Constantin Costa-Gavras
Cacciatore di teste
di Andrea Bettinelli
Chi ha familiarità con l'opera di Costa-Gavras, riconoscerà facilmente nel Cacciatore di teste la formula che ha reso riconoscibile a prima vista la firma di questo regista, e che consiste nella fusione tra cinema di denuncia e cinema di genere, nell'innesto di una dimensione politico-civile (alla Ken Loach) all'interno di strutture narrative che mimano apertamente le movenze del thriller e del poliziesco. Ripercorrendo con la memoria la filmografia di Costa-Gavras, colpisce innanzi tutto l'ampiezza del ventaglio tematico affrontato, che spazia dalla corruzione politica (Z L'orgia del potere) ai crimini nazisti (Music Box e Amen), dal problema dei desaparecidos (Missing) a quello dell'etica dei mezzi di comunicazione (Mad City).
Cacciatore di teste mette in scena uno dei nuovi fenomeni di disoccupazione delle società occidentali, vale a dire la perdita di lavoro da parte degli impiegati di mezza età, dovuta alle politiche di delocalizzazione delle aziende. Questa in breve la trama. Bruno Davert è un ingegnere specializzato nella chimica della carta. Sposato, padre di due figli, è impiegato da 15 anni nella stessa azienda e ha raggiunto prestigio e agiatezza economica. Con una decisione improvvisa, però, l'azienda ha deciso di trasferire la produzione dal Belgio in Romania e di licenziare tutto il personale. All'inizio, Bruno è convinto di potersi ricollocare agilmente. Dopo tre anni di inutili colloqui, scopre invece che nessuna impresa ha interesse ad assumerlo. Un sentimento di frustrazione si impossessa di tutti gli aspetti della sua vita, il rapporto con la moglie e la famiglia va in crisi. Per arginare la deriva, Bruno prende una decisione drastica: uccidere tutti i suoi possibili rivali nella ricerca del posto di lavoro.
Tra i produttori del film - tratto da un romanzo di Donald Westlake - figurano i fratelli Dardenne, che in una pellicola del 1999 (Rosetta, Palma d'oro a Cannes) avevano raccontato una vicenda per certi versi simile a quella del Cacciatore di teste. Ma qualcosa è cambiato dai tempi di Rosetta. Nel film dei Dardenne, la posta in palio era la sopravvivenza: Rosetta tradiva l'amicizia perché cercava di sfuggire a una condizione di miseria, l'estrema povertà in qualche modo giustificava la disperazione dei suoi gesti. Nel film di Costa-Gavras il punto critico si è spostato ulteriormente, siamo arrivati a una soglia molto più preoccupante: Bruno uccide non perché abbia bisogno di mangiare, ma per non arretrare di un gradino rispetto al livello sociale acquisito in anni di duro lavoro. In gioco c'è la permanenza all'interno della società borghese, con tutti i suoi simboli: la villetta monofamiliare, l'automobile, le vacanze.
Può darsi che la formula del genere indebolisca un po' le potenzialità di analisi del film. Personalmente, ho sempre pensato che questo fosse il limite del cinema di Costa-Gavras. Eppure va sottolineato come nel Cacciatore di teste il regista sia riuscito a trovare l'equilibrio perfetto tra le esigenze dell'azione e quelle della denuncia, a inserire nella macchina del thriller - senza mai incepparla o rallentarla - un campionario di aneddoti e notazioni ricavate dal mondo del lavoro, tanto che il film finisce per configurarsi come una piccola enciclopedia delle "risorse umane". Non manca proprio nulla: la stesura del curriculum vitae, il colloquio di selezione, l'intervento motivazionale dello psicologo. Tutte queste situazioni sono rappresentate all'insegna di un umorismo nero e feroce. I tic e le formule di rito del campionario vengono spinti fino al limite, dando vita a una specie di teatro o cinema dell'assurdo.
Anche la regia è come sorretta da un'ispirazione ironica, dove l'ironia consiste in un doppio livello di lettura dell'immagine, nel fatto che sullo sfondo vengono inseriti, entro riquadri secondari (un cartellone pubblicitario, una vetrina, il vagone di un TIR, uno schermo televisivo) e secondo la tecnica del surcadrage, notazioni e ammiccamenti che fanno riferimento alla rete ideologica che imprigiona le coscienze: immagini pubblicitarie di forza, vitalità, ottimismo, sensualità, che costituiscono la religione dell'umanità contemporanea e che contrastano con lo stato di desolazione e prostrazione del protagonista, che ha perso autostima e felicità affettiva.
Questo livello ironico-grottesco è fondamentale per comprendere in pieno un film di denuncia in cui tutto è inverosimile e realistico allo stesso tempo. In questo senso, potremmo definire Cacciatore di teste un film di "fantascienza sociale", un esperimento fatto a tavolino in cui il regista ha raccolto gli elementi della sua analisi sociale ed economica e li ha fatti reagire in provetta, divertendosi a portarli alle estreme conseguenze. Per dimostrare la sua tesi di partenza, secondo cui l'individualismo delle società capitalistiche porterà alla distruzione dei rapporti di solidarietà tra le persone.
CACCIATORE DI TESTE
(Francia/Belgio/Spagna, 2005)
Regia
Constantin Costa-Gavras
Sceneggiatura
Constantin Costa-Gavras, Jean-Claude Grumberg
Montaggio
Yannick Kergoat
Fotografia
Patrick Blossier
Musica
Armand Amar
Durata
122 min