Emanuele Crialese
Nuovomondo
di Davide Vanni





Sicilia, inizi del Novecento. Un piccolo villaggio rurale.
Un uomo e un padre, Salvatore Mancuso, sta per prendere la decisione che cambierà la propria vita e quella dell'intera famiglia, i due figli e l'anziana madre. Restano gli ultimi dubbi, le ultime paure, ma tutto sembra ormai chiaro nel cuore e nella mente di Salvatore: l'America. Affrontare il lungo viaggio che li porterà nel Nuovo Mondo, laddove tutto appare bello e grandioso, laddove il lavoro non manca, così come la terra dove mettere su casa, lasciare la miseria e la meschinità del presente per rincorrere ciò che rimane ancora un sogno. Salvatore decide. Vende tutto quello che possiede e non guarda più indietro, non arretra di un passo e, come un mulo, trascina i suoi cari lungo il viaggio attraverso "il grande Alberto", come chiama lui l'oceano. La traversata si rivelerà estenuante e travagliata, ma riserverà anche un felice incontro per Salvatore, sempre più vicino alla realizzazione del suo sogno. All'arrivo nel Nuovo Mondo tutto è avvolto dalla nebbia e la famiglia Mancuso, come tutti coloro che si sono imbarcati per cambiare vita, si trova rinchiusa nel purgatorio delle prove fisiche/psicologiche, il cui buon esito garantisce il diritto al vero approdo nella terra promessa. Una pietra bianca in primo piano, pietre bianche sullo sfondo. Una mano, poi un'altra, fanno presa sulla roccia. Due uomini scalzi salgono la collina rocciosa con una pietra in bocca. Due uomini minuscoli rispetto alla vastità di un mondo duro e spoglio. Tutto intorno, religioso silenzio.
L'ultimo film di Emanuele Crialese inizia lento, silenzioso (fatta eccezione per i versi animali di Pietro), un silenzio che dura a lungo e al cui interno ci vengono presentati i protagonisti della storia: la famiglia Mancuso e le due ragazze che si imbarcheranno con loro per il Nuovo Mondo. Un'introduzione epica, mitologica (esemplari le panoramiche dall'alto), che sa raccontare senza alcun bisogno di parole. Che richiama alla memoria le atmosfere di Respiro, pur rimanendo, e facendoci rimanere, in uno stato di meravigliosa apnea, parente stretta del sogno. La si respira nelle visioni di Salvatore, la si respira nelle sequenze rallentate in cui i personaggi si muovono e vivono come dentro una nuvola, nelle luci rarefatte, e ancora nel momento della partenza, quando la nave si stacca dal molo e nessun grido, nessuna mano alzata in segno di saluto, nessun pianto ne scalfiscono la sacra essenza fatta di silenzio. Tutto il film ne è profondamente permeato. Una realtà, la condizione dell'ingenuo, ignorante, agreste uomo siciliano degli inizi del Novecento, bucata da ogni parte dall'irreale immaginazione onirica, l'America. E anche se non sempre tale convivenza di sentimenti scorre in modo armonico lungo le sequenze, l'alternarsi di reale ed irreale appare talvolta meccanico e forzato, il suo permanere garantisce al film una coerenza e una forza da molto lontane dal panorama del cinema italiano.
Il grande tema dell'immigrazione trova in Crialese un punto di vista reale e surreale nello stesso tempo, in ognuna delle tre parti in cui il film può essere suddiviso: Sicilia, traversata, Ellis Island. Metaforicamente, un passaggio dall'inferno della povertà al purgatorio dell'illusione, un purgatorio apparentemente più duro e incomprensibile dell'inferno (perfetta la scenografia capace di rendere palpabile il freddo e ostile spazio di raccolta degli immigrati), ma necessario per realizzare il sogno. Salvatore (Vincenzo Amato), Angelo (Francesco Casisa) e Pietro (Filippo Pupillo), lo stesso padre e gli stessi figli di Respiro, sembrano incarnare una persona sola, i loro sguardi spesso convergono sullo stesso oggetto, il loro legame familiare è solido e sarà definitivamente sancito dalle parole di Pietro, uscito dal suo mutismo (un'ennesima visione onirica?) al termine della storia. Una famiglia estremamente credibile, con una padre sicuro di sé che ha il compito di tenere nella conchiglia verghiana gli altri componenti di fronte al pericolo e all'incertezza. Alla fine soltanto la madre, ancora profondamente attaccata al suo magico e ingenuo mondo, se ne staccherà venendole meno la forza e la voglia di sopportare il Nuovo Mondo e le sue regole. Per alcuni personaggi l'illusione si trasforma in disillusione come, per esempio, per Rita e Rosa, le due ragazze partite con la famiglia Mancuso e costrette ad accettare ad occhi bassi la proposta di matrimonio di uomini a loro ignoti e sgraditi. Ma questa era l'America ai tempi della grande immigrazione: prendere o lasciare, adeguarsi o ritornare.
Anche Lucy, una donna anglosassone, rischia di essere rimbarcata. È alla ricerca di un uomo disposto a sposarla una volta giunta in America. La scelta sarà veloce. Il suo sguardo, il suo corpo, la sua vita entreranno prepotentemente a far parte della famiglia Mancuso nel tempo di uno scatto. Il suo è un personaggio fluttuante, è la parte per il tutto, capace di racchiudere in sé l'intera atmosfera della storia. I suoi movimenti, i suoi sguardi, sembrano avvolgere in un antico e lentissimo ballo rituale tutto ciò che da lei viene sfiorato. Un personaggio latteo, tanto irreale quanto fisico, che contribuisce al mantenimento di uno stato di sospensione tra sogno e realtà, fino all'ultima sequenza in cui i personaggi "danzano" nelle bianche acque di un fiume di latte.
Il viaggio per ora è terminato. Qualcuno farà ritorno, altri resteranno, grazie ad una smisurata capacità di adattamento che li porterà a superare in modo "creativo" i test più difficili, approdando laddove hanno sempre sognato di approdare.
NUOVOMONDO
(Italia/Francia, 2006)
Regia
Emanuele Crialese
Sceneggiatura
Emanuele Crialese
Montaggio
Maryline Monthieux
Fotografia
Agnès Godard
Musica
Antonio Castrignanò
Durata
120 min