Martin Scorsese
The Departed - Il bene e il male
di Christian Olivo
Billy Costigan (Leonardo DiCaprio) e Colin Sullivan (Matt Damon) sono entrambi cresciuti sulle strade di Boston, nel quartiere irlandese presidiato dal noto malavitoso in ascesa Frank Costello (Jack Nicholson). I due giovani, dopo una dura adolescenza a stretto contatto con gli ambienti criminali, decidono di arruolarsi nella Polizia di Stato con finalità diverse: Costigan per cercare un riscatto alle ombre del passato suo e della sua famiglia; Sullivan per fornire a Costello valide informazioni confidenziali che anticipino le mosse delle Forze dell'Ordine. Costigan viene scelto dal capitano Queenan (Martin Sheen) e dal sergente Dignam (Mark Wahlberg) per una delicata azione di spionaggio proprio nella gang di Costello. In breve tempo il corpo della Polizia e la banda di criminali scoprono che tra le loro fila si annidano due spie. Ma nessuno dei due conosce ancora l'identità dell'altro.
Capolavoro. Difficile dire se ci troviamo di fronte a Il capolavoro di Scorsese, al suo film definitivo. Certo è che The Departed (si riconosca per una volta ai titolatori italiani di aver ben inquadrato materia e derivazione nel sottotitolo di accezione orientale Il bene e il male), epico, ellenicamente tragico e funereo già a partire da quel titolo che trasuda morte e disperazione, rappresenta l'ennesima pietra miliare di chi ha fatto del cinema un'Arte senza compromessi (come recita Nicholson nell'incipit del film: "Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente; voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto"), di colui che nel suo curriculum può vantare capisaldi quali Taxi Driver, Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, Casinò, Gangs of New York e The Aviator. E scusate se è poco. Martin Scorsese torna quindi al genere cinematografico che gli è più congeniale, il gangster movie, e lo fa partendo da lontano, da quell'Hong Kong che continua a sostentare la penuria di genio di un'ormai fatiscente Hollywood (non è certo questo il caso) e da quell'Infernal Affairs, acclamato film di Andrew Lau Wai-Keung e Alan Mak Siu-Fai, sicuramente non eccezionale, ma indubbiamente pregno di ottima carne a cui mancava solo uno chef che ne esaltasse il sapore.
Così dalle due dimensioni dei personaggi del soggetto originale si passa alla tridimensionalità di quelli partoriti dalla sceneggiatura di William Monahan, ottima, immediata e senza sbavature. Con una simile scrittura, il compito più arduo per il regista è quello di amalgamare e dirigere il cast con piglio deciso. Inutile dire che per Scorsese sembra una pura formalità, anche quando il suddetto parco macchine prevede bolidi della vecchia scuderia (Nicholson, Sheen, Baldwin) e della nuova (DiCaprio, Damon, Wahlberg), giovane, rampante, ma non per questo priva di caratura. Anzi. Leonardo DiCaprio, che già aveva dato notevole prova di sé nelle due precedenti collaborazioni con Scorsese (Gangs of New York e The Aviator), si appresta ormai ad essere uno dei più grandi attori contemporanei, e il confronto con l'immenso Jack Nicholson (che non vedevamo così in forma da almeno un decennio, mai sopra le righe e per questo più efficace e magnetico) nella sequenza del pub ha tutta l'aria di essere il definitivo passaggio di consegne tra i due interpreti: "Io voglio essere te", dice Costigan/DiCaprio a Costello/Nicholson. E nel momento in cui le parole vengono pronunciate sappiamo che questo sta già accadendo. L'impresa non riesce a Matt Damon (e chissà quando gli capiterà di nuovo l'occasione di dimostrare eventuali doti recitative di spessore), che seppur più convincente che altrove, resta l'unico punto debole del film, perso in mille smorfie e in una gestualità poco matura. Maturazione che invece sembra molto più che in atto in Mark Wahlberg, al quale con estremo coraggio Scorsese affida Martin Sheen – il cui ruolo era destinato inizialmente a Robert De Niro – quasi in veste di tutor (come lo è Nicholson per DiCaprio).
La giustamente decantata recitazione non può certo prescindere dalla materia filmica, assolutamente adeguata all'opera omnia del regista italo-americano: storie di legami di sangue e di lealtà, di lotta e di prevaricazione, di bugie applicate alla vita e di regole applicate all'amore sono da sempre tematiche preponderanti nei suoi film. Lontano come pochi altri (Stone, Tarantino, Lynch) dalle convenzioni etiche e artistiche della "Hollywood bene", Martin Scorsese – che proprio alla presentazione alla stampa ha voluto precisare "D'ora in poi solo film indipendenti" – può ancora premere l'acceleratore su un numero considerevole di morti ammazzati, su uno spargimento con pochi eguali – almeno per quanto riguarda questo genere – di materia cerebrale e, non ultimo, su una mancanza di morale che spesso fa storcere il naso ai più. Ma ciò che rende The Departed un vero capolavoro, oltre al consistente livello di intrigo, è l'apice di tensione a cui si arriva in brevissimi istanti e che non abbandona più lo spettatore sino ai titoli di coda. Merito anche della fotografia intensa, cupa e malinconica di Michael Ballhaus, che fa assomigliare New York City, in cui sono stati girati i due terzi del film, alla Boston protagonista dell'intera vicenda. Impossibile pensare che si possa far di meglio. Semplicemente leggendario.
Curiosità: nell'insolita veste di produttori troviamo Brad Pitt e Jennifer Aniston, coppia ormai solo artistica. Che classe e che brividi, infine, nell'aggiunta della floydiana Comfortably Numb (qui nella versione eseguita a Berlino da Roger Waters e Van Morrison) a una delle scene chiave del film! E sempre a proposito di brani musicali, Scorsese in questo film utilizza per la terza volta, dopo Quei bravi ragazzi e Casinò, la canzone Gimme Shelter dei Rolling Stones.
THE DEPARTED - IL BENE E IL MALE
(USA, 2006)
Regia
Martin Scorsese
Sceneggiatura
William Monahan
Montaggio
Thelma Schoonmaker
Fotografia
Michael Ballhaus
Musica
Howard Shore
Durata
149 min