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Il film che restituisce Giuseppe Tornatore al cinema - dopo sei anni di inattività seguiti all'uscita di Malena - è basato su un racconto dalle tinte fosche, ambientato in una immaginaria città del nord Italia (a cui Trieste presta le sue atmosfere), in cui si muove un personaggio misterioso (la "sconosciuta" del titolo), una donna proveniente dall'Europa dell'Est, con un passato di prostituta, intenzionata a farsi assumere come governante nell'appartamento di una ricca famiglia di orefici: alla ricerca non di soldi - come lo spettatore è indotto a pensare per oltre metà del film -, ma della figlia che le era stata sottratta dai suoi sfruttatori per essere venduta sul mercato delle adozioni clandestine.
Dell'ultimo film di Tornatore preme innanzitutto precisare un elemento rimasto troppo in ombra nelle recenti recensioni apparse sui giornali, e cioè che, nonostante la trama faccia pensare a una svolta di toni nel suo cinema, La sconosciuta conserva al contrario intatta quell'anima melodrammatica che caratterizza la filmografia del regista siciliano, almeno da Nuovo Cinema Paradiso in poi. Il tema dell'ineluttabilità del destino, il confronto col passato (da cui l'importanza del flashback), il sopraggiungere della morte: sono solo alcuni degli ingredienti di questo struggente romanzo che è il cinema di Tornatore. Piuttosto, ne La sconosciuta l'elemento di novità stilistica è rappresentato dall'innesto del melodramma in un impianto narrativo da thriller vero e proprio, ancor più fortemente caratterizzato di quanto non accadesse in Una pura formalità. In particolare colpisce l'altissimo numero di scene ad alto tasso di suspence e di ribaltamento narrativo, come se Tornatore volesse trasferire nella regia la passione dello spettatore hitchcockiano, con un'enfasi e una voluttà che sono frutto di una scelta consapevole, come rivela una scena in cui il regista sembra ironizzare sugli istituti narrativi del genere: quella in cui la protagonista, aprendo l'anta del frigorifero, finge per scherzo di essere strangolata da un uomo fuori campo.
È bene però notare che il ribaltamento finale che chiude la vorticosa narrazione de La sconosciuta pare provenire, più che dalla mitologia hitchcockiana, dal teatro classico: non dimentichiamo, tra l'altro, che la formazione di Tornatore è avvenuta proprio sul campo della regia teatrale. Il rinvenimento della medaglietta d'oro che nel film porta a ricostruire l'identità dei personaggi e a definirne con precisione i rapporti di parentela - sgretolando l'ipotesi di partenza che regge tutto l'impianto drammaturgico, e cioè che sussista un rapporto madre-figlia tra le due protagoniste, l'ex prostituta e la bambina adottiva - non è altro che l'agnizione di Sofocle ed Euripide rivisitata in chiave moderna. Come suggerisce il titolo, La sconosciuta è il racconto di un percoso di conoscenza che compagina in un'unica formulazione stilistica elementi di provenienza eterogenea, sfruttando le potenzialità dello scioglimento tragico (la catarsi finale dovuta all'agnizione) e quelle del thriller alla Hitchcock (la suspence), mescolando tonalità melodrammatiche (il pianto suscitato dai destini che si incrociano e si perdono), surreali (si veda, ad esempio, la scena onirica dei soldi che piovono dal soffitto) e orrorifiche (il filone della violenza sottolineato cromaticamente dal rosso: delle fragole, del sangue, delle scarpe della protagonista, che è al contempo il rosso dell'amore).
La trama, come è stata sommariamente definita, fa adombrare una serie di temi sociali - l'immigrazione, lo sfruttamento della prostituzione - su cui si è forse giocato un certo equivoco di interpretazione. Una parte della stampa, infatti, ha ingigantito a dismisura la portata di questi temi, dando al pubblico l'impressione che La sconosciuta fosse un film di denuncia. Per reazione, un'altra parte della critica ha voluto insistere, piuttosto, sugli aspetti del thriller, finendo per veicolare l'idea che la dimensione sociale avesse un valore meramente esornativo. In realtà questo filone tematico ha uno spazio talmente ampio da non poter essere liquidato sbrigativamente, e sembra costituire un sottotesto molto importante. Soprattutto, è in coincidenza di questi passi che il film di Tornatore sembra acquisire una maggiore forza icastica: si pensi alla scena del cadavere ritrovato nella discarica (cui fa da contraltare il cane della famiglia di orefici che ha una tomba con tanto di lapide e fotografia), a quella della sfilata delle schiave, nude con una maschera al volto, o ancora a quella notturna in cui due uomini vestiti da babbo natale picchiano selvaggiamente la protagonista. Sono tutte tessere iconografiche attraverso cui La sconosciuta ci restituisce, per via frammentaria, un'immagine della società di oggi, della famiglia borghese, della violenza sottesa al sistema sociale.
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