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New York Police Department, ore 8:02 A.M. Jack Mosley (Bruce Willis), un detective dal passato movimentato ormai giunto alla fine della carriera, alcolizzato e sovrappeso, riceve l'incarico di scortare Eddie Bunker (Mos Def), un piccolo criminale dalla facile parlantina con il sogno di andare a Seattle e aprire una pasticceria, fino al tribunale dove, circa due ore dopo, avrà luogo un importante processo. Quello che a prima vista sembrerebbe un gioco da ragazzi si trasformerà in una vera e propria impresa, dal momento che Eddie dovrà testimoniare contro i poliziotti corrotti compagni di Jack, che tenteranno in tutti i modi di eliminarlo prima del suo arrivo in aula. Jack si trova improvvisamente di fronte a una scelta fondamentale: restare fedele agli amici o al proprio dovere? In questa scelta il poliziotto, sull'orlo del tracollo, intravede una scappatoia, la possibilità di "redimersi" dalla sua attuale condizione, e sarà per lui motivo di vita o di morte riuscire ad accompagnare Eddie in tempo per il processo lungo i 16 isolati che separano il carcere dal tribunale. Ciò che ne segue è una corsa frenetica attraverso le strade, i vicoli, gli appartamenti e i tetti di Chinatown per sfuggire allo spietato Frank Nugent (David Morse), l'ex compagno di lavoro di Jack, e al resto della parte corrotta della polizia newyorkese.
16 Blocks, ribattezzato in Italia con il titolo Solo due ore, è l'ultimo lungometraggio del settantaseienne Richard Donner, regista forse più noto per i suoi precedenti film Superman (1978) e la serie poliziesca di Arma letale (1987-1998). Dopo le incertezze di Maverick (1994) e Assassins (1995), puntuali esempi degli eccessi hollywoodiani, che testimoniano una preoccupante mancanza di immaginazione, il regista americano realizza un high-concept movie action stile anni '80, che, tirandosi avanti per foschi e sudici ambienti, finisce tuttavia per perdere per strada il suo ricco potenziale di domande sull'integrità morale di una pubblica istituzione che ha smarrito la propria etica professionale, trasformandosi, nonostante alcuni guizzi di tensione, in un clichè fin troppo familiare.
Tecnicamente Donner dimostra di possedere un'assodata (considerata la veneranda età) competenza nel girare un film d'azione basato sull'unità tempo-spazio-azione, riuscendo anche a trovare gli equilibri necessari grazie ad uno stile di regia lineare e trasparente, un sapiente montaggio ellittico (Steven Mirkovic) e un commento sonoro tambureggiante (Kraus Badelt). Tuttavia, se il tema dell'azione trova uno sviluppo e una resa efficaci, la sceneggiatura tutta azione e poco dialogo di Richard Wenk, debitrice dell'eastwoodiano L'uomo nel mirino (1977) - dove il poliziotto (Eastwood) deve scortare una prostituta (Sondra Locke) testimone chiave di un processo -, non riesce a dare sufficiente profondità all'altro tema centrale del film: la coppia. La coppia multirazziale, unita da un legame forzato, è uno dei motivi ricorrenti del film d'azione fin dagli anni '50 quando ne La parete di fango (1958), di Stanley Kramer, Sidney Poitier è letteralmente "incatenato" a Tony Curtis. E come dimenticare poi, tanto per rimanere ai giorni nostri, le avventure di Mel Gibson e il suo fedele compagno Danny Glover nella serie di Lethal Weapon, diretta dallo stesso Donner?
In 16 Blocks Eddie e Jack sviluppano sì un reciproco rispetto, nonostante le opposte filosofie di vita (per Jack la vita è troppo lunga e le persone non cambiano, mentre Eddie è un ragazzo di strada pieno di ottimismo e fiducioso del prossimo), ma gli incessanti inseguimenti, le sparatorie, le macchine e gli autobus fracassati, finiscono col soffocare lo spazio riservato all'instaurarsi della complicità e dell'affiatamento tra i due protagonisti e con il dare quindi alla coppia una scarsa unità e verosomiglianza. Willis fornisce, in fin dei conti, un'interpretazione assai generosa e sfaccettata del suo nuovo personaggio, qui fragile e "imperfetto" e non più ferreo e indistruttibile come in passato, ma, visto in chiave relazionale, il suo personaggio risulta alla fine troppo introverso (raramente apre bocca), rispetto a chi (Eddie), contrariamente, continua a parlare senza freni, apparentemente senza sapere di cosa stia parlando. Resta lontana quella credibile amicizia tra due individui senza nulla in comune che Donner era stato in grado di raccontare così abilmente nella serie di Lethal Weapon. Degna di nota, infine, l'interpretazione di David Morse (Frank), che, nonostante continui ad interpretare la parte del cattivo, riesce comunque a risplendere in tutte le scene.
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