non fa altro che sognare di uccidere il grande condottiero francese: l'odio per il tiranno si imprime sulle pagine del suo diario, e la frenesia e lo stato di eccitazione crescono man mano che si avvicina il giorno del suo arrivo sull'isola. Nulla sembra distogliere Martino dall'agognato proposito: accantona gli affari familiari, si rifiuta di prendere il mare per consegnare la merce nei porti francesi e spagnoli, se ne va di casa dopo un litigio con il fratello Ferrante (Valerio Mastandrea), costretto a imbarcarsi al suo posto, e lascia da sola e in preda alla disperazione la sorella Diamantina, cercando rifugio nella casa dell'amante Emilia (Monica Bellucci), una baronessa quarantenne con una casa all'Elba. Ma la donna, dopo aver venduto i suoi possedimenti sull'isola, sta preparando i bagagli per partire. Di lì a poco arriverà la notizia che accomoderà Martino, nel bene e nel male. Le autorità lo stanno cercando per commissionargli un delicato incarico: fare il bibliotecario e lo scrivano personale di Napoleone. La grande occasione è giunta. Martino accetta dopo essersi confidato con il suo vecchio maestro Fontanelli (Omero Antonutti), il quale lo esorta ad abbandonare i suoi istinti di vendetta e giustizia. La stretta vicinanza a Napoleone, al suo grande carisma e alla sua apparente semplicità, disorienteranno il giovane, che a poco a poco inizierà a cambiare sentimento verso il "nemico". Il finale rimetterà tutto in discussione.
Fin dalle prime battute, emerge dunque, quale tema principale del film, il sentimento di odio e la volontà di giustizia e vendetta universale, emozioni simbolo di una gioventù rivoluzionaria e idealista come quella di Martino. Il giovane letterato cerca di convincere tutti, anche i propri alunni, che l'uomo arrivato dalla Francia non è altro che un assassino, un bandito, un mascalzone, un prepotente, un traditore, un tiranno. Gli eventi, tuttavia, lo costringeranno a cercare di convincere se stesso per trovare il coraggio di compiere un'azione a lungo meditata, ma che resterà invece immobilizzata nel sogno. La drammaticità del tema, e le interessanti implicazioni che ne sarebbero potute nascere, vengono incautamente ridimensionate e alleggerite dal tono quasi burlesco delle sequenze del film, e la pochezza dei contenuti e delle interpretazioni finiscono con il ridurre il tutto ad un "vuoto" e goffo tentativo. La disarmonia delle forze in campo crea uno stato di non veridicità in cui cadono quasi tutti i personaggi, primo fra tutti Martino.
Accanto al tema principale, storico ed esistenziale insieme, si sviluppano parallelamente quelli della famiglia e dell'amore. Temi, che seppur diversi, troveranno un'analoga soluzione di ribaltamento, anche se antitetica, nell'epilogo della narrazione. La famiglia Papucci si trova divisa dopo poche sequenze: un fratello per mare, l'altro in un "esilio" volontario, la sorella rimasta sola. Martino durante tutto il film cerca l'amore nella baronessa Emilia, senza avvedersi degli interessi della cameriera (Francesca Inaudi). Al termine la famiglia si ritroverà di nuovo unita: Ferrante scriverà un romanzo, mentre Martino, sposata la cameriera, si getterà nel commercio. Anche Diamantina (Sabrina Impacciatore), corteggiata a lungo dall'eraldo municipale Diamantino, finirà con il cullare il bambino nato dalla loro unione. La Storia, quella finisce in altro modo. Napoleone tornerà ad insanguinare gli eventi con la fucilazione del maestro Fontanelli, e il suo tentativo di farsi vendetta per la morte del figlio nella battaglia di Marengo verrà sventato niente meno che da Martino. Il gioco dei ribaltamenti continua, poi, con la fuga di Napoleone in compagnia della baronessa Emilia, e ha termine soltanto quando Martino, davanti alla tomba del maestro, cerca di seppellirvi la pistola: un attimo di esitazione per comprendere che il destino stavolta lo chiama per un'altra impresa, quella (speriamo) definitiva.
Il settimo e ultimo film di Virzì, il primo in costume, prende libero spunto dal romanzo di Ernesto Ferrero, N, edito da Einaudi. La Storia passa attraverso il filtro della commedia italiana, rigorosamente con la "c" minuscola, trasformandosi in un pastrocchio a metà strada fra il teatrale e il buffonesco. Per nulla efficace e pungente, per nulla divertente, vuoto come le stanze della baronessa che sta per partire. Poche le cose da salvare: la grande interpretazione di Omero Antonutti, ancora in grado di rievocare l'immagine di un padre padrone spietato e autorevole, e una discreta prova di Auteuil, decisamente più a suo agio in questo ruolo che non in quello ricoperto in Una top model nel mio letto. Tutto il resto è una accozzaglia di cose senza cuore, né emozione. A cominciare dalla parlata pasticciata della Bellucci, un misto-mare di romanesco e toscano capace di trasformarsi come nulla fosse in un francese accattivante, per non parlare delle disarmanti espressioni di Ceccarini.
Ma ormai le cose sono andate, il film sta quasi per finire e morire senza lasciare una seppur minima traccia di umana emozione.
N (IO E NAPOLEONE)
(Italia/Francia, 2006)
Regia
Paolo Virzì
Sceneggiatura
Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Francesco Bruni, Paolo Virzì
Montaggio
Cecilia Zanuso
Fotografia
Alessandro Pesci
Musica
Paolo Buonvino, Juan Bardem
Durata
110 min