Woody Allen
Scoop
di Viviana Eramo
Londra. Capitolo secondo. Dopo il grande successo di Match point, l'oramai settantenne Woody Allen torna nella capitale britannica per confezionare un film che si potrebbe definire il perfetto contraltare del precedente. Se il primo capitolo rappresentava l'apologia decisamente dark della non democraticità del Caso, dove i più deboli periscono e i più forti e disonesti hanno la meglio, in Scoop ritroviamo come d'incanto i toni e i colori della più classica commedia alleniana.
La protagonista è sempre lei, la nuova musa ispiratrice del regista: Scarlett Johanssonn, che interpreta qui una studentessa americana di giornalismo nel suo soggiorno londinese. Durante uno spettacolo di magia, un prestigiatore (Woody Allen, tornato davanti alla macchina da presa) chiude la ragazza in una scatola magica, dove incredibilmente incontra il fantasma di un celebre e stimato giornalista, morto poco tempo prima. Quest'ultimo le rivela l'identità dell'assassino più ricercato della città, una specie di Jack Lo Squartatore dei tarocchi, spingendo così la volenterosa, ma inesperta giornalista, alla ricerca del suo scoop. Ovviamente, nella scalcagnata ricerca investigativa sarà coinvolto anche il prestigiatore Allen, che, per la prima volta, si è ritagliato la parte dell'aiutante dagli intenti paterni. La parte dell'amante, tocca, invece, a Hugh Jackman, non a caso sospettato numero uno per la lunga lista di omicidi.
Sotto le mentite spoglie di un giallo, si nasconde (in verità non si nasconde affatto) l'autentica commedia di fattura alleniana. Del giallo, infatti, c'è ben poco: a parte il mistero al centro dell'azione, che è tutto fuorché impenetrabile, il resto è sfacciatamente ironico. Già il prologo è una dichiarazione d'intenti: la Morte, con tanto di falce e cappuccio che trasporta l'anima del giornalista, non ha nulla di trascendentale, né suscita il ben che minimo terrore. È lo stesso tipo di "morte" che percorre l'intero film: nonostante al centro della vicenda ci sia un assassino e le sue nefande azioni, i "passaggi a miglior vita" sono sempre relegati fuori campo e non scalfiscono l'ilarità generale. La stessa protagonista non è mossa dal desiderio di riscattare le vittime, né da una lodevole fame di verità, bensì dall'incontenibile volontà di realizzare il suo primo scoop e di scoprire se l'uomo di cui si è innamorata è davvero quel che crede. La Johanssonn è distante anni luce dalla seduttrice e vittima di Match point: in Scoop è goffa, inesperta e malvestita, ma pare che Lord Jackman non se ne accorga, trovando invece sexy questa studentessa impacciata con gli occhiali da sfigata e il piercing all'orecchio. E crede, per giunta, che anch'ella faccia parte dell'alta borghesia londinese, insieme a quel padre eccentrico e con la mania del gioco delle carte. I due, infatti, si infilano nella "Londra bene" per scovare le prove alle dichiarazioni del fantasma/giornalista, che periodicamente riappare per controllare le "indagini". È l'occasione per il nostro Woody di mettere alla berlina, per l'ennesima volta, il mondo eccentrico e privo di morale delle classi alte. Lo fa fingendosi prestigiatore per hobby, per poi intrufolarsi nelle stanze private dalle tinte dorate e vermiglie, e trafugare oggetti e bigliettini. Niente è quel che sembra. Non a caso Allen è l'illusionista, il cabarettista alla corte di quelli che contano. Nel rendersi ridicolo è, viceversa, artefice dello smascheramento della società ipocrita alla quale non appartiene. Si tratta dell'ennesima commedia degli equivoci e dei travestimenti, dove si finge per scoprire la realtà, dove l'inganno è rivelatore/rilevatore di verità. Sarà per l'appunto una bugia a salvare la protagonista.
Il regista (anche autore del soggetto e della sceneggiatura) ha più volte dichiarato di aver voluto fare un omaggio al giornalismo di serie A, tanto da inserire nel film una vera e propria lezione di "etica professionale" impartita alla sprovveduta protagonista. Tuttavia, l'unica urgenza che sembra trapelare dalle maglie di questa sua commedia è un'altra, e decisamente antitetica a quella che il precedente Match point aveva esibito. Se nel primo capitolo londinese era il Destino a muovere le vite dei personaggi come pedine su una scacchiera, in Scoop si registra una ritrovata fiducia nelle capacità dell'uomo di costruire il proprio avvenire. "Con ostinazione non si può mai dire quello che succede". Homo faber fortunae suae. Pure se il Caso continua a divertirsi (e a divertirci), sembra che l'uomo possieda in svariati momenti le qualità per gestirlo, come il prestigiatore fa con le proprie carte da gioco. La Morte, quella che "non dà risposte né accetta soldi", a volte vince a volte no, ma sembra non scalfire la vera identità dell'uomo, che pure nel limbo continua a fare ciò che faceva nella vita.
Woody Allen, l'attore, non è cambiato. Anche qui è quell'amabile omino sempre stanco, nevrotico e divorziato che tutti conosciamo. È ancora capace di sproloquiare senza freni e dar vita a gag esilaranti (in Italia, magistralmente doppiato da Oreste Lionello). Il suo inconfondibile sense of humor è come ibernato, al riparo dal tempo che passa e che cambia. Ma forse è qui il problema. Perché questo film non aggiunge proprio nulla di nuovo. È divertente sì, ma non geniale. È spassoso, ma senza troppa originalità. Al suo 36° film, Woody Allen, subito dopo il successo di Match point, che lo aveva visto capace di cimentarsi in un genere che tradizionalmente non sembrava appartenergli, torna alla commedia, ma senza utilizzare quella capacità di rinnovarsi che nel passato più o meno recente aveva dimostrato. "Se più persone avessero sense of humour, non staremmo nello stato in cui siamo". Vero. Ma non basta.
SCOOP
(USA/Gran Bretagna, 2006)
Regia
Woody Allen
Sceneggiatura
Woody Allen
Montaggio
Alisa Lepselter
Fotografia
Remi Adefarasin
Durata
96 min