Emmanuel Carrère
L'amore sospetto
di Umberto Ledda
La struttura narrativa de L'amore sospetto è fondata su un solo elemento di rilancio narrativo, e prende le mosse da un semplice gesto: un uomo, Marc, "classico" borghese parigino, si taglia i baffi. Nulla di particolare, se si esclude il fatto che né la moglie né gli amici se ne accorgono, sostenendo che i baffi lui non li ha mai portati. Marc inizia a credere che sia in atto una cospirazione, ma quando viene a sapere che il padre che gli telefona ogni giorno è morto da un anno e che gli stessi amici che ad inizio film giuravano sull'assenza dei suoi baffi non sono mai esistiti, scoprendo in definitiva di non essere mai stato l'uomo che è stato, scappa ad Hong Kong e cerca, invano, di dimenticare. Se lo spunto si colloca fra Pirandello e Kafka, lo svolgimento è orientato piuttosto a costruire un continuo paradosso percettivo, un labirinto senza uscita dove la realtà non ha più uno statuto certo (inevitabile il paragone con il Lynch delle ultime prove), una discesa nella follia e nell'irrealtà dove non ci si può più fidare di nessuno (I diabolici viene richiamato esplicitamente, Polanski è un'influenza indiretta ma tangibile), nemmeno di se stessi.
Inutile cercare la soluzione dell'enigma, stabilire con certezza il perché di ciò che avviene: Carrère dichiara di non aver mai avuto una spiegazione per i suoi paradossi, né, tanto meno, di aver mai avuto la minima idea di che cosa significassero. L'amore sospetto è soprattutto un gioco di sabotaggio delle percezioni, in cui il protagonista naufraga fra eventi conturbanti ed inspiegabili, dove la sua visione del mondo e del tempo si sgretolano ineluttabilmente. La follia e la normalità sono per Carrère concetti relativi: Marc considera pazza la moglie che si ostina a non credere nei suoi baffi, e solo la conferma esterna lo convince che il matto, invece, è lui (conferma che si rivelerà infondata quando Marc scoprirà che coloro che garantivano per la moglie non sono mai esistiti, mettendo nuovamente in discussione la verità). Lo spettatore è l'unico a condividere la visione di Marc, obbligato com'è a stare dalla sua parte, costretto ad avere i suoi stessi dubbi senza poterli risolvere. La follia di Marc (o di chi gli sta attorno) è pericolosa perché fa a meno di elementi estranei alla normalità: è una follia indistinguibile, è progressiva, si espande fino alla totale dissoluzione delle percezioni e della memoria. Tutto ciò che costituisce il passato di Marc si sgretola, tutto diventa illusorio, la stessa fuga ad Hong Kong, che si vorrebbe luogo assoluto, privo di parole e memoria, si rivela un ulteriore livello di una realtà ormai impazzita, dove il tempo e la memoria perdono senso: e se le strategie dell'inquietudine temporale rimandano con una certa chiarezza a Memento (la tragedia di un passato non univoco ma multilineare, e pieno di variabili incontrollate), il senso di fragilità dovuta all'impossibilità di percepire una realtà insidiosa dietro alle percezioni falsate è accomunabile ad eXistenZ.
Il problema, in un film altrimenti lucido nel mettere in atto le sue strategie di straniamento, sorge quando Carrère cerca di far dimenticare il fatto di non aver mai saputo dove andare a parare: questo fa de L'amore sospetto non tanto un film lucidamente privo di significato, quanto un film inconsapevole della propria direzione, rendendo immotivata la creazione di tutta una rete di simboli e rimandi che tendono ad accentrare e strutturare un senso che in realtà non esiste. Se in uno dei più grandi film a-significanti del nuovo millennio, Mulholland Drive, le marche della messinscena contribuivano a spostare di continuo il baricentro tematico, creando un vero e proprio linguaggio del nonsenso, qui ci troviamo di fronte ad un film inspiegabile, vuoto di senso, ma con un corredo simbolico costituito di segni pieni, vettori di un significato univoco. In L'amore sospetto i simboli sono quelli più ovvi per rendere la discesa nella paranoia del protagonista (su tutti, l'acqua e il cerchio), declinati a volte in maniera insopportabilmente didascalica (la centrifuga, la pioggia sui vetri della macchina che non permette di vedere).
Quello di Carrère è un film con un impianto simbolico orientato a comunicare un significato, pur essendo fondato sull'irriducibile negazione del proprio senso: un paradosso che toglie lucidità, ma costituisce anche un ulteriore tassello di un mosaico escheriano dove nulla torna, e tutto si contraddice.
L'AMORE SOSPETTO
(Francia, 2005)
Regia
Emmanuel Carrère
Sceneggiatura
Emmanuel Carrère
Montaggio
Camille Cotte
Fotografia
Patrick Blossier
Musica
Philip Glass
Durata
86 min