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Primo lungometraggio per la coppia Dayton/Faris che, oltre ad avere fondato - sempre insieme - la Bob Industries, sono anche marito e moglie. Dopo anni passati a girare videoclip, curare serie comiche e produrre film, i due decidono di mettere su pellicola la sceneggiatura di un altro esordiente, Michael Arndt. Quello che ne viene fuori è una commedia amarognola accolta con favore dal pubblico di numerosi festival internazionali, tanto da arrivare a vincerne uno, il Sydney Film Festival. Ingredienti: una famiglia quasi anormale composta da padre, madre e due figli, ai quali vanno aggiunti un nonno eroinomane e uno zio suicida esperto di Proust, tutto scecherato e versato in un Wolkswaghen giallo lanciato sulle strade d'America. Meta finale il concorso per l'elezione della Piccola Miss California.
Un road movie dal movimento costante, non c'è possibilità di fermarsi: il piccolo mezzo sul quale viaggia la sgangherata truppa ha le prime due marce rotte e rallentare o arrestare la sua corsa significa fermare la storia e mancare gli ultimi brandelli del sogno americano. Settecento miglia durante le quali gli Hoover, come i Joad del Furore di John Ford, marciano verso la California ormai lontana dall'essere la terra promessa di chi fuggiva durante gli anni della Grande Depressione, ridotta a incubo plasticoso fatto di lacca e trucco pesante, mondo di piccole Alice in acido uscite da un romanzo di J.T. Leroy. I sogni fanno più rumore quando vanno in frantumi e così, presto o tardi, tutti devono misurarsi con i cocci: si comincia con il capo famiglia, novello Anthony De Mello, che del famoso gesuita vorrebbe bissare il successo, sostituendo alle aquile e ai polli del primo le sue nove regole d'oro per essere vincenti. Sarà lui il vero sconfitto, ma anche il primo che avrà il coraggio di condividere la sua caduta, per paura o forse per incapacità di trovare da sé soluzioni adatte. Gli altri seguiranno a ruota. In fondo è una semplice questione di numeri: pensate al podio sul quale vengono premiati gli atleti al termine delle competizioni, chi è che rimane solo sul gradino più alto? Il vincitore, l'unico che a guardarsi bene intorno non trova nessuno da abbracciare. Gli altri saranno anche quelli perdenti, ma per lo meno sono in buona compagnia.
Little Miss Sunshine è un film misurato, calibrato quel tanto che basta per far sorridere e pensare, in mezzo al guado, evitando banalità e verità demagogiche. A dirla con Durrenmatt, "non c'è nulla di più scontato del pessimismo, nulla di più sventato dell'ottimismo".
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