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Il Profumo di Süskind è un romanzo nel quale il lettore viene avvolto, circondato e rapito dai profumi percepiti dal giovane protagonista, Jean-Baptiste Grenouille, straordinario talento naturale nel "fiutare" qualsiasi tipo di odore in natura. La scorrevolezza e l'efficacia del romanzo si fondano sull'estrema abilità narrativa del suo autore, che ci fa "vedere" qualsiasi tipo di odore, dal marcio del pesce in mezzo al quale il bimbo prodigio nasce, al profumo più delicato e prezioso che egli, cresciuto, va a comporre alle dipendenze del suo maestro italiano. La bellezza di un romanzo che si è classificato al secondo posto (dietro l'ormai classico Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque) nella classifica delle vendite tra i romanzi di lingua tedesca di tutti i tempi, è proprio insita in una struttura narrativa che fa della precisa armonia della descrizione il suo punto di forza, lasciando totalmente in secondo piano l'aspetto dialogico e le discussioni fra personaggi. Il senso attraverso il quale Grenouille percepisce la realtà è quello dell'olfatto, che diventa il mezzo di decodificazione della realtà a disposizione del lettore.
Tom Tykwer si è trovato, dunque, di fronte ad una sfida difficile al momento di dover riportare la percezione olfattiva che il libro splendidamente restituisce ad una fruizione visivo/narrativa propria di un'opera cinematografica. La sensazione che si ha nei primi minuti è che il regista sia pienamente riuscito nell'impresa. Una serie di inquadrature contrapposte in sequenza ci restituiscono allo sguardo il sapore di sensazioni aspre di cui il tessuto narrativo si nutre. Ed è così per tutto l'incipit, girato con accorta ridondanza, preciso nel definire i contrasti attraverso i quali la trama avanza. Salvo poi assumere una piega del tutto inaspettata, quando, con l'introduzione del profumiere italiano Giuseppe Baldini (Dustin Hoffman), maestro del ragazzo nell'arte di comporre i profumi, ma anche involontario provocatore degli impulsi perversi che lo stesso Grenouille svilupperà - il voler catturare il profumo e l'odore delle donne -, la pellicola assume la direzione di un racconto di formazione piuttosto banale, rendendo di conseguenza ridondante e poco efficace l'impianto tecnico/scenografico messo in piedi dal regista tedesco.
Sulla distanza il film vive proprio della problematica di una trama che non riesce a supportare nella sostanza una forma e una realizzazione assolutamente audaci. Le due ore e mezza della durata del film scorrono così tra geniali soluzioni sceniche, attraverso le quali Tykwer rilancia lo scontro di sensazioni che vive il protagonista, e momenti di stasi narrativa, nelle quali l'effetto dilatante di una delle realizzazioni più costose del cinema tedesco si amplifica fino (quasi) alla noia. Lo script si propone di sopperire a questa mancanza invertendo a più riprese il punto di vista della narrazione - con effetti che spesso disorientano lo spettatore -, e tentando di riempire così i vuoti di un personaggio non parlante. Così Grenouille passa a più riprese da protagonista puro dell'azione a semplice comprimario, antagonista, prima del profumiere Baldini, poi del piccolo nobile Antoine Richis (Alan Rickman).
Profumo - Storia di un assassino si pone, in definitiva, come un tentativo alquanto ambizioso di rendere un film muto nell'epoca del sonoro, tentativo che, salvo pochi, riusciti momenti, si sgonfia in una pellicola ridondante e, a tratti, pretenziosa. D'altronde, fin dalla partenza, la coppia Suskind/Tykwer sembrava male assortita.
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