Paul Greengrass
United 93
di Maurizio Ermisino
Quello che è successo a New York e negli Stati Uniti l'undici settembre del 2001 sembrava un film. E invece era la realtà. Mai un evento tanto drammatico era entrato così prepotentemente nelle nostre case: siamo sempre stati abituati a vedere ogni guerra, ogni catastrofe, ogni tragedia, trasformata in fiction. Allora quelle immagini, così nitidamente terribili, non potevano che sembrarci uscite da un film.

Da quel giorno, al cinema, per non turbare le coscienze di milioni di persone, anche ogni piccolo accenno alla tragedia non poteva essere mostrato. Soltanto ora, a quasi 5 anni dagli avvenimenti, il cinema americano inizia a fare i conti con i nudi fatti che accaddero quel giorno: mentre Oliver Stone sta ultimando World Trade Center, che racconterà il drammatico evento newyorkese attraverso la storia dei soccorsi, arriva sui nostri schermi United 93. È la storia del quarto volo dirottato quel martedì di settembre, quello diretto contro la Casa Bianca, che fu l'unico a non centrare l'obiettivo. Grazie al coraggio e all'iniziativa di alcuni passeggeri che, una volta compreso di essere stati coinvolti in una missione suicida, si rivoltarono contro i dirottatori. Una volta tanto, in un film, sappiamo cosa succederà, sappiamo esattamente come andrà a finire la storia. Ma la cosa non nuoce di certo alla suspence del film, anzi è proprio questo che crea una strana tensione nello spettatore, quella della quiete prima della tempesta, quella calma troppo piatta per essere vera. D'altra parte anche Hitchcock diceva che, una volta che sappiamo che una bomba sta per esplodere, la sola idea crea in noi attesa, tensione…
Se l'undici settembre 2001 la realtà ci era sembrata un film, qui il cortocircuito avviene al contrario: è un film che sembra la realtà. Questo grazie alla regia di Paul Greengrass, che si trova ancora una volta alle prese con il terrorismo dopo Bloody Sunday, in cui ci portava nel cuore del sanguinoso scontro tra i militari inglesi e alcuni manifestanti a Derry, in Irlanda del Nord. Anche qui la macchina da presa - spesso a mano - del regista irlandese ci porta nell'occhio del ciclone, si muove come l'occhio nervoso di una persona che guarda in tutte le direzioni. Girato in tempo reale, quasi completamente senza musica, con una fotografia naturale, United 93 sembra quasi un documentario. Ma non è solo per questo che parliamo di cortocircuito realtà/finzione: non essendo noti a nessuno i fatti del volo, si è lavorato sulla loro verosimiglianza. Quella di United 93 non è quindi la realtà, ma qualcosa che si avvicina soltanto ad essa. Alcuni addetti ai centri operativi hanno interpretato se stessi, replicando i loro gesti di quel giorno. Sono stati intervistati i familiari dei passeggeri, sono state ricostruite le loro personalità, le loro telefonate a terra. Quelle in cui danno l'ultimo addio ai loro cari sono struggenti. Così come è indelebile la bagarre finale, con l'aereo che precipita al suolo (in soggettiva): il momento dello schianto è l'ultima cosa che vediamo, prima del buio. Esattamente come chi si trovava sull'aereo.
Notoriamente luglio è un mese in cui in Italia si va poco al cinema. Se c'è un film per cui vale la pena di andare in una sala anche in estate, è United 93.
UNITED 93
(USA, 2006)
Regia
Paul Greengrass
Sceneggiatura
Paul Greengrass
Montaggio
Clare Douglas, Christopher Rouse, Richard Pearson
Fotografia
Barry Ackroyd
Musica
John Powell
Durata
111 min