Stephen Frears
The Queen
di Eva Maria Ricciuti
Di fronte alla morte di una persona cara si rimane sgomenti. I sensi si assopiscono, la realtà si fa ovattata, e tutto quello che è fuori di noi si perde nella banalità dei convenevoli, delle celebrazioni, dei doveri verso l'estinto e verso la comunità che ci abbraccia urlando il dolore in modo osceno. Laddove il pudore si scontra con l'ostentazione, e al dolore si aggiunge l'onere di una carica pubblica e il dovere verso un organismo complesso che vive di mille animi e respira di infiniti fiati, laddove alla sofferenza della perdita si somma il dovere istituzionale di una sovrana verso il suo popolo, nasce il dramma di una donna che ancora giovanissima ha abdicato al suo stato di individuo per trasformarsi in istituzione.
The Queen non è un film di denuncia, non è un documentario sulla morte di Lady D., non è un film commemorativo o celebrativo, ma l'analisi clinica del processo che ha portato al cambiamento della prospettiva con cui il mondo guardava alla Corona Britannica. È il "dramma" della scoperta dell'obsolescenza dell'istituzione monarchica vissuta con gli occhi di chi per decenni ha vissuto nella consapevolezza di essere Il potere, e che improvvisamente scopre non solo di non esserlo, ma persino che, quel potere che sentiva di incarnare, in fondo, nemmeno le appartiene. L'Elisabetta II di Stephen Fears è la donna fiera che tutto il mondo conosce, è una signora di età avanzata che ha vissuto la guerra, durante la quale ha issato intorno a sé una fortezza inespugnabile fatta di cinismo e humor a volte un po' nero, è una madre dura con i figli e una nonna amorevole nell'ombra, una moglie forte, una donna dinamica, amante della campagna, una cacciatrice. Ma è soprattutto una sovrana che improvvisamente scopre di non essere più immune al giudizio del suo popolo. E la nascita della consapevolezza di essersi trasformata in simbolo, ormai sbiadito, di una realtà anacronistica che, per riuscire a sopravvivere, deve fare i conti con la contemporaneità.
Ed è per questo aspetto che il film di Frears si distingue dalle decine di altre pellicole e fiction televisive che hanno affrontato l'argomento, perché per la prima volta mostra la disfatta psicologica dell'ultima vera regina d'Europa. Di una sovrana che, già duramente provata dalle vicissitudini accorse alla sua bizzarra schiera di famigliari più volte apparsa sulle prime pagine dei tabloid, infine si piega al volere del proprio popolo infrangendo tradizioni millenarie e pronunciando parole che mai i fierissimi antenati avrebbero pronunciato, recitando il famoso discorso in memoria di quella che per lei era semplicemente la non amata ex-nuora, ma che per il mondo intero era "la principessa del popolo".
In sintesi The Queen mostra senza veli la dignitosa resa delle armi della Corona Britannica di fronte al ricordo di una persona non particolarmente amata, per ottenere il favore degli amati sudditi. Di quello stesso popolo che non aveva esitato a condannarla per lo svolgere delle normali funzioni di istituzione. E si tratta di un atto di sconvolgente modernità. Il tutto accade sotto l'egida e la sapiente "guida" di un neo-eletto, Tony Blair, impacciato primo Ministro che si rivela Angelo Custode dell'ordine costituito e precursore di tempi più moderni. Tutore della rinascita di quella Araba Fenice che si è rivelata essere la Corona Inglese, rinata dalle proprie ceneri nel vigore di una pronta virata verso la modernità.
THE QUEEN
(Gran Bretagna/Francia/Italia, 2006)
Regia
Stephen Frears
Sceneggiatura
Peter Morgan
Montaggio
Lucia Zucchetti
Fotografia
Affonso Beato
Musica
Alexandre Desplat
Durata
97 min